lunedì 27 agosto 2018

Renzi, Di Maio e Salvini, i professionisti dell’antipolitica

Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono i protagonisti dell’antipolitica italiana. I tre leader, pur appartenendo a partiti con radici ideologiche diverse, hanno numerosi tratti caratteriali e politici in comune: sono populisti, egocentrici e presenzialisti

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni) 


Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio 
Le storie personali e politiche di Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini evidenziano una naturale propensione al protagonismo e all’esibizionismo. Non hanno mai lavorato o quasi. Dicono di combattere la vecchia politica, ma loro stessi sono dei veri e propri professionisti della politica, anzi dell’antipolitica.
La voglia di emergere del ministro dell’Interno e Vicepremier Matteo Salvini matura fin da giovanissimo. Partecipa, ad appena 12 anni, alla trasmissione di Canale 5 ‘Doppio slalom’ condotto da Corrado Tedeschi e nel 1993 a 20 anni a ‘Il pranzo è servito’ presentato da Davide Mengacci su Rete 4.
Inizia l’attività politica frequentando il centro sociale Leoncavallo di Milano. Nel 1990 si iscrive alla Lega Nord di Umberto Bossi, aveva 17 anni e faceva parte dei ‘comunisti padani’. 
Ricopre numerose cariche elettive. E’ stato consigliere nel comune di Milano (1993 e nel 2006), parlamentare europeo per 12 anni (dal 2004 al 2018), eletto alla Camera dei deputati per due mandati (2008 e 2013) vi ha rinunciato per mantenere il seggio al parlamento europeo, il 4 marzo scorso è stato eletto senatore.
Nel 2012 diventa segretario della Lega lombarda, l’anno dopo assume la carica di segretario della Lega Nord. Nel 2014 propone una consultazione referendaria in Lombardia per chiedere l’indipendenza della regione dalla Repubblica Italiana. Poi la svolta nazional-popolare. Stringe l’alleanza con il Front National di Marine Le Pen. Fonda ‘Noi con Salvini’, lista leghista creata per ottenere consensi elettorali nel Centro e Sud Italia. L’anno dopo organizza una manifestazione insieme a Fratelli d’Italia e Casa Pound. Da comunista padano e propugnatore della secessione a leader nazional-populista, Matteo Salvini ha realizzato in pochi mesi una vera e propria metamorfosi kafkiana.
Anche Matteo Renzi manifesta le sue ambizioni da giovanissimo. Nel 1994, all’età di 19 anni, partecipa alla ‘Ruota della fortuna’, vincendo 48,3 milioni di lire (circa 24 mila euro). Figlio di democristiani, si laurea in Giurisprudenza nel 1999. ‘Lavora’ per la CHIL Srl, società di marketing di proprietà della famiglia.
Inizia l’attività politica negli anni del Liceo. E’ un democristiano doc ed ha una naturale repulsione per i partiti e le idee della Sinistra italiana. Nel 1994 contribuisce ai Comitati per l’Italia, nati per sostenere Romano Prodi. Nel 1996 si iscrive al Partito Popolare Italiano. Nel 2001 confluisce nella Margherita. Nel 2004 è eletto presidente della Provincia di Firenze nelle file del Centrosinistra. Nel 2009 è eletto sindaco di Firenze.
Nel 2010 lancia insieme a Giuseppe Civati, l’dea della cosiddetta rottamazione’ che lo porterà alla segreteria del Pd (2013/2017) e alla Presidenza del Consiglio (2014/2016). Nel 2018 è eletto senatore, ma dopo l’ennesima sconfitta elettorale, l’ultima di una lunga serie iniziata nel 2015, si dimette da segretario del Pd. Oggi medita un nuovo ritorno ai vertici del Partito democratico.
Luigi Di Maio, figlio di un dirigente del Movimento Sociale Italiano e successivamente di Alleanza Nazionale, ha fatto una carriera fulminante, una specie di Speedy Gonzales della politica italiana. E' giovane ed è un 'volto nuovo', ma nei modi e nei contenuti ricorda i vecchi politici democristiani, quelli della corrente dorotea che negli Sessanta e Settanta dettavano la linea politica del partito.
Si iscrive all’Università di Napoli Federico II, prima ad Ingegneria, poi passa a Giurisprudenza, ma senza completare gli studi. Pubblicista, ha ‘lavorato’ per un breve periodo come webmaster e come steward allo stadio San Paolo.
Nel 2007 aderisce alle iniziative di Beppe Grillo (Meetup di Pomigliano). Nel 2010 non riesce ad essere eletto nel consiglio comunale di Pomigliano (ottiene 59 voti), ma, nel 2013, con 189 preferenze alle ‘parlamentarie’ del M5s viene candidato edeletto alla Camera dei deputati. A ventisette anni assume la carica di Vicepresidente dalla Camera dei deputati. Alle elezioni del 2018 è il candidato premier del M5s, ed è rieletto deputato. Oggi è Vicepresidente del Consiglio e Ministro del lavoro, delle politiche sociali e dello sviluppo economico. 
Nella Prima Repubblica la politica era intesa e praticata come un servizio pubblico, oggi è un mezzo per fare carriera ed i professionisti dell'antipolitica lo sanno benissimo.



