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giovedì 23 aprile 2026

Noi, partigiani

‘Ho visto una bambina volare, una bambina, di due mesi. L’ho vista bene. A un certo punto un tedesco l’ha presa e l’ha lanciata per aria, e un altro le ha sparato con il mitra, come fosse un piccione. E io questo l’ho visto con i miei occhi e non lo dimentico. Come potrei? … ‘

di Giovanni Pulvino

La copertina del libro 'Noi, partigiani'

Lauretta Federici, nata a Vinca (Massa Carrara) il 2 febbraio 1937, ha raccontato per il libro Noi partigiani come le SS hanno massacrato il suo paese. L'eccidio è stato perpetrato il 24 agosto 1944, quando aveva sette anni. Alla fine si contarono centosettantatrè innocenti ammazzati. La strage avvenne dopo quella di Sant’Anna di Stazzema ed un mese prima di quella di Marzabotto, 'dove agì la stessa mente assassina: Walter Reder, maggiore delle SS’. … Ecco un breve resoconto di quello che avvenne quel giorno.

‘ … Un ufficiale tedesco ci minacciò di brutto: << Se rifare un’altra volta, veniamo e .. zac>>, fece il gesto del coltello sulla gola. La rappresaglia scattò pochi giorni dopo, anche se non avevano avuto altre perdite. ... Iniziò tutto il 24 agosto. Si vedeva da lontano la colonna di veicoli su tornanti. Arrivò trafelata un’amica di mia mamma: <<Giovanna, vengono i tedeschi, spicciati che bruciano tutto, abbiano visiti i fuochi nei paesi giù>>. Papà non c’era, e per giunta mamma aveva mandato gli altri due figlioli più grandi a prendere l’acqua salata dalla fonte, per cucinare, perché a quei tempi il sale non si trovava. <<I miei figli sono giù, ora me li uccidono>>, il primo pensiero è stato quello. Ma per fortuna i miei fratelli sono tornati a casa quasi subito. Mia mamma allora ha preso dei castagnacci che stava preparando e una forma di formaggio, era tutto quello che avevamo in casa. Mia sorella, ancora mi chiedo perché, andò al suo lettino, tirò via lenzuola e coperte e le butto sopra un ciliegio, nell’orto. Scappammo, io cercavo di tenere il passo con gli zoccoli di legno ma su per i boschi non ce la facevo, e allora lì lasciai lì e andai a piedi nudi, in mezzo ai castagni, con tutte quelle spine. Ho camminato così fin lassù, al Mandrione, il recinto dove mettevano le pecore a dormire. Lì ritrovammo gli altri del paese che erano riusciti a scappare, come noi. Non tutti, purtroppo: i vecchi e i malati erano rimasti a Vinca. C’erano pure delle ragazze, le invidiavo per le scarpe, che io non avevo più. L’angoscia era la mancanza di mio padre, ancora disperso chissà dove. E l’attesa della morte, perché i tedeschi risalvano come i cacciatori con la selvaggina. Dormimmo all’addiaccio, intanto che gli adulti ascoltavano le notizie terribili portate dagli ultimi arrivati. I nazisti avevano delle guide che gli indicavano dove cercare. Si sentiva parlare carrarino, di sicuro erano spie fasciste. Il secondo giorno finalmente arrivò il babbo e ci disse: <<Andiamocene sulla montagna, che conosco un rifugio e lì forse possiamo salvarci>>. Ma, dovendo attraversare un ravaneto, una specie di ghiaione, dall’altra parte, vedemmo dei tedeschi davanti a una capanna. Per fortuna c’era una siepe. Siamo rimasti nascosti lì dietro per tutto il giorno. Davanti alla capanna, con i tedeschi, c’erano delle ragazze. Una teneva un bebè in braccio. I tedeschi le spingevano e ridevano. A me pareva che giocassero insieme. Ma poi vidi uno di loro afferrare il neonato – ho saputo dopo che era una bimba di due mesi – e lanciarlo in alto, mentre l’altro prendeva la mira e gli sparava. Dopo di che hanno ammazzato anche le ragazze, sotto i nostri occhi. Quando è calata la notte, mio padre ha trovato la grotta che conosceva e lì siamo rimasti fino alla fine della strage, fino al 27 agosto 1944. Non ci siamo mossi, non abbiamo cioè fatto l’errore di molti paesani che, dopo il primo giorno, pensando fosse finita sono tornati a casa per recuperare qualcosa da mangiare. I tedeschi avevano fatto finta di andarsene, ma in realtà lì stavano aspettando. E non volevano fare prigionieri. Alla fine si sono contati almeno centosettantatrè paesani di Vinca ammazzati. Un paese distrutto. Non si accontentavano di ucciderli, li seviziavano. A una donna incinta hanno aperto la pancia e tirato fuori il feto per vederlo. Un’altra donna l’hanno infilata con un palo. Cose atroci hanno fatto. Pure quelli del Mandrione li hanno uccisi tutti, e delle ragazze che stavano lì con noi si sono trovate solo le scarpe, ma lontano. Quando siamo tornati a Vinca, piano piano, pieni di paura, abbiamo visto i corpi buttati per strada, poverini. Cominciavano a puzzare perché era agosto, faceva caldo, tanto caldo. I paesani hanno dovuto accendere dei fuochi e bruciarli sul posto. Non c’era la possibilità di seppellirli. L’odore di carne bruciata non se ne andava più. E non avevamo neanche più una casa., incendiata pure quella, come le altre.’ …

