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lunedì 12 ottobre 2015

Presi i presunti killer di Cocò Campolongo, ennesima vittima innocente della criminalità organizzata

Il bambino di appena tre anni è stato ucciso e bruciato in un’auto insieme al nonno e alla sua compagna

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni) 

Cocò Campolongo
Era il 16 gennaio del 2014 quando i due presunti assassini hanno ucciso e bruciato in un'auto a Cassano allo Ionio Cocò Campolongo. Il piccolo era insieme al nonno, il vero obiettivo dei killer, e alla sua compagna, entrambi uccisi nell’agguato.  
Stamane i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza hanno eseguito gli arresti su richiesta della procura distrettuale antimafia di Catanzaro. I due indagati, di cui ancora non si conosce il nome, sono accusati del triplice omicidio di Giuseppe Iannelli, 52 anni, della sua compagna Ibtissam Touss, 27 anni e del piccolo Cocò Campolongo di appena tre anni. I loro cadaveri sono stati trovati carbonizzati all’interno di un’autovettura. Evidentemente i killer, dopo averli uccisi a colpi di pistola, tentarono di cancellare ogni traccia del loro reato bruciando i corpi delle vittime.
Papa Francesco, in occasione dell’Angelus pregò per Cocò e si rivolse agli assassini con queste parole: “Chi ha ucciso un bambino così piccolo con accanimento senza precedenti nella storia della criminalità, si penta e si converta”.
I carabinieri del Comando di Cosenza, illustrando la dinamica dell’agguato, hanno riferito che il nonno di Cocò portava il nipote sempre con sé, lo scopo era di dissuadere i suoi nemici dal compiere agguati nei suoi confronti.
Insomma, il piccolo Campolongo è stato usato come ‘scudo protettivo’ dal nonno, ora è l’ennesima vittima innocente di una criminalità che non si ferma neanche davanti ad un bimbo di tre anni. Al Sud si muore anche così, e non bastano le parole di cordoglio e di rammarico delle Istituzioni, la lotta alle Mafie deve essere una priorità sempre e non solo nelle occasioni più eclatanti.