lunedì 20 agosto 2018

Noureddine Adnane ed il 'Manifesto antirazzista'

‘Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi sarà sempre guerra’, Bob Dylan

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da ondarossa.info
Noureddine Adnane era un giovane migrante giunto nel nostro Paese nel 2002. Ormai perfettamente integrato, faceva parte della comunità marocchina del capoluogo siciliano. Venditore ambulante con licenza e permesso di soggiorno in regola, si è suicidato dandosi fuoco il 10 febbraio del 2011 dopo aver subito l’ennesima multa da parte dei vigili urbani di Palermo. Gli agenti della polizia municipale gli avevano contestato il fatto che era fermo nella stessa strada da troppo tempo. Ha lasciato la compagna di ventuno anni ed una figlia di due anni.
Negli ultimi mesi gli atti di razzismo che si sono verificati nell’isola sono stati oltre 45. A certificarlo è l’Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane che, per sensibilizzare l’opinione pubblica, ha lanciato un 'Manifesto antirazzista'. All’iniziativa hanno già aderito numerose associazioni. Ecco i sei punti della proposta:
1. La vigilanza. Chiediamo che la politica, le istituzioni, le forze dell’ordine riconoscano che in Italia c’è un incalzante e diffuso fenomeno di razzismo e che mettano in atto azioni conseguenti che vigilino sui discorsi e atti razzisti e non li consentano per la sicurezza di tutte e tutti coloro che ne sono vittime e per la coesione sociale della nostra comunità.
2. La libertà di movimento. Riconosciamo la libertà di chiunque di muoversi, spostarsi, cercare la felicità, salvare la propria vita o cercare di averne una migliore. Non possiamo non interrogarci sulle cause che portano uomini, donne, anziani e giovani a lasciare le proprie case, i propri affetti e i propri Paesi. Non possiamo non interrogarci su leggi che non esistono o non permettono una mobilità regolare e minori rischi per chi cerca di spostarsi affrontando, nella maggior parte dei casi, viaggi a rischio della propria vita.
3. La cultura e l’educazione. Mobilitiamoci attraverso l’educazione, il diritto e la cultura: tutte e tutti dobbiamo sentire il richiamo di questa responsabilità perché quella verso cui andiamo è una società afflitta da una grave crisi di relazioni e rapporti, che non sarà più capace di interagire al suo interno, figuriamoci mostrare solidarietà all’altro, chiunque esso sia.
4. La politica sull’immigrazione. Denunciamo con decisione le modalità di fare politica che questo governo, irresponsabilmente, sta adottando come tutte le politiche precedentemente messe in atto relative all’immigrazione: direttive, circolari, dispositivi fuori da qualsiasi disegno e immagine di società e governo democratico e civile.
5. Le bufale sui numeri. Smantelliamo questa falsa narrazione su un’invasione che non esiste, sfatiamo il mito — falso — che certe politiche di costruzione di muri portino a una diminuzione degli arrivi perché, guardiamo in faccia la realtà, servono solo a “clandestinizzare”, a rendere più pericolosi i percorsi migratori, servono solo a rendere ancora più forte quel fantasma del nemico che non è nel migrante ma è in un sistema sociale ed economico iniquo. I dati ce lo dicono forte e chiaro: non esiste un’invasione, esiste una cattiva gestione dei flussi migratori, una cattiva gestione della distribuzione di coloro che arrivano, e aumentare il livello di scontro politico in Europa non sta facendo altro che porre l’Italia in una situazione di stallo e di “imbuto”.
6. I diritti di cittadinanza. Lo diciamo dalla Sicilia, dai nostri quartieri che contengono insieme il centro e la periferia: non vogliamo una guerra tra poveri, riprendiamoci il discorso sui diritti e doveri di cittadinanza di tutte e tutti, perché è l’ambiguità sui diritti di cittadinanza che sta spianando la strada alle peggiori pulsioni xenofobe e razziste. La nostra multietnicità è un fatto e soprattutto è una ricchezza per tutta la nostra società e da tutti i punti di vista.
Non saremo complici della stigmatizzazione delle diversità, identificate strumentalmente come fattori di alterazione dell’ordine collettivo.
Non saremo complici di una formulazione razziale delle questioni geopolitiche e di un’economia di rapina.
Non saremo complici del disfacimento della società civile italiana, per questo diciamo e invitiamo tutte a tutti a dire: no al razzismo.