Fonte ‘Noi, partigiani’. Memoriale della Resistenza italiana. A cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi. Editore: Feltrinelli

venerdì 17 aprile 2026

'Non so se i nazisti hanno un'anima'

' ... Adesso è tutto diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.'

di Giovanni Pulvino

'Non so se i nazisti hanno un'anima'
. E' questa la frase con cui si conclude uno dei racconti del libro dei MCR 'Nati per la libertà'. Il testo narra, come nella canzone 
'La guerra di Piero' di Fabrizio De André, l'orrore provato da un partigiano nel momento in cui provoca la morte di un soldato nemico. Ecco la sintesi.

‘Ricordo cosa significa vedere l’istante in cui la vita abbandona il corpo di un uomo, vedere i suoi occhi spalancarsi e il suo corpo accasciarsi al suolo a pochi metri da te. Era un nemico, un maledetto nazista, ma pur sempre un uomo. Ricordo la sensazione di vuoto, il silenzio che arriva improvviso, l’odore di polvere da sparo che si unisce all’odore del sangue che esce dal suo petto, le mani che ti tremano, il vomito che ti sale in gola e le lacrime che cercano di scendere dai tuoi occhi; il suo corpo per terra davanti a te tra le foglie, anche lui con una mano sul suo fucile, sono solo stato più veloce e più fortunato. Soli in mezzo a questo bosco, forse anche lui in ricognizione come me, anche lui più o meno della mia stessa età, solo dalla parte sbagliata. All’inizio pensavo anche io come tanti che Mussolini fosse una brava persona … poi ho capito, mi ci sono trovato faccia a faccia con il fascismo, quello vero. Ho perso il mio migliore amico portato non so dove in un campo di lavoro solo perché di religione ebraica, l’arroganza e la prepotenza, ho visto persone prese a randellate per non aver rispettato il coprifuoco … Adesso è tutto diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.’

Fonte 'Nati per la libertà dei MCR

mercoledì 23 aprile 2025

Cosa si celebra il 25 aprile?

