domenica 28 febbraio 2016

Nobel per la Pace agli abitanti di Lampedusa e Lesbo

Cresce il sostegno alla proposta di assegnare a Lampedusa il Nobel per la Pace fatta nei giorni scorsi da Gianfranco Rosi regista del film sui rifugiati ‘Fuocoammare’, girato nell’isola siciliana e vincitore a Berlino dell’Orso d’oro

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Lampedusa - Porto vecchio 1950
'Il Premio Nobel agli abitanti di Lampedusa e Lesbo sarebbe una scelta giusta e un gesto simbolico importante'. L’ha detto Gianfranco Rosi vincitore dell’Orso d’oro a Berlino con il film documentario ‘Fuocoammare’.
‘Loro - ha aggiunto il regista - sono un popolo di pescatori e per questo accolgono tutto quel che viene dal mare. Dobbiamo assorbire anche noi l’anima dei pescatori. Non ho mai sentito nessuno a Lampedusa, a Palermo o a Catania parlare di barriere, le stesse che alcuni stati d’Europa innalzano, vergognosamente, oggi’.
Mistero buffo - 1976
La proposta ha ottenuto l'immediato appoggio di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, che su repubblica.it ha scritto: ‘Che bella idea. Sostengo in pieno la proposta di Gianfranco Rosi di insignire del Premio Nobel per la Pace gli abitanti di Lampedusa e Lesbo. Lo sostengo come abitante di questo mio Paese. Non sarebbe solo un gesto simbolico, ma secondo me anche un riconoscimento concreto, “reale” per quello che gli abitanti di quelle isole del Mediterraneo stanno facendo ogni giorno per la sopravvivenza di altre popolazioni diverse da loro, ma che non per questo considerano “minori”. I lampedusani e gli abitanti di Lesbo hanno dimostrato a tutta l’Europa che si può essere solidali e tolleranti con i migranti, che si può accoglierli senza innalzare barriere e senza che per questo la propria vita venga coinvolta’.
’Certo, - conclude Fo - sono scelte politiche delle nazioni che decidono i destini di questi migranti, ma che il loro primo approccio in Europa sia un contatto umano, un’attenzione, sia cioè nel segno della solidarietà non nel segno della “real politik” mi fa sentire orgoglioso di scoprire dei miei connazionali degni di rappresentarci anche se spesso non lo meritiamo’.

lunedì 22 febbraio 2016

'Agromafie' diffuse da Sud a Nord

Nel 2015 il giro d’affari delle ‘Agromafie’ ha superato i 16 miliardi di euro. Questo è quanto emerge dal quarto Rapporto sui crimini agroalimentari elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

L’indagine ha preso in considerazione la diffusione e l’intensità del fenomeno delinquenziale, le conseguenze degli eventi denunciati ed i fattori economici e sociali. I reati più frequenti rilevati dal Rapporto sono l’usura, il racket, i furti di attrezzature e macchinari agricoli, le macellazioni clandestine ed i danneggiamenti alle colture.
A livello territoriale il controllo criminale del territorio è praticamente totale in Calabria, in Sicilia ed in misura minore in Campania, ma dall’indagine emerge che esso è ‘forte e stabile’ anche in Abruzzo ed in Umbria, nel Grossetano e nel Lazio ed è presente anche al Nord, in particolare in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province lungo la Via Emilia.
L’obiettivo dei clan è di imporre la vendita di determinate marche o prodotti agli esercizi commerciali e, in alcuni casi, indebitarli al punto da costringerli al fallimento per acquisirne, successivamente, la proprietà. In tal modo essi realizzano ingenti guadagni, impediscono la concorrenza e strozzano la libera imprenditoria. Inoltre, le infiltrazioni malavitose compromettono la qualità dei prodotti, provocano l’aumento dei prezzi fino a quattro volte quelli di mercato ed intaccano l’immagine dei Made in Italy.
L’unico aspetto positivo del fenomeno è che, a differenza di quanto avviene all’estero, le informazioni sulle ‘Agromafie’ sono continue e numerose, perché nel nostro Paese esiste un sistema di controlli severissimo. Ed è per questo che, nonostante la diffusione, da Sud a Nord, della criminalità organizzata, i nostri cibi sono sani ed i più sicuri al mondo. 