giovedì 16 agosto 2018

Decreto ‘dignità’: la rivoluzione di Luigi Di Maio è una ‘fakenews’

Con il Decreto ‘dignità’ non cambia la condizione di precarietà in cui vivono i lavoratori italiani e non. Tornano i voucher, non è stato reintrodotto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ed i contratti a tempo determinato rimangono senza sostanziali modifiche, ma allora in che cosa consiste la rivoluzione? 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Luigi Di Maio
Ascoltando le dichiarazioni del ministro del Lavoro e vicepremier, Luigi Di Maio, sembra che le norme previste dal cosiddetto Decreto ‘dignità’, approvato pochi giorni fa dal Parlamento, siano rivoluzionarie, ma così non è. Probabilmente il leader grillino fa affidamento sul fatto che la stragrande maggioranza degli italiani non legge e non si informa adeguatamente, ma si limita ad ascoltare gli slogan propagandistici dei leader politici ed i commenti dei cosiddetti ‘opinionisti televisivi’. La lettura del Decreto è per molti un’incombenza un po’ noiosa, ma per costatarne la ‘straordinarietà’ occorre leggerlo. Ecco le novità più significative.
I principali contratti a termine non sono stati modificati, l’unico limite imposto dal decreto è il divieto di rinnovo oltre i 24 mesi, in precedenza era di 36 mesi. Inoltre, si richiedono le causali che potrebbero portare a numerosi contenziosi davanti al giudice del lavoro. Senza le dovute motivazioni, dopo 12 mesi, scatta automaticamente l’assunzione a tempo indeterminato.
La nuova norma non si applica ai dipendenti della scuola. Anzi è stato abolito il limite di 36 mesi per i contratti a termine dei docenti e del personale della scuola a partire dal 2016. Per questi lavoratori la precarietà torna ad essere la regola. Perché due pesi e due misure?
Non è stato reintrodotto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, una delle modifiche sul mercato del lavoro più importanti introdotta dal governo di Matteo Renzi.
Il bonus dei contributi per le assunzioni di under 35 (prima riguardava gli under 30) sarà esteso di un altro anno, cioè fino al 2020. L’esonero dei contributi previdenziali è del 50% ed è riconosciuto per tre anni con un  tetto di 3.000 euro. La copertura è garantita dall’aumento del prelievo erariale sugli apparecchi da gioco.
Il decreto reintroduce i voucher che sono la sublimazione della flessibilità. Potranno essere utilizzati dagli alberghi e dalle strutture ricettive fino a 8 dipendenti e non potranno essere utilizzati per periodi superiori a dieci giorni.
I contratti a termine posti in essere da un’azienda non possono superare il limite del 30% dei contratti a tempo indeterminato.
L’indennità conciliativa per i licenziamenti illegittimi massima passa da 18 a 27 mensilità. 
Prorogato di un anno il contratto a tempo indeterminato delle maestre diplomate prima del 2001-2002, ma sarà trasformato in contratto a termine, in attesa di svolgere il concorso per l’immissione in ruolo che prevede il 50% dalle graduatorie e l’altra metà dal concorso che è riservato ai diplomati magistrali ed ai laureati in Scienza della formazione primaria. Questo significa che in migliaia, dopo decenni d’insegnamento precario o di ruolo, resteranno senza lavoro.
Su slot e gratta e vinci sarà apposto il messaggio ‘nuoce gravemente alla salute’. Inoltre per accedere alle slot e agli apparecchi da gioco sarà obbligatoria la tessera sanitaria. Gli esercizi pubblici, i bar ed i circoli privati che elimineranno gli apparecchi da gioco potranno esibire il logo di Stato ‘no slot’.
‘Le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato … decadono dal beneficio medesimo qualora l'attività economica interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata in Stati non appartenenti all'Unione europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata … In caso di decadenza’ sono soggette ad ‘una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l'importo dell'aiuto fruito’.
Lo Split payment (scissione dei pagamenti) introdotto dal precedente governo per evitare frodi ai danni dello Stato non si applicherà più ai liberi professionisti.
Tutto qua. La rivoluzione di Luigi Di Maio è’ una ‘fakenews’, nient’altro. Con queste poche e limitate innovazioni è certo che i precari rimarranno flessibili, malpagati e senza tutele adeguate, i disoccupati continueranno a cercare, spesso inutilmente, un’occupazione ed il mercato del lavoro rimarrà tale e quale: ingiusto e diseguale. Ma dov’è la rivoluzione?

