Negli
ultimi sette anni gli occupati sono diminuiti di oltre 656mila unità, ma i dati dei primi nove mesi del 2015 confermano l’inversione
di tendenza, in particolare nel Mezzogiorno
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Ad
aver subito maggiormente la crisi è stata la Calabria, dove l’occupazione è diminuita del
12,92%, seguita dal Molise (-9,52%) e dalla Sicilia (-9,27%), mentre quelle che
hanno sofferto di meno sono le regioni del Nord, in particolare il Friuli Venezia Giulia che
ha fatto registrare il -4,32%, il Veneto il -4,06%, la Liguria il -3,86% e la
Lombardia lo -0,66%.

Tuttavia,
qualcosa sta cambiando.
Secondo lo studio di ImpresaLavoro il trend positivo iniziato nel 2014 è
stato confermato dai dati del terzo trimestre del 2015. Su base annua l’incremento
è stato di 154mila occupati. Ad
avvantaggiarsi della nuova situazione sono state le regioni del Mezzogiorno. Nell’ultimo
anno sono stati creati nel Sud e nelle Isole 89mila nuovi posti di lavoro, cioè
il 57,9% del totale, mentre al Nord sono stati 34mila ed al Centro 31mila. L’aumento
più significato è stato rilevato in Puglia con un incremento di 23mila200 unità, in Sicilia
con +19mila600 ed in Sardegna con +18mila200. In termini percentuali i
migliori risultati li ha fatti registrare la Basilicata (+3,5%), seguita dalla
Puglia (+3,39%), dalla Sardegna (+3,33%) e dall’Umbria (+2,34%).
Invece,
continua a perdere posti di lavoro la Calabria. Nei primi nove mesi del 2015 ha
fatto registrare un ulteriore calo di 13mila400 unità, rimanendo così l’unica
regione che non sta approfittando del cambiamento della congiuntura economica.