martedì 16 febbraio 2016

Inps: nel 2015 sono stati creati 606.000 nuovi posti di lavoro

Lo scorso anno il saldo tra assunzioni e licenziamenti è stato positivo per 606mila unità, a sostenerlo è il rapporto pubblicato dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Nel 2015 il numero complessivo di assunzioni nel settore privato è stato di 5.408.804, in crescita dell’11% sul 2014 e del 15% sul 2013. Le nuove attivazioni sono state oltre 2,4 milioni, quelle che beneficiano dell’esonero contributivo sono state 1,4 milioni, cioè il 61% del totale e sono il doppio rispetto al 2014.
A livello territoriale gli incrementi più significativi sono stati nel Nord del paese con un incremento delle assunzioni a tempo indeterminato del 13,2%, mentre nel Centro sono cresciute del 12,3%, al Sud del 7,7% e nelle Isole del 4,0%.
L’aumento è stato determinato principalmente dai contratti a tempo indeterminato, cresciuti di 764mila unità rispetto al 2014, con un incremento del 47%. Stabili, invece, i contratti a tempo determinato, mentre le assunzioni in apprendistato sono diminuite del 20%.
I contratti a tutele crescenti introdotti con il Jobs act hanno beneficiato degli sgravi contributivi di 8.060 euro annui previsti nella Legge di stabilità. Al loro aumento hanno concorso, infatti, sia le nuove assunzioni che le trasformazioni di contratti già preesistenti (+50% per i contratti a tempo determinato e +23% per quelli in apprendistato). Diminuite invece di 158mila unità le altre tipologie di contratti (tempo determinato, intermittente, apprendistato e somministrazione).
Soddisfazione per i dati pubblicati dall'Inps ha espresso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha twittato: ‘+764mila contratti stabili nel primo anno di #jobsact. Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni?’.

domenica 14 febbraio 2016

Gela come Termini Imerese?

Continua da oltre ventitre giorni la protesta della popolazione di Gela a difesa del petrolchimico dell’Eni, ma la vicenda sembra una ripetizione di quanto già avvenuto a Termine Imerese 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Gela (foto wikipedia.org)
Nel gennaio del 2010 il nuovo amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annunciava l’irrevocabilità della chiusura dello stabilimento siciliano. La dismissione si concretizzerà il 31 dicembre del 2011. Tra le tante ipotesi di salvataggio della fabbrica c’era la riconversione per la costruzione di auto elettriche da parte del gruppo italiano DR Motor Company. Ma l’accordo fallisce e dal 1° gennaio 2015 lo stabilimento passa alla newco Blutec. L’azienda ha assicurato pochi giorni fa che entro aprile del 2016 saranno avviati al lavoro i primi 50 operai con il compito di allestire la nuova fabbrica ed altri 200 dovrebbero iniziare a lavorare entro la fine dell’anno, mentre non si sa bene che fine faranno gli altri operari dell’ex stabilimento Fiat e gli oltre 1000 addetti dell’indotto.
Il pertrolchimico Eni di Gela
La vicenda del petrolchimico di Gela sembra una ripetizione di quella di Termini Imerese. Il nuovo piano industriale dell’Eni ha previsto la riduzione della produzione con la chiusura dello stabilimento nella piccola città siciliana, ma con la promessa di riconvertirlo in una green economy. L’accordo stipulato nel 2014 tra l’azienda di Stato, la Regione ed il Governo nazionale prevede, infatti, la ristrutturazione della fabbrica e soprattutto il salvataggio dei posti di lavoro. Intanto, seicento dei settecento operai dello stabilimento sono stati ‘trasferiti’ e milleduecento addetti dell’indotto sono in cassa integrazione.
Insomma, Gela come Termini Imerese, ma con l’aggravante che la piccola città della provincia di Caltanissetta pur di garantire i posti di lavoro ai propri concittadini ha rinunciato al mare pulito, ai boschi verdi e all’aria respirabile. I gelesi, per oltre cinquant’anni hanno accettato di tutto pur di avere e mantenere la fabbrica. Ora, i ritardi nella realizzazione dell’accordo stanno preoccupando i lavoratori e l’intera popolazione.
Lo stabilimento Fiat di Termine Imerese
Riusciranno Gela e con essa la Sicilia a vincere la battaglia del lavoro? La Fiat chiude lo stabilimento di Termini Imerese, L’Eni il petrolchimico, le trivelle nel Mediterraneo non le vuole nessuno e l’eventuale bonifica dell’area costerebbe troppo e per i sindacati sarebbe un salto nel buio.
Ai lavoratori non resta che sperare nel rispetto dell’intesa, ma questa storia assomiglia sempre più a quella di Termini Imerese ed a quella di tante altre realtà del Mezzogiorno che più di ogni altra area geografica del paese stanno pagando gli effetti della crisi e decenni di ritardi e di politiche economiche sbagliate decise sulla 'pelle' dei meridionali. 