mercoledì 1 agosto 2018

Anche gli immigrati lasciano il Sud

La crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha consentito di recuperare solo parzialmente quanto disperso dalla crisi, a sostenerlo sono le Anticipazioni del Rapporto Svimez 2018 sull’economia e la società del Mezzogiorno

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


Foto da svimez.it
Nel 2017 nel Mezzogiorno il Pil è aumentato dell’1,4%, lo 0,6% in più rispetto al 2016. La ripresa è stata trainata soprattutto dagli investimenti privati (+3,9%). Tuttavia, rispetto ai livelli pre-crisi il dato rimane inferiori del -31,6% (al Centro-Nord del -20%). La spesa pubblica invece, nel periodo 2007-2017, è diminuita del -7,1% nel Mezzogiorno, mentre è cresciuta dello 0,5% nel resto del Paese.
Tuttavia, sostiene Svimez, tra Nord e Sud del Paese c’è una stretta interdipendenza. Lo dimostrerebbe il fatto che le due aree geografiche hanno fatto registrare negli ultimi dieci anni variazioni simili nell’andamento del Pil pro capite. Inoltre, ‘20 dei 50 miliardi circa di residuo fiscale trasferito alle regioni meridionali dal bilancio pubblico ritornano al Centro - Nord sotto forma di domanda di beni e servizi’.
La crescita economica registrata negli ultimi anni non è stata sufficiente a ridurre le disuguaglianze sociali. Nel 2017 l’occupazione nel Mezzogiorno è cresciuta di 71 mila unità (+1,2%), al Nord di 194 mila unità (+1.2%), ma al Sud è ancora insufficiente a colmare la perdita di posti di lavoro avvenuta con la crisi. Rispetto al 2008 l’occupazione è inferiore di 310 mila unità, mentre nello stesso periodo nelle regioni centro - settentrionali è superiore di 242 mila unità. Nel Sud i nuovi posti di lavoro riguardano soprattutto i contratti a termine (+61mila), mentre rimangono fermi quelli a tempo indeterminato (+0,2%).
‘Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 ed il 2018, è passato da 362 mila unità a 600 mila (nel Centro - Nord sono 470 mila)’. Essi si concentrano soprattutto nelle zone periferiche, dove si registra una situazione di ‘crescente emarginazione e degrado sociale’. In particolare è in aumento il fenomeno dei working poors, cioè del lavoro a bassa retribuzione determinato dalla dequalificazione delle occupazioni e dal part time involontario.
Nel 2017 la popolazione italiana (60 milioni e 660 mila unità) è diminuita di 106 mila unità. La riduzione (-203 mila unità) non è compensata dall’aumento di stranieri, + 97mila unità. Nel 2017 nel Centro - Nord risiedevano 4.272 mila stranieri, al Sud 872 mila. Anche gli immigrati appena possono abbandonano il Meridione. Sbarcano in prevalenza sulle coste delle regioni del Sud, ma, appena hanno l’opportunità, si spostano nelle regioni settentrionali o vanno all’estero.
Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti. Si tratta prevalentemente di giovani con età compresa tra 15 e 34 anni, quasi un quinto dei quali sono laureati, il 16% si è trasferito all’estero. Sono tornati al Sud in 800 mila. Tra il 2012 ed il 2016 il saldo netto è stato negativo di 783 mila unità, di cui 220 mila laureati.
Ai cittadini del Meridione, nonostante una pressione fiscale simile o superiore rispetto al resto del Paese, sono negati alcuni diritti fondamentali come la sicurezza, servizi sanitari adeguati e vivibilità ambientale. I dati sulla mobilità ospedaliera sono allarmanti ed evidenziano le carenze del sistema sanitario nel Mezzogiorno. I malati della Calabria, della Campania e della Sicilia spesso sono costretti ad ‘emigrare’ in altre regioni, in particolare in Lombardia ed Emilia Romagna. 
Il Rapporto Svimez è un’ulteriore conferma del divario economico e sociale tra Centro - Nord e Sud Italia, ma per il 'governo del cambiamento' il problema sono i migranti che vengono dall’Africa e non i meridionali che sono costretti ad emigrare anche per farsi curare.  

