mercoledì 7 ottobre 2015

Giro ‘d’Italia’, ancora una volta escluse dal percorso Sicilia e Sardegna

La 99esima edizione del Giro ‘d’Italia’ si svolgerà dal sei al ventinove maggio del 2016. Il via sarà dato ad Apeldoom nei Paesi Bassi e l’arrivo a Torino, ma anche quest’anno gli organizzatori non hanno previsto tappe nelle due isole maggiori

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il percorso del Giro d'Italia 2016 - (da gazzetta.it)
Ancora una volta il Giro ‘d’Italia’ esclude dal suo percorso la Sicilia e la Sardegna e gran parte delle regioni del Sud Italia. Gli organizzatori della seconda corsa ciclistica a tappe più importante al mondo hanno deciso di far partire la competizione dall’Olanda, dove si svolgeranno tre tappe, e di ridurre al minimo la presenza nelle strade delle città meridionali.  Delle ventuno tappe previste solo la quarta, quella da Catanzaro a Praia a Mare, la quinta con arrivo a Benevento e la sesta con partenza dal Comune di Ponte ed arrivo a Roccaraso in Abruzzo, percorreranno le strade del Sud. Dieci si svolgeranno nelle regioni del Nord e le rimanenti cinque nell’Italia centrale. L’arrivo è previsto a Torino il 29 di maggio. Nulla nelle due isole maggiori.
Il Giro in tutta la sua storia solo tre volte ha percorso le strade della Sardegna, l’ultima nel 2007 in occasione del bicentenario della nascita di Garibaldi e tredici quelle della Sicilia, l’ultima nel 2011. La presenza di due campioni come Fabio Aru, sardo, e Vincenzo Nibali, siciliano, non è sufficiente per convincere gli organizzatori ad includere nell’itinerario della Corsa ‘rosa’ le strade delle due isole.
Vincenzo Nibali e Fabio Aru
Il Giro, come tutti i grandi eventi, non è solo un’importante competizione sportiva, ma è anche e soprattutto un eccezionale strumento di promozione del territorio e della sua economia. Ed è evidente che l’esclusione delle regioni del Mezzogiorno non è casuale ma è una precisa scelta 'politica', si ritiene cioè che realizzare eventi di rilievo internazionale ed investire risorse al Sud sia inutile.
Non solo, prevedere l’arrivo nelle strade delle regioni del Mezzogiorno di una o due tappe, per altro poco significative dal punto di vista agonistico, è un modo per ‘lavarsi’ la cattiva coscienza, è un concedere le briciole, è come fare l‘elemosina, ma il Meridione ha bisogno di ben altro ed ora è giunto il tempo, anche per gli organizzatori del Giro, di ‘cambiare verso’.