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sabato 2 luglio 2022

Ecco perché il Centrosinistra è tornato a vincere

Le elezioni amministrative del 12 giugno scorso ed il successivo ballottaggio del 26 hanno riportato il Centrosinistra alla vittoria. Non accadeva da tempo, come mai?

di Giovanni Pulvino

Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Premesso che si è trattato di elezioni locali che hanno coinvolto un numero limitato di elettori, che c’è stata un’alta percentuale di astensionismo e che il Centrodestra si è presentato spesso diviso, è comunque evidente la vittoria del Centrosinistra, almeno per il suo significato politico.

Dalla caduta del muro di Berlino con la fine della cosiddetta ‘Prima Repubblica’ e la nascita del berlusconismo non contano più i programmi e le ideologie, ma il carisma del leader. Una forma di populismo non nuova, ma che alla fine del secolo scorso è tornata ad essere dominante sulla scena politica. Ed ancora oggi è così, ma qualcosa sta cambiando.

La sua base economica è il consumismo. Promettere è la parola chiave. La coerenza non è necessaria. Contano l’immagine e la pubblicità. I comizi politici si fanno in tv o sui social, le interviste con il giornalista amico o, comunque, accondiscendente. Il confronto si fa solo se i sondaggi ci danno in svantaggio. Ed è fondamentale avere la proprietà delle televisioni e dei mass media o determinarne la direzione. Questo succedeva con Silvio Berlusconi, poi sono arrivati i suoi ‘emuli’: Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Nati presenzialisti, hanno fondato la loro linea politica sui personalismi, sulle promesse e sulle repentine ‘giravolte’ di opinioni ed obiettivi. Passare dalla Sinistra alla Destra è, per loro, del tutto naturale. Cambiare linea politica è una questione di tempi e di convenienze. Se cadono restano comunque in piedi. I leader non perdono mai, casomai è responsabilità del partito, della tv, degli avversari interni ed esterni, del complotto giudiziario. Ora ci sta provando Giorgia Meloni, che, a differenza degli altri, ha due scheletri nell’armadio: il suo background politico e soprattutto i suoi compagni di viaggio. 

Premesso tutto questo, la mini vittoria del Centrosinistra alle ultime lezioni amministrative rappresenta un cambio di direzione?

Il carisma del leader non sembra bastare più, occorre anche un  gioco di squadra. In fondo è sempre stato così. Specie in un sistema tripolare come quello italiano. I problemi nascono quando ci si divide, quando non si è umili, quando non si fa gruppo, quando il leader non è ‘autorevole ‘ e, comunque, riconosciuto come tale.

Enrico Letta, segretario del Partito democratico, sembra una figura grigia, poco presenzialista, ma forse è propria questa la sua forza. L’apparire ‘debole’ stimola le iniziative e l'importanza del gruppo o come si diceva una volta del partito.

Il Centrosinistra è riuscito ad espugnare Verona perché ha dato spazio a chi vive il territorio e lo fa senza interesse o ‘brama’ di potere. Forse è troppo presto per dirlo, ma i risultati delle ultime elezioni amministrative sono il segno di un cambiamento, di un ritorno alle idee, ai valori, alle comunità. 

sabato 6 aprile 2019

La famiglia 'allargata' di Matteo Salvini

‘La famiglia allargata è un nucleo familiare costituito non solo da genitori e figli legittimi, ma anche, per successiva aggregazione, da soggetti non legati da vincolo parentale e di consanguineità con tutti gli altri componenti’, Treccani

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Salvini al Congresso sulle famiglie - (Foto da agi.it) 