Fonte svimez.it

sabato 28 luglio 2018

Tiro al ‘piccione’ e ‘Salvini, Salvini’

’L’Italia non può assomigliare al far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone colpendo una bambina di un anno rovinandole la vita, la salute ed il futuro’, Sergio Mattarella

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Sergio Mattarella e la bimba rom ferita a Roma
Negli ultimi sei mesi si sono verificati una serie di agguati con una chiara motivazione razzista. Ecco i casi più eclatanti.
Il 3 febbraio scorso Luca Traini, 28 anni di Tolentino, a bordo della sua Alfa 147 nera spara all’impazzata ferendo sei persone. Catturato mentre grida ‘Viva l’Italia’ e facendo il saluto romano si è giustificato sostenendo di aver agito per ‘vendicare Pamela Mastropietro’, la giovane trovata morta in una valigia e del cui omicidio è accusato il nigeriano Innocent Oseghale.
Il 4 marzo a Firenze Roberto Pirrone, pensionato 65enne, ha ucciso a colpi di pistola il senegalese Idy Diene. L’uomo ha dichiarato che la sua intenzione era di suicidarsi, ma non avendo trovato il coraggio ha sparato al primo passante.
Il 2 giugno il sindacalista maliano Soumayla Sacko è stato ucciso a colpi di fucile. Aveva 29 anni ed una figlia di 5. E’ stato assassinato mentre aiutava alcuni connazionali a prendere delle lamiere da una fabbrica in disuso. Lo scopo era quello di costruire un riparo nella baraccopoli di San Ferdinando, una specie di tendopoli dei migranti che lavorano per pochi euro al giorno nelle campagne calabresi.
L’11 giugno due ragazzi del Mali, Daby e Sekou, ospiti di una struttura del comune di Caserta, sono stati colpiti da una raffica di colpi sparati da una pistola ad aria compressa. Daby è stato ferito all’addome. Gli aggressori inneggiavano a Matteo Salvini.
Il 20 giugno a Napoli lo chef Konate Bouyagui, maliano di 22 anni, da quattro anni in Italia con un regolare permesso, mentre tornava a casa è stato colpito alla pancia da un piombino sparato da due ragazzi a bordo di un’auto. Credevo di morire. C'è un clima d’intolleranza contro le persone di colore per colpa della campagna elettorale basata sulla propaganda contro gli immigrati, ha dichiarato ai poliziotti.
Il 2 luglio a Forlì una donna nigeriana è stata ferita ad un piede. ‘Ho sentito un dolore alla gamba, non so cosa sia successo’. La donna terrorizzata, solo alcuni giorni più tardi ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri.
Il 5 luglio sempre a Forlì un ivoriano di 33 anni, mentre si stava spostando in bicicletta è stato affiancato da un auto, dall’interno qualcuno ha sparato con una pistola Soft Air (modelli ad aria compressa) e gli ha bucato la pancia.
L’11 luglio a Latina una serie di colpi sono stati esplosi da un’auto. Le vittime sono due nigeriani di 26 e 19 anni, stavano aspettando l’autobus.
Il 17 luglio a Roma un ex dipendente del Senato di 59 anni per provare l'arma’ ha sparato dal terrazzo del suo appartamento che si trova al settimo piano ed ha ferito una bambina di etnia rom di 13 mesi. La piccola è in condizioni gravissime, rischia di rimanere paralizzata. L’uomo si è giustificato dicendo di non essersi accorto di aver colpito qualcuno.
Il 26 luglio a Cassola, in provincia di Vicenza, un operaio originario dell’isola di Capo Verde, mentre lavorava su una pedana mobile a 7 metri di altezza, è stato colpito alla schiena da un uomo che ha sparato dal suo terrazzo. L’uomo si è giustificato dicendo ai carabinieri che intendeva ‘sparare ad un piccione’.
Il 27 luglio a San Cipriano d’Aversa, in provincia di Caserta, un immigrato della Guinea è stato colpito in pieno volto da una pistola ad aria compressa. Ai carabinieri ha raccontato di essere stato affiancato da un ciclomotore e di aver udito lo sparo.
Il 27 luglio a Partinico, in provincia di Palermo, Djeng Khalifa, un giovane immigrato perfettamente integrato, è andato a fare una passeggiata nel centro del paese. Mentre stava seduto nelle vicinanze di un bar insieme ad un amico è stato apostrofato in malo modo e malmenato. ‘Vattene via sporco negro’. ‘Non ho reagito perché non alzo le mani – ha detto il senegalese – mi potevo difendere, ma gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si alzano le mani’.

