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martedì 1 novembre 2022

Il governo Meloni ‘premia’ i sanitari no-vax

È la solita 'Italietta', il primo provvedimento del governo Meloni premia la ‘furbizia’ e penalizza la serietà

di Giovanni Pulvino

A sinistra un infermiere, a destra Giorgia Meloni - (Foto da it.wikipedia.org)

Il primo atto del nuovo Governo dà ragione ai medici che non si sono voluti vaccinare. Il loro reintegro è un paradosso tutto italiano. Quando nelle corsie dei nostri ospedali si moriva di Coronavirus questi sanitari hanno fatto di tutto per essere esentati. Non vaccinandosi non solo hanno rappresentato un cattivo esempio scoraggiando i cittadini ad immunizzarsi, ma hanno messo a rischio la vita dei loro pazienti ed hanno costretto i loro superiori a spostarli o a sospenderli, limitando così le probabilità di essere contagiati.

Ora non solo sono stati reintegrati, ma si chiede anche di non utilizzarli nei reparti ad alto rischio. Lo scopo sarebbe quello di non mettere in diretto contatto i pazienti fragili con i medici e gli infermieri non immunizzati al Covid-19. Nei reparti dove più alta è la possibilità di contagiarsi devono continuare ad andare i sanitari che invece si sono vaccinati. Quelli cioè che hanno un alto senso del dovere e che considerano la loro professione come una missione.

Curnuti e vastuniati’ si dice in Sicilia.

È la solita 'Italietta'. Questo provvedimento non sorprende. Si premia la ‘furbizia’ e si penalizza la serietà. Ancora una volta si irride chi ha il senso del bene comune e si gratifica, invece, chi pensa solo a sé stesso.

È la logica dell’individualismo e non sorprende che questo sia uno dei primi atti normativi emanati dal nuovo Governo. È solo l’inizio. Si prendono provvedimenti immediati per impedire a poche centinaia di ragazzi di ascoltare musica in un capannone, ma non si interviene se in quei capannoni si muore di lavoro o se due mila cittadini sfilano pubblicamente inneggiando al Duce e al fascismo.

No, non è un buon inizio di legislatura, ma era tutto scontato. 


martedì 30 marzo 2021

Medici ‘No vax’: sospensione, trasferimento o licenziamento?

Medici ‘No vax’: non facciamo l’errore di penalizzare ancora una volta chi si comporta in modo corretto e serio ed opera per il bene comune, premiare i furbi non è mai una buona cosa

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da primadituttomantova.it

A Brindisi 400 sanitari ‘No vax’, a Lecce altri 200, a Fiano Romano, cittadina a nord di Roma, un’operatrice che non ha voluto immunizzarsi ha contagiato due colleghi ed ha scatenato un focolaio nella struttura Rsa dove lavora. Dei 27 positivi al Coronavirus nessuno ad oggi è in condizioni gravi, in molti avevano già fatto il vaccino. Ora si teme per coloro che ancora non sono stati immunizzati

L’articolo 32 della Costituzione sancisce: ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività... Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge’. La questione è: tutelare la salute e l’interesse collettivo o garantire il diritto individuale dei medici e dei sanitari 'No vax'? Deve prevalere cioè l’interesse pubblico o quello privato? Nel 2017 la Consulta stabili ‘non irragionevole’ limitare la libera autodeterminazione per la ‘tutela degli altri beni costituzionali’, tra questi c'è, ovviamente, la salute dei cittadini.

Un medico non può e non deve mettere in pericolo la vita di un suo paziente. Prima di iniziare la professione i sanitari si impegnano a ‘…perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, …. di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona …’.

Ognuno di noi ogni giorno deve decidere se vivere pensando solo al proprio ego o nella consapevolezza che l’esistenza altrui è altrettanto importate quanto la nostra. Le convinzioni personali non devono intralciare o condizionare il nostro operato quando questo incide nella sfera sociale altrui. Per i sanitari non ci possono essere mezze misure. Chi non accetta questi principi etici e deontologici non può svolgere la professione di medico o di infermiere.

Non solo. Chi ci garantisce che sia solo un problema di tutela della salute? Nulla esclude che essa sia una strategia volta ad ottenere il trasferimento per svolgere un’altra mansione, magari meno gravosa o una sospensione retribuita.

Non facciamo l’errore di penalizzare chi si comporta in modo corretto e serio ed opera per il bene comune. Premiare i furbi non è mai una buona cosa.

Fonte wikipedia.org