martedì 2 febbraio 2016

La mafia è ‘qualcosa da combattere, da disprezzare o evitare con attenzione’

Presentati nell’aula magna del liceo classico ‘Giovanni Meli’ di Palermo i risultati dell’indagine svolta tra gli studenti siciliani dal Centro studi Pio La Torre sul tema ‘Giovani cittadini consapevoli, attivi e responsabili’ 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

L’indagine ha coinvolto circa 400 alunni tra i 16 ed i 21 anni di 14 scuole siciliane. Il 39% di essi ritiene che ‘Cosa nostra’ sia più forte dello Stato, mentre per il 34% sono sullo stesso piano e solo per il 16% è lo Stato ad essere più forte. Per il 76% degli studenti siciliani la mafia è ‘qualcosa da combattere, da disprezzare o evitare con attenzione”.
Secondo Laura Borino, membro del gruppo di lavoro del progetto, “quasi tutti i ragazzi sanno chi sono i giudici Falcone e Borsellino, padre Puglisi, Pio La Torre o, sul fronte opposto, Totò Riina. Più della metà, però, prima dell’avvio del progetto, ha ammesso di non conoscere figure come Antonino Caponnetto, Emanuela Loi, Placido Rizzotto e quasi la metà ignorava chi fosse Rocco Chinnici”.
Alla domanda: ‘Ti è mai capitato di avvertire concretamente la presenza della mafia?’, il 34% degli intervistati ha risposto ‘abbastanza’, il 25% ‘poco’, il 21% ‘molto’. La maggior parte degli studenti ha, poi, dichiarato di avere fiducia negli insegnanti, nei magistrati e nelle forze dell’ordine, rispettivamente con 137, 95 e 57 preferenze. Mentre negli ultimi posti della classifica ci sono i sindacalisti (26), i parroci (10), i politici nazionali (8) e quelli locali (3).
Alla presentazione dei risultati del progetto ha partecipato l’assessore regionale all’Istruzione, Bruno Marziano, che ha dichiarato: ‘Per La mia generazione Pio La Torre è stato un maestro di vita. Egli aveva il rigore di chi credeva in una missione, come la lotta alla mafia. La scuola è il primo presidio di legalità ed è il luogo dove si forma la classe dirigente. Investire nella qualità dell’istruzione è fondamentale’. Ed ha annunciato l’avvio in Sicilia di progetti di ‘alternanza scuola – lavoro anche nei licei, si tratta – ha concluso l’assessore – di una vera rivoluzione nel mondo dell’istruzione’.

sabato 30 gennaio 2016

Università: crollo di iscritti al Sud

Fuga dalle università meridionali, Catania maglia nera con una riduzione del numero di matricole dell’81%