lunedì 23 luglio 2018

Il deputato assenteista del M5S

A chi non piacerebbe fare il deputato per quattro giorni al mese, guadagnare 15.000 euro e passare il resto del tempo in barca a vela? 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Andrea Mura - (foto dal profilo facebook)
Il 4 marzo scorso molti italiani hanno dato il loro consenso al M5S nella convinzione che i nuovi parlamentari avrebbero intrapreso una strenua lotta alla povertà ed ai privilegi di deputati, senatori, portaborse e boiardi di Stato. Ad oggi l’unico provvedimento di rilievo è stato il taglio dei vitalizi a 1.338 deputati, altri 67 non saranno ricalcolati (in tutto sono 1.445). E’ bene precisare che queste rendite erano state abolite dal precedente governo e che l’atto approvato pochi giorni fa per volontà del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, ha solo ridotto l’indennità a chi già percepisce questo assegno e la cui decurtazione è condizionata all’esito dei ricorsi.
Per il resto siamo ancora alle buone intenzioni. Anzi in qualche caso stiamo assistendo alle stesse ‘malefatte’ dei governi precedenti. Pochi giorni fa Assia Montanino 26 anni, grillina di lungo corso e corregionale del leader del Movimento è stata assunta al ministero da Luigi Di Maio. Percepirà 70.000 euro l’anno. 'Illazioni inaccettabili, ho diritto a due stipendi. Mi sono guadagnata stima lavorando sodo', ha dichiarato la neoassunta. Alla faccia di chi perde tempo nello studio e si prodiga a fare concorsi pubblici anziché iscriversi ad un partito o ad un movimento politico come si chiamano ora.
‘Io assenteista? No deputato-testimonial. Non devo scaldare i banchi, io do visibilità alle battaglie ecologiche, alla Camera quattro giorni al mese e poi la vela’. Non è uno scherzo è quanto ha dichiarato a La Nuova Sardegna il neo deputato del M5S, Andrea Mura. Lo Stato italiano gli paga 15.000 euro al mese, ma invece di lavorare va in barca e lo rivendica senza vergognarsi. In Parlamento ha il record di assenze, oltre il 96% dall’inizio della legislatura. Il dato si riferisce alle votazioni elettroniche precisa OpenParlamento, cioè 8 volte su 220 votazioni.
Il deputato grillino, velista dal 2011, ha aggiunto: ‘Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani. D’altronde ci sono un sacco di parlamentari che vanno alla Camera e passano il loro tempo a farsi i selfie in aula. Io no, ho altro da fare".
Non sorprende che ci siano parlamentari ‘particolarmente’ assenteisti. Niccolò Ghedini, senatore ed avvocato di Silvio Berlusconi, nella passata legislatura praticamente non è mai andato in Parlamento (0,85% di presenze a Palazzo Madama). Quello che meraviglia di questa notizia è che ad essere dichiaratamente assenteista è un grillino e che il Movimento paladino della lotta ai privilegi era a conoscenza di questa situazione, ma nonostante ciò ha consentito la sua elezione. Insomma, siamo alle solite, altro che 'governo del cambiamento'. 

Fonti: lanuovasardegna.it, OpenParlamento

venerdì 20 luglio 2018

‘Albert de Giussan’ e l’ostentazione dei leader leghisti

L’obiettivo di un Lombardo - Veneto indipendente pur rimanendo ‘celato’ per ragioni elettorali è sempre presente nelle menti e nei cuori dei leghisti doc