Nei giorni scorsi il leader della Lega, Matteo Salvini, ha partecipato al Congresso sulle famiglie. Il tema dell’incontro era la difesa della famiglia tradizionale. Diversi oratori hanno citato l’art. 29 della Costituzione italiana che stabilisce: ‘La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio’. L’allusione è evidente: ogni relazione non eterosessuale, non orientata cioè alla procreazione, non può essere equiparata alla famiglia. L’interpretazione del testo è di parte ed in ogni caso, non dovrebbe essere utilizzata per proporre la riduzione di diritti acquisiti o per imporre dogmi medievali. 
Le libertà affermate negli anni Settanta con le lotte del movimento studentesco del 1968 e successivamente con quelle operaie dell’autunno caldo del 1969, vanno difese con forza. La legge sul diritto di famiglia, sul divorzio, sull’aborto e di recente sulle unioni civili, sono conquiste da cui non si deve tornare indietro. Eppure, Matteo Salvini che, nella sua qualità di ministro dell’Interno dovrebbe agire nell’interesse collettivo, ha deciso di presenziare e sostenere le tesi oscurantiste propugnate in quel convegno.  
Quei valori e quei principi sono legittimi anche se non sono condivisibili, ma se a sostenerli è una persona che nel concreto agisce in modo completamente diverso da quanto afferma essi diventano incomprensibili e, nello sesso tempo, strumentali ad un interesse individualistico. La coerenza non può essere a giorni alterni o applicata a seconda della convenienza del momento. Tanto più se quel soggetto ha responsabilità istituzionali. 
Un uomo politico che ha un figlio legittimo, un altro concepito con una relazione extraconiugale, che continua ad avere 'storie' affettive al di fuori del matrimonio, non può o meglio non dovrebbe partecipare ad un congresso sulla famiglia tradizionale. Quella di Matteo Salvini è, come la definiscono i libri di scuola, una ‘famiglia allargata’ che non ha nulla a che vedere con quella difesa e propugnata a Verona pochi giorni fa. Il Vicepremier non doveva andare perché i valori affermati nel Convegno non sono la sua pratica quotidiana.  
Allora è lecito chiedersi: perché il Leader leghista è andato a Verona? La risposta è ovvia: è solo propaganda. Il suo scopo è raccogliere consensi e non importa se i suoi atti sono in palese contraddizione con le sue proposte politiche ed il suo operare istituzionale. Del resto ad una parte degli italiani non interessa. Nel corso della storia il ‘popolo’ ha acclamato Mussolini, sostenuto Andreotti, Craxi e Berlusconi, ed ora punta su Salvini, ed in fondo, tra questi, non è il peggiore, almeno così sembra.

sabato 14 maggio 2016

Palermo – Verona e la bufala dei 40 milioni di euro

L’articolo pubblicato dal Corriere dello Sport è un attacco a Maurizio Zamparini? O contro il Palermo ed i tifosi siciliani? Ma forse è solo ‘cattivo’ giornalismo

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

I conteggi fatti nei giorni scorsi dal Corriere dello Sport sulla presunta ‘norma ad squadram per salvare Zamparini’ non sono esatti. L’insinuazione di una possibile ‘combine’ è senza fondamento. Il regolamento approvato dalla Lega il 26 febbraio scorso ha incrementato a 60 milioni di euro l’importo da assegnare alle squadre che retrocedono in Serie B. Le ipotesi possibili, a poche ore dall’ultimo turno di campionato, sono due. Il Verona in caso di sconfitta a Palermo percepirà 25 milioni di euro e ne incasserà altri 15 solo nel caso in cui, al termine del prossimo campionato, non dovesse risalire immediatamente in Serie A. Se invece vince o pareggia a Palermo ed il Carpi pareggia o vince ad Udine farà retrocedere la squadra siciliana percependo in tal caso sempre 25 milioni di euro, ma soltanto dieci se, il prossimo anno, non dovesse risalire subito in Serie A.
La differenza tra la retrocessione o meno del Palermo è, per il Verona, di cinque milioni di euro e non di quaranta. Inoltre se i Rosanero retrocederanno percepiranno 15 milioni di euro. Il vero salvataggio per Maurizio Zamparini sarebbe questo e non la salvezza. Insomma il Corriere dello Sport, in compagnia di altri mezzi di comunicazione, pur di ipotizzare la malafede della Lega, del Palermo e del Verona si è inventato una bufala colossale.
L’affermazione del giornale sportivo è ridicola anche per un altro aspetto. La norma stabilita dalla Lega è sacrosanta. Le squadre di calcio incassano ogni anno per i diritti televisivi oltre un miliardo di euro. Il fatto di utilizzarne sessanta per salvaguardare i bilanci delle squadre che retrocedono in Serie B è necessario ed indispensabile se si vogliono evitare i fallimenti dei club. Inoltre la norma è stata votata da tutte le squadre di Serie A, ma con l’opposizione del Palermo e del Chievo, particolare che il quotidiano romano non precisa.
Se domani il Verona, già retrocesso, vince a Palermo ed il Carpi pareggia o vince ad Udine, già salvo, cosa scriveranno i giornalisti del Corriere dello Sport?