giovedì 3 settembre 2015

Con l’abolizione della Tasi a guadagnarci saranno soprattutto i ‘ricchi’

A beneficiare dell’abolizione della Tasi saranno soprattutto i proprietari di case, ville e castelli di lusso, mentre sarà piuttosto limitato il risparmio per i cittadini dei piccoli Comuni del Sud

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato per il 16 di dicembre il ‘funerale’ per la Tasi e l’Imu sull’abitazione principale. Inoltre, di fronte ai dubbi sollevati dall’Ue sull’opportunità di abolire la tassazione sugli immobili, ha rivendicato con orgoglio il diritto del Governo italiano a decidere quali imposte  introdurre o mantenere per garantire i vincoli di bilancio decisi in sede comunitaria.
I continui cambiamenti sulla regolamentazione della tassazione sugli immobili, avvenuti negli ultimi anni nel nostro Paese, sono grotteschi. Prima è stata introdotta l’Ise, subito sostituita con l’Ici, a sua volta abolita e reintrodotta per essere poi rimpiazzata con l’Imu, anch’essa soppressa e poi camuffata con varie sigle, l’ultima è stata la Tasi. Ora il governo di Matteo Renzi vuole cancellarla definitivamente, ma ancora non è chiaro con quali risorse sarà sostituita. Secondo Paolo Zabeo della Cgia di Mestre ‘verranno a mancare 4,6 miliardi di euro di gettito che, per il momento, non sappiamo ancora come saranno reperiti’.
Inoltre, l’utilità economica di cui potranno usufruire i cittadini non è uguale per tutti. Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre le famiglie che beneficeranno dell’abolizione della tassazione sulla prima casa sono 19 milioni. Per i proprietari delle abitazioni con categoria A2 il risparmio sarà mediamente di 227 euro, mentre per i possessori di una villa o di un’abitazione signorile il guadagno sarà di 1.830 euro. I proprietari di castelli risparmieranno addirittura 2.280 euro.
Ovviamente nei piccoli comuni del Sud, dove il valore degli immobili è più basso, anche lo sgravio delle imposte sull’abitazione principale sarà minore. Oltre a ciò, è bene ricordarlo, le imposte patrimoniali non sono progressive e quindi non tengono conto del reddito percepito dal contribuente. Devono cioè essere corrisposte a prescindere dalla capacità contributiva del soggetto passivo.