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Salvini - (Foto da ilsalottodelleparole.it)
‘La Lombardia e il Nord l'Euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un'altra moneta. L'Euro non se lo può permettere’. Questa dichiarazione è stata fatta il 2 ottobre del 2012 a MilanoToday dall'europarlamentare del Carroccio e segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, oggi ministro dell'Interno. Dalle origini autonomiste e secessioniste del movimento fondato da Umberto Bossi al populismo sovranista di Matteo Salvini molto è cambiato nella linea politica e nella semiologia propagandistica della Lega Nord tranne un simbolo che gli esponenti leghisti ostentano con fierezza tutta padana: la figura di Alberto da Giussano. Non si vedono più cravatte e fazzoletti verdi, ma non mancano mai le spillette con l'eroe padano, perchè?
Foto da tpi.it
L’obiettivo di un Lombardo - Veneto indipendente rimane ‘celato’ per ragioni elettorali, ma è sempre presente nelle menti e nei cuori dei leghisti doc. L’intolleranza contro i migranti (non importa la loro provenienza), la flat-tax, l’abolizione della legge Fornero, la reintroduzione dei Voucher, gli investimenti pubblici al Nord ed il superamento dei limiti di bilancio imposti dall’UE sono tutti propositi programmatici (ed ora di governo) che intendono favorire soprattutto gli abitanti delle regioni settentrionali.
Quando fu fondata la Lega Autonomista Lombarda (1984) la figura di 'Albert de Giussan' è diventata un emblema di libertà ed indipendenza. Il riferimento storico è la battaglia di Legnano del 1176. Secondo la leggenda la vittoria della Lega dei comuni lombardi e la conseguente cacciata dall’Italia settentrionale dell’imperatore Federico Barbarossa fu determinata proprio dall’intraprendenza di Alberto da Giussano. In realtà fu una vittoria di popolo, dei milanesi, e non c’è nessuna certezza storica che questo personaggio sia esistito veramente. Ma nonostante ciò il comandante della cosiddetta 'Compagnia della morte' resiste come simbolo di libertà nei cuori e nelle menti autonomiste e secessioniste dei ‘padani.
Tutto legittimo per chi risiede in quelle regioni. Quello che è difficile da comprendere è per quale motivo anche una parte degli elettori del Mezzogiorno ha iniziato a sostenere la Lega. Sindrome tafazziana o tipica furbata meridionale?

lunedì 16 luglio 2018

La Francia campione del mondo è un esempio d'integrazione

‘Non sono cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun paese, ma sono un patriota dell'umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo’, Charlie Chaplin 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)


La Francia campione del mondo di calcio 2018 

Degli undici titolari della nazionale campione del mondo di calcio 2018 solo tre sono chiaramente di origine francese: Lloris, Pavard e Giroud. Gli altri sono di etnia africana o comunque di colore, cioè sono immigrati di seconda o terza generazione: Varane, Umtiti, Pogba, Kantè, Matuidi, Mbappè. Oppure hanno cognomi non propriamente di etnia transalpina: Hernandez e Griezmann. L’unico che di certo è francese è il selezionatore, già vincitore del trofeo mondiale come calciatore nel 1998, Didier Deschamps.
L’esultanza del presidente della Republique Emmanuel Macron è comprensibile, ma i calciatori della nazionale francese con il sangue ‘blue’ sono veramente pochi. Atleti figli d’immigrati ce ne sono ormai in tutte le squadre di calcio delle nazionali europee o dei singoli club ed in tutti i campionati: Lukaku, Balotelli, Ozil, Shaqiri, sono solo alcuni esempi, l’elenco è lungo.
Questa tendenza, nonostante i respingimenti, la costruzione di muri ed il crescente odio razziale, continua ad ampliarsi a tutte le squadre e a tutti gli sport. Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot sono le quattro ragazze di colore italiane che hanno vinto la medaglia d'oro nella staffetta 4x400 ai Giochi del Mediterraneo. 
I mondiali di calcio non li ha vinti la Francia, ma una multinazionale d'immigrati di seconda o terza generazione, un esempio d'integrazione e tolleranza etnica, altroché i porti chiusi del ministro Matteo Salvini e del governo 'pentaleghista'.