'Vorrei vedere chi oserebbe dirmelo in faccia che preferiva cosa fecero le SS e non i partigiani', Alessandro Barbero


Video da YouTube

‘Il 25 aprile non si celebra soltanto l’insurrezione dei partigiani, che hanno liberato le città italiane, si celebra la fine della guerra, la sconfitta dei tedeschi, la distruzione della tirannia nazifascista. Questo si celebra il 25 aprile e si celebra il fatto che grazie all’insurrezione dei partigiani, l’Italia che quella guerra l’aveva cominciata dalla parte sbagliata, dalla parte vergognosa, dalla parte di quelli che poi hanno fatto le camere a gas e i forni crematori, l’Italia, almeno un pezzo d’Italia, è riuscita a combattere e anche a morire stando dalla parte giusta. Allora quelli che oggi non si vogliono dire antifascisti e non vogliono celebrare il 25 aprile mi piacerebbe chiedergli: ma dimmelo in faccia. Se tu preferivi che gli americani la perdessero la guerra? Che le Nazioni Unite perdessero la guerra? Che vincesse Hitler? Che vincessero quelli delle camere a gas? Perché se è così puoi anche non andare a celebrare il 25 aprile, dimmelo in faccia però. Vorrei vedere chi oserebbe dirmelo in faccia che preferiva cosa fecero le SS e non i partigiani', Alessandro Barbero.


mercoledì 24 aprile 2024

MCR - Oltre il ponte

'Il fascismo non è un'opinione, è un crimine'.

Che tristezza vedere quel braccio teso. Cento anni di storia non ci hanno insegnato nulla? La vita non ci ha insegnato nulla?

E che tristezza questo popolo italiano immemore e volgare.

Sarebbe stato meglio non dover vedere ancora una volta tutto questo. 

Cento anni dopo siamo ancora lì, ma come si fa ad essere fascisti.

di Giovanni Pulvino


Video da Yuotube

OLTRE IL PONTE
Italo Calvino e Sergio Liberovici

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna.
La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

domenica 6 novembre 2022

Cento anni dopo siamo ancora lì, ma come si fa ad essere fascisti

‘Il fascismo non è un’opinione, è un crimine’, Giacomo Matteotti

di Giovanni Pulvino

La marcia a Predappio 28 ottobre 2022
(foto da theguardian.com)

Che tristezza dover continuare a vedere persone che inneggiano al Duce. La convinzione con cui lo fanno non ammette dubbi: sono fascisti. Ma come si fa.

Il loro idolo è ancora Benito Mussolini, si proprio 'Lui', il 'Capo' che cento anni fa ha incitato gli italiani più ingenui alla cultura dell’odio, che ha fatto largo uso delle squadracce della morte, che ha fatto torturare ed uccidere Giacomo Matteotti e decine di migliaia di altri oppositori politici, che ha fatto approvare le leggi liberticide e quelle razziali, che ha portato l’Italia o come direbbe Giorgia Meloni la Nazione in guerra provocando la morte di milioni di italiani e la distruzione del Paese. 

Ma come si fa.

Che tristezza vedere i bambini costretti a 'marciare' con i loro genitori nel vano ed inutile tentativo di rinnovare in quegli adolescenti il sentimento di disprezzo verso tutto e tutti così come avvenne malauguratamente con i nostri nonni un secolo fa.

Oggi come allora la ‘marcia’ sembra una ‘buffonata’, una goliardica rimpatriata di fedelissimi, eppure sono di nuovo lì, ancora, uomini e donne senza logica, senza motivazioni, nell’illusione di tornare al passato, quello più buio, più nero, quello che non ha tempo e luogo, ma per fare cosa?

Che tristezza tanto risentimento verso l’altro, verso l’immigrato ma, s’intende, solo se è di colore, o semplicemente verso chi la pensa in modo diverso, come se quella del Duce fosse sempre e comunque la verità assoluta.

'Il fascismo non è un'opinione, è un crimine'.

Che tristezza vedere quel braccio teso. Cento anni di storia non ci hanno insegnato nulla? La vita non ci ha insegnato nulla?

E che tristezza questo popolo italiano immemore e volgare.

Sarebbe stato meglio non dover vedere ancora una volta tutto questo. 

Ma come si fa ad essere così, ad essere fascisti.