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Università di Catania
In dieci anni 65mila matricole in meno, con un calo del 20% dei diplomati che decidono di continuare gli studi. Di questi, 35mila sono negli atenei del Mezzogiorno. Il numero dei docenti è anch’esso diminuito di 11mila unità, il personale tecnico di 13mila unità ed i corsi di studio sono passati da 5.634 a 4.628. Il finanziamento ordinario delle università è diminuito del 22,5%. Tra le città, Catania è maglia nera con una riduzione del numero di matricole dell’81%. Questi dati emergono da uno studio condotto da ‘Fondazione Res’, Istituto di ricerca su economia e società in Sicilia.
Secondo Giancarlo Viesti, che ha curato il rapporto, ‘l’università delle regioni più deboli va rafforzata al massimo e non progressivamente indebolita, come purtroppo si sta facendo negli ultimi anni’. Essa ‘forma le classi dirigenti, trasferisce tecnologie e saperi. Inoltre, specie nelle aree difficili, è anche un presidio di civiltà’.
‘L’Italia - si legge nel rapporto - ha compiuto, nel giro di pochi anni, un disinvestimento molto forte nella sua università’. Ed ancora: ‘la riduzione della spesa e del personale universitario è stata molto maggiore che negli altri comparti dell’intervento pubblico’.
‘Se continuiamo a perdere capitale umano rischiamo la desertificazione assoluta’, ha dichiarato Ivanhoe Lo Bello, vicepresidente di Confindustria e delegato alle politiche sull’Istruzione, ed ha aggiunto: ’Perdere 65mila immatricolati in dieci anni è un segnale preoccupante, soprattutto al Sud. Abbiamo ragazzi scoraggiati, che non hanno le risorse per sostenersi negli studi. Occorrono un investimento serio e luoghi dove i ragazzi possano risiedere e garantire in questo modo la mobilità a basso costo degli studenti.’

martedì 26 gennaio 2016

Muselmann: ‘uomini in dissolvimento’, destinati a non ‘lasciar traccia nella memoria di nessuno’

Tra i sei milioni di deportati sterminati nei campi di concentramento c’erano i Muselmann, gli ultimi tra gli ultimi, uomini e donne rassegnati alla sorte a cui i nazisti li avevano destinati: le camere a gas 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

“Häftling: ho imparato che io sono un Häftling. Il mio nome è 174517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro”, così Primo Levi definisce, in ‘Se questo è un uomo’, la sua condizione di deportato ad Auschwitz. I brani che seguono, tratti dalla stessa opera, sono un invito alla lettura ed un monito a non dimenticare la Shoah. 
“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo. Che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi, ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi”.
Primo Levi
ARBEITMACHT FREI (il lavoro rende liberi): “Siamo scesi, ci hanno fatti entrare in una camera vasta e nuda, debolmente riscaldata. Che sete abbiamo! Il debole fruscio dell’acqua dei radiatori ci rende feroci: sono quattro giorni che non beviamo. Eppure c’è un rubinetto: sopra un cartello, che dice che è proibito bere perché l’acqua è inquinata. Sciocchezze, a me pare ovvio che il cartello è una beffa, “essi” sanno che noi moriamo di sete, e ci mettono in una camera e c’è un rubinetto, e Wassertrinken verboten. Io bevo, e incito i compagni a farlo; ma devo sputare, l’acqua è tiepida e dolciastra, ha odore di palude. Questo è l’inferno. Oggi, ai nostri giorni, l’inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi di stare in piedi, e c’è un rubinetto che gocciola e l’acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente. Come pensare? Non si può pensare, è come essere già morti. Qualcuno si siede per terra. Il tempo passa goccia a goccia”.
Deportati ad Auschwitz 
La selezione: “Il Blockältester ha chiuso la porta Tagesraum-dormitorio e ha aperto le altre due che dal Tagestraum e dal dormitorio danno all’esterno. Qui, davanti alle due porte, sta l’arbitro del nostro destino, che è un sottoufficiale delle SS. Ha a destra il Blockältester, a sinistra il furiere della baracca. Ognuno di noi, che esce nudo dal Tagesraum nel freddo dell’aria di ottobre, deve fare di corsa i pochi passi fra le due porte davanti ai tre, consegnare la scheda alla SS e rientrare per la porta del dormitorio. La SS, nella frazione di secondo fra i due passaggi successivi, con uno sguardo di faccia e di scheda all’uomo alla sua destra e all’uomo alla sua sinistra, e questo è la vita o la morte di ciascuno di noi. In tre o quattro minuti una baracca di duecento uomini è ‘fatta’ e nel pomeriggio l’intero campo di dodicimila uomini. Io confitto nel carnaio del Tagesraum, ho sentito gradualmente allentarsi la pressione umana intorno a me, e in breve è stata la mia volta. Come tutti, sono passato con passo energico ed elastico, cercando di tenere la testa alta, il petto in fuori e i muscoli contratti e rilevati. Con la coda dell’occhio ho cercato di vedere alle mie spalle, e mi è parso che la mia scheda sia finita a destra”.
La copertina della prima edizione
di 'Se questo è un uomo'.
Ed. De Silva - Torino 1947
I Muselmann: ‘Esistono tra gli uomini due categorie particolarmente distinte: i salvati e i sommersi. Ma in Lager avviene altrimenti: qui la lotta per sopravvivere è senza remissione, perché ognuno è disperatamente, ferocemente solo. Se un qualunque Null Aschtzehn vacilla, non troverà chi gli porga una mano; bensì qualcuno che lo abbatterà a lato, perché nessuno ha interesse a che un ‘mussulmano’ di più si trascini ogni giorno; e se qualcuno, con un miracolo di selvaggia pazienza e astuzia, troverà una nuova combinazione per defilarsi dal lavoro più duro, una nuova arte che gli frutti qualche grammo di pane, cercherà di tenerne segreto il modo, e di questo sarà stimato e rispettato e ne trarrà un suo esclusivo personale giovamento; diventerà più forte, e perciò sarà temuto, e chi è temuto è, ipso facto, un candidato a sopravvivere. Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona “a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto”. Nel Lager, dove l’uomo è solo e lotta per la vita si riduce al suo meccanismo primordiale, la legge iniqua è apertamente in vigore, è riconosciuta da tutti. Con gli adatti, con gli individui forti e astuti, i capi stessi mantengono volentieri contatti, talora quasi camerateschi, perché sperano di poterne trarre forse più tardi qualche utilità. Ma ai mussulmani, agli uomini in dissolvimento, non vale la pena di rivolgere la parola, poiché già si sa che si lamenterebbero, e racconterebbero quello che mangiavano a casa loro. E infine, si sa che sono di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla fila innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una poca intima solitudine, e in solitudine muoiono e scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.’