Fonte: wikipedia.org

giovedì 12 luglio 2018

La Juventus pagherà a Cristiano Ronaldo 84.931,51 euro al giorno

L’Usb dello stabilimento Fca di Melfi ha indetto uno sciopero per esprimere la sua disapprovazione per l’acquisto di Cristiano Ronaldo che costerà alla Juventus oltre 350 milioni di euro

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Maradona e Cristiano Ronaldo
117 milioni di euro è il costo che la società di calcio torinese dovrà sostenere per acquistare il ‘cartellino’ di Cristiano Ronaldo. 100 milioni di euro andranno al Real Madrid, 5 milioni di euro serviranno per pagare il contributo di solidarietà previsto dalla Fifa ed i restanti 12 milioni di euro saranno utilizzati per la commissione al procuratore Jorge Mendes.
Al calciatore andranno 124 milioni di euro netti per quattro anni. Per essere più chiari, a Cristiano Ronaldo sarà corrisposta un’indennità netta di 84.931,51 euro al giorno. Da questo importo sono esclusi tutti i guadagni che il campione portoghese percepirà sfruttando la sua immagine. La società bianconera dovrà sostenere anche oneri e tasse relativi all’ingaggio, pertanto la cifra complessiva dell’operazione finanziaria sarà quasi il doppio dell’indennità netta percepita dal calciatore (circa 248 milioni di euro).
L’acquisto di CR7 è di certo un capolavoro dal punto di vista mediatico e sportivo, ma è una scommessa da quello finanziario. La Juventus vuole vincere la Champions League e l’ex merengue è l’attaccante più prolifico che c’è al mondo in questo momento. Ma questo basta a giustificare l'esborso di ingenti risorse finanziare da parte di Fca?
Lo scorso anno la società bianconera ha acquistato Higuain per 100 milioni di euro e, negli anni Ottanta, acquisti simili sono stati fatti dal Napoli per Maradona e dall’Udinese per Zico. Tutte transazioni finanziare eccezionali che rivelano le enormi disuguaglianze generate dal ‘giocattolo del pallone’, che altro non è che la sublimazione del sistema economico capitalista.
Per questo motivo l’acquisto del campione portoghese è ’inaccettabile, mentre ai lavoratori di Fca e Cnh l’azienda continua a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico’. Con questa motivazione l’Unione sindacale di base (Usb) dello stabilimento Fca di Melfi, ha indetto uno sciopero. L’astensione dal lavoro, si legge nel comunicato, avverrà dalle 22 di domenica 15 luglio fino alle 6 di martedì 17.  
L’adesione sarà alta? Di certo non vi parteciperanno i tifosi della Juventus, almeno quelli più convinti, ma non importa, quello che conta è che c’è ancora qualcuno che s’indigna di fronte ad una palese ingiustizia e continua la lotta per ridurre il divario economico tra le classi sociali.

Fonte: Reuters e gazzetta.it

martedì 3 luglio 2018

Migranti, è una strage senza fine

Con la politica dei porti chiusi attuata dal governo 'pentaleghista' sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando i barconi pieni zeppi di migranti naufragavano davanti alle coste di Lampedusa facendo stragi che, con un po’ di buona volontà, si sarebbero potute evitare

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da libera.it
Dall’inizio del 2018 i morti in mare sono oltre mille e circa diecimila sono i migranti salvati dalla Guardia costiera libica. Negli ultimi quattro giorni si sono verificati tre naufragi. Il 29 giugno centotre migranti sono annegati perché la barca su cui erano stipati si è rovesciata. Tra i morti, i corpi di tre bambini di pochi mesi. Domenica davanti alle coste di Zuara in Libia, a seguito di un naufragio, sessantatre persone risultano disperse. Mentre quarantuno sono state salvate dalla Guardia costiera libica. Ieri 276 rifugiati sono stati fatti sbarcare a Tripoli, tra loro sedici sopravvissuti di un’imbarcazione su cui erano stipati 130 migranti, gli altri 114 sono considerati dispersi in mare.
E’ una strage senza fine. Persone che fuggono da guerre, carestie, persecuzioni o semplicemente perché vogliono vivere in modo dignitoso, ma per molti di loro il viaggio della speranza si trasforma in una tragedia. Lasciati esanimi o senza vita lungo le strade roventi del deserto del Sahara, oppure muoiono per fame o per le torture subite nelle carceri libiche e, se riesco a salire su un gommone, rischiano di annegare nelle acque del Mediterraneo.
A nulla valgono gli appelli umanitari del Papa, delle organizzazioni internazionali e di quanti denunciano il cinismo dei governi europei. Tra loro Il Presidente dell’associazione Libera, Don Ciotti, che, per il 7 di luglio, ha lanciato l’iniziativa una #magliettarossa. L’intento è di sensibilizzare le autorità affinchè si adoperino per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà’.
‘Rosso – scrive su libera.it Don Ciotti - è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Alan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori’.
Ed ancora: ‘L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini’.

Fonte: libera.it