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mercoledì 1 settembre 2021

Forza Italia è destinata a rimanere ‘orfana’

È da tempo che Silvio Berlusconi tenta di designare un suo successore alla guida di Forza Italia e del Centrodestra. L’ultimo tentativo, subito naufragato, è stato quello del presidente del Coni, Giovanni Malagò

di Giovanni Pulvino

Silvio Berlusconi, Angelino Alfano, Gianfranco
Fini, Stefano Parisi e Giovanni Toti

Era il 22 aprile del 2010 quando durante la direzione nazionale del Popolo della Libertà ci fu un duro scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il primo gridò: ’Gianfranco se vuoi fare politica dimetti (Fini era presidente della Camera), vieni a farla nel Partito’. Dalla platea si alzò il secondo che rispose: ’Altrimenti che fai? Mi cacci’.

Il tentativo dell’ex leader di Alleanza Nazionale di diventare l’erede di Silvio Berlusconi finì così, con un’inutile invettiva.

Nel 2011 fu la volta di Angelino Alfano. Quell’anno il fondatore di Mediaset fu costretto a dimettersi da presidente del Consiglio e da Forza Italia. Alla guida del partito fu chiamato proprio Angelino Alfano. Quell’esperimento durò appena un anno. Silvio Berlusconi lo liquidò con una dichiarazione sprezzante:’ Alfano è bravo, gli vogliono tutti bene, però gli manca il quid’.

Ad un certo punto la candidata ideale a succedere a Silvio Berlusconi sembrò essere la figlia Marina. Era il 2013. Ma, dopo diversi tentennamenti, all'interesse politico prevalse quello economico delle aziende di famiglia. Nel 1994 Silvio Berlusconi è ‘sceso in campo' per garantire un futuro a Mediaset. E tra la politica e le aziende ha  scelto sempre queste ultime.

Nel 2016 toccò a Stefano Parisi. Manager ed uomo di Confindustria, sembrava essere l'uomo giusto, ma subì due cocenti sconfitte elettorali. La prima a sindaco di Milano e la seconda a governatore del Lazio. ‘Parisi cerca di avere un ruolo nel Centrodestra, ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo", dichiarò Silvio Berlusconi.

Nel 2020 Giovanni Toti per conquistare la leadership del partito propose le primarie. Insieme con Mara Carfagna era stato nominato coordinatore di Forza Italia, ma a prendere le decisioni era sempre Berlusconi che, infatti, blocco tutto. Nel 2021 il governatore della Liguria ed il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro hanno fondato un altro partitino: ‘Coraggio Italia’.

Pochi giorni fa l'ex Cavaliere ha incontrato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, per designarlo a capo di Forza Italia. Tutto inutile.

L’idea del partito unico del Centrodestra, ribadita più volte nelle ultime settimane da Silvio Berlusconi e da Matteo Salvini, ha un solo scopo: bloccare l'ascesa politica di Giorgia Meloni. Nella sostanza è un’altra bocciatura.

I ‘delfini’ sono ancora tanti, ma trovare un erede è praticamente impossibile.

Per affinità caratteriali e politiche l’unico che potrebbe ricoprire quel ruolo è Matteo Renzi, ma è un’ipotesi impraticabile. L’elettore moderato, ha più volte sottolineato il leader forzista, non capirebbe e comunque non voterebbe mai un ex segretario del Partito democratico.

Forza Italia è destinata a rimanere ‘orfana’. Per come è nata e per come è strutturata non può avere un ‘Capo’ che non sia Silvio Berlusconi.

È la logica del leaderismo e del sovranismo. Della politica autoreferenziale e mediatica, degli interessi personali e del profitto, dell’individualismo senza se e senza ma.

La Destra, prima o poi, si darà un nuovo leader, ma, questo è certo, non potrà essere designato da Silvio Berlusconi.

sabato 21 agosto 2021

Calcio e Tv, la Rai esclusa da tutto

Una volta per guardare i gol della domenica dovevi sintonizzarti su un canale della Rai, oggi puoi vederli in diretta, ma solo sulle emittenti private e, in gran parte, a pagamento

di Giovanni Pulvino

Il calcio è lo sport degli italiani. Una volta potevi guardare i gol e le sintesi solo sui canali della Rai. Novantesimo minuto, la Domenica sportiva, le dirette della Coppa Italia e di tanti altri eventi internazionali e non solo.

Con l’arrivo delle emittenti private è cambiato tutto.

L’azienda pubblica è un colosso per numero di dipendenti e per costi di produzione, ma è la cenerentola nella trasmissione di eventi sportivi in diretta, che, come si sa, sono i principali catalizzatori di telespettatori ed introiti pubblicitari. In più è l’unica a cui siamo obbligati a pagare il canone.

Alla Rai rimangono solo le partite della Nazionale, ma non sono più una sua esclusiva. Questi eventi si possono vedere anche sulle emittenti private.

Si dice che è troppo oneroso acquistare i diritti degli eventi sportivi, ma Mediaset, che non ha il canone, come fa a sostenere i costi di trasmissione in chiaro della Coppa Italia e di una partita a settimane della Champions League? Perché l'azienda pubblica si autoesclude da questo mercato?

Gli sportivi che vorranno vedere in Tv o sulla Rete il campionato italiano e le principali competizioni europee dovranno pagare i colossi del satellite ed ora anche del web. 

La stagione 2021/22 rappresenta una vera rivoluzione per televisione ed internet.

Dopo diciotto anni Sky (satellite) trasmetterà in co-esclusiva solo tre partite a giornata del campionato di Serie A. I tifosi potranno vedere tutti gli incontri solo in streaming (web) su Dazn. L’azienda britannica ha stipulato un accordo di partnership con Tim Vision, la Tv internet della Tim. Il campionato di Serie B andrà in diretta, oltre che su Dazn e Sky, anche sulla piattaforma web di Helbiz, azienda italo-americana di monopattini elettrici.

Mediaset ha acquistato 121 su 137 match della Champions League. 17 di queste e la finale saranno trasmesse in chiaro da Canale 5, le altre a pagamento su Infinity. Con Prime Video anche Amazon trasmetterà sulla Rete sedici gare del mercoledì sera di Champions, ovviamente saranno a pagamento.

I campionati esteri andranno in onda sui canali di Sky, Dazn e Tim Vision, mentre Mediaset si è assicurata l’esclusiva della Coppa Italia.

E la Rai? Nulla, a parte il chiacchiericcio dei tanti giornalisti ed opinionisti. Ormai l'azienda pubblica è un colosso dai piedi d’argilla. Tutte le volte che un amministratore delegato un tantino rigoroso tenta di ristrutturare i palinsesti per ridurne i costi, arrivano gli stop dei politici che invocano la libertà di stampa. 

Se non si rompe il legame tra partiti ed azienda la rinuncia ad acquistare i diritti degli eventi sportivi continuerà ad essere una scelta inevitabile.

Chi non ha fatto l’abbonamento a Sky, ad una delle piattaforme web o non può accedere a questi canali (zone bianche), potrà solo ascoltare la Radio e seguire lo spezzatino di partite su Tutto il calcio minuto per minuto, una delle poche trasmissioni che vale la pena continuare a seguire sui canali dell’azienda pubblica.