sabato 23 gennaio 2016

Il Mezzogiorno ha perso 575mila posti di lavoro

‘Il problema dell’occupazione è tutto a carico del Sud’, a sostenerlo, nel corso di un convegno organizzato dal Centro Studi Pio La Torre, è il direttore di Svimez, Riccardo Padovani 

di Giovanni Pulvino (@Pulvino Giovanni)


“Dal 2008 al 2014 il Pil della Sicilia ha perso oltre 13 punti percentuali, contro il Centro-Nord che nello stesso periodo ne ha persi 7,4. Se poi si considera il periodo più ampio che va dal 2001 al 2014, il Mezzogiorno ha subito un calo del 9,4, con la Sicilia in testa alla classifica che ha perso ben 9 punti, mentre il Pil del Centro-Nord è cresciuto dell’1,5%”. A dirlo, durante il convegno su ‘Le leggi di stabilità per il Sud e la Sicilia’ organizzato dall’associazione Pio La Torre, è il direttore di Svimez, Riccardo Padovani, che ha aggiunto: ”Il problema dell’occupazione, poi, è tutto a carico del Sud, perché su oltre 811mila posti di lavoro persi in Italia dal 2008 al 2014, il Meridione ha registrato 575mila occupati in meno, mentre il Centro-Nord si è fermato a 80mila posti in meno, con un impatto negativo sette volte maggiore nel Meridione, e questo richiede una politica strategica. Nel 2015 il tasso di disoccupazione al Centro- Nord è stato dell’8,9%, mentre nel Mezzogiorno è più del doppio, supera, cioè, il 20%. Inoltre, il Pil nazionale nel 2015 è cresciuto dello 0,8% al Centro-Nord, mentre al Sud si è fermato allo 0,1%. Se guardiamo agli investimenti fissi lordi, nel Mezzogiorno sono addirittura diminuiti dell’1%, mentre nel resto d’Italia sono aumentati dell’1,5%”.
Pio La Torre
“Serve una strategia complessiva – conclude Padovani - le piccole misure non possono bastare. Un elemento fondamentale è aver ottenuto dall’Unione europea la possibilità di sforamento della clausola di salvaguardia del 3 per cento, che sblocca 5 miliardi di cofinanziamento che, sommati ai fondi strutturali, fanno 11 miliardi in più da spendere, di cui 7 al Sud, a patto che lo si faccia entro il 2016”.
Alla conferenza ha partecipato anche il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo che, in riferimento al petrolchimico di Gela, ha detto: ”Se non si rispettano gli accordi, dopo i sacrifici dei lavoratori e le ristrutturazioni, i disagi sociali rischiano di diventare problemi. Bisogna reinvestire a Gela, la chimica verde è una speranza del futuro. Dobbiamo coniugare occupazione con sicurezza e ambiente. Adesso ci tocca anche portare avanti una battaglia in Europa che considera aiuti di Stato gli interventi per risanare i siti”.

venerdì 22 gennaio 2016

Migranti: affondati tre barconi, 45 morti, 20 sono bambini

In poche ore tre barconi carichi di migranti sono naufragati nel mare Egeo causando la morte di 45 persone, 20 erano bambini

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il primo affondamento è avvenuto a largo dell’isola Farmakonissi, a borgo dell’imbarcazione c’erano 49 migranti, otto di essi sono annegati, sei erano bambini.
Poche ore dopo un altro barcone è naufragato al largo dell’isola di Kalolimnos. Le persone tratte in salvo dalla Guardia costiera sono state 26, i cadaveri recuperati sono stati 34. Incerto il numero di migranti che erano a bordo, i soccorritori stanno continuando le ricerche.
Infine, una terza imbarcazione è affondata al largo della costa turca di Dydyma, finora sono stati recuperati tre corpi di bambini.

martedì 19 gennaio 2016

Inps: aumentano i contratti fissi, record di voucher in Sicilia

Nei primi undici mesi del 2015 si registrano oltre 2,1 milioni di assunzioni a tempo indeterminato, mentre le cessazioni sono state 1,525 milioni, boom di voucher in Sicilia

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Secondo i dati comunicati dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps tra gennaio e novembre 2015 il numero complessivo di assunzioni nel settore privato è stato di +444.409, cioè il +9,7%. A crescere son stati innanzitutto i contratti a tempo indeterminato (+37%), mentre quelli a termine sono aumentati dell’1,5%, sono invece diminuite le assunzioni in apprendistato (-44.314, cioè -20%). Le trasformazioni dei contratti a termine con quelli a tempo interminato sono state 469.351, con un aumento, rispetto al 2014, del 25,7%.
A livello territoriale i cambiamenti più rilevanti sono avvenuti nelle regioni del Nord, in particolare in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia.
La variazione netta, cioè il saldo tra assunzioni e cessazioni, ha fatto registrare un miglioramento significativo, con un incremento di 365mila unità. A crescere sono stati i contratti a tempo indeterminato, (oltre 450mila in più) mentre sono diminuiti quelli in apprendistato ed a termine.
L’esonero contributivo ha inciso sul totale dei nuovi rapporti di lavoro a tempo interminato. Sulle nuove assunzioni, che sono state 1.640.630 e le trasformazioni 388.454, esso è stato richiesto per 1.159mila rapporti di lavoro, di cui 889mila sono nuove assunzioni e 269mila sono trasformazioni.
L’Osservatorio ha rilevato anche il notevole incremento dei cosiddetti ‘voucher’. Si tratta di strumenti che consentono ai datori di lavoro di regolarizzare il lavoro di tipo accessorio, cioè il lavoro occasionale. I ‘buoni lavoro’ venduti nei primi undici mesi del 2015 sono stati 102.421.084. Rispetto allo stesso periodo del 2014, l’incremento medio nazionale è stato del 67,5% (61.129.111), la regione che ha fatto registrare l’aumento maggiore è stata la Sicilia con il 97,4%, seguita dalla Liguria (+85,6%), dall’Abruzzo (+83,1%) e dalla Puglia (+83%).