domenica 4 gennaio 2026

Era il 1973, ed è il 2026, ed è sempre la stessa storia

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona

di Giovanni Pulvino

1972, discorso di Salvador Allende alle Nazioni Unite

Era l’undici settembre del 1973 quando con un colpo di Stato organizzato dalla Cia venne instaurata una dittatura militare in Cile.

Nel 1970 era stato eletto per la prima volta un socialista alla carica di presidente: Salvador Allende. Nonostante le difficoltà egli attuò la riforma agraria e un vasto piano di nazionalizzazioni. Il boicottaggio economico statunitense non gli impedì l’affermazione anche nelle elezioni del 1973.  

Il giorno del golpe, Allende non cederà, le sue ultime foto da vivo lo ritraggono con un elmetto e un mitra in mano. Il Presidente morirà negli scontri, chi dice assassinato, chi dice suicidato.

I giorni che seguiranno saranno tragici per il Cile. Nei diciassette anni di dittatura le vittime saranno almeno 32 mila.

La figura che abbatterà la democrazia cilena sarà quella di Augusto Pinochet, nominato un mese prima dallo stesso Allende come capo delle Forze armate. 

Quello che sta avvenendo in queste ore in Venezuela è una tragica ripetizione di quello che avvenne oltre 52 anni fa. La logica americana è quella del colonialismo. L’obiettivo principale è la riserva di petrolio del paese sud-americano.

Per mantenere la supremazia mondiale è necessario avere il potere economico oltreché militare e per farlo è indispensabile il controllo delle risorse energetiche. Non c’è un’altra spiegazione all’atto di violazione del diritto internazionale e della sovranità perpetrato dagli Usa ai danni del popolo venezuelano.

Negli anni Settanta c’era la scusante ideologica, oggi è solo economica. Chi in queste ore giustifica l’operato del governo americano è complice e servo, oltreché politicamente insignificante. 

Dopo questo atto di guerra chi potrà protestare se Putin arriverà a Kiev, chi potrà accusare la Cina di ledere il diritto internazionale se deciderà di invadere Taiwan o se Netanyahu attaccherà il Libano? D’ora in poi tutto è possibile, è solo la logica del più forte. E' una regressione culturale ed etica senza precedenti. 

Era il 1973 ed è il 2026 ed è sempre la stessa storia, la stessa indecenza, la stessa nefandezza. L'uomo è una delusione continua. Quando finiremo, se mai lo faremo, con l'odio e la prepotenza?

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona, e come dargli torto.

lunedì 29 dicembre 2025

Era il 31 dicembre del 2014

Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, tu non c’eri e non ci sei adesso e anche se ci fossi non potresti fare nulla

di Giovanni Pulvino

31 dicembre 2014, Torremuzza (Me) - Video di Giovanni Pulvino

Poteva essere un giorno come un altro, invece no, successe quello che non era mai successo, il Borgo era imbiancato. L’inverno era iniziato da poco, ma quella mattina nevicava, si nevicava in riva al mare. Altre volte le strade si erano tinte di bianco per la grandine, era durata solo per qualche ora, poi si era sciolta e tutto era tornato nella normalità. Stavolta invece era neve, quella vera, quella che cade solo durante la stagione fredda quando la temperatura scende sotto lo zero, quella che puoi ammirare e per certi aspetti 'soffrire' salendo in  montagna.

Ma qui in Sicilia, sul litorale tirrenico, a pochi metri dal mare, come è stato possibile? Le strade erano colorate di bianco, le pietre della spiaggia erano ricoperte di neve, così come a vanetra, la piazzetta e la Torre, solo sotto i ponti della ferrovia non c’era nulla.

Qualcuno sfidando il freddo e il vento di levante era sceso in strada per godersi la novità’. Una camminata verso la spiaggia era inevitabile. Di solito stai lì nel mese di luglio a prendere il sole, a fare un tuffo, a guardare il fluttuare delle onde o a fissare le sagome di Alicudi, di Filicudi e di Panera che sono là in fondo a delimitare l’orizzonte, e stanno lì come sempre per farti una carezza quando la tua coscienza è inquieta o quando hai bisogno di dimenticarti.

Quel 31 dicembre le nuvole e il nevischio impedivano di scorgerle, ma sapevi che c’erano e questo ti consolava.

Tutto era grigio, freddo come solo in inverno può essere.

Ti giri e vedi tutto il Borgo imbiancato, non era mai successo. Poi senti distintamente il chiacchiericcio leggero di chi era sceso per vedere e noti subito le loro orme lasciate sulla neve fresca. Era un presagio di cosa sarebbe successo di lì a poco? Da allora è rimasta un’impronta, un’impronta sulla neve, sulla neve caduta in riva al mare e li resterà per sempre. Almeno per chi c’era e c’è ancora per poterlo raccontare.

Era il 31 dicembre 2014, ed era un altro mondo, e tu non c’eri e non ci sei adesso e anche se ci fossi non potresti fare nulla, e non capiresti cosa c’è in fondo ai pensieri. È un tempo che non c’è, che non esiste, solo silenzi, nient’altro che silenzi. No, non so dire di no, ma andrò anche se non ci sarai, e non mi comprenderai, non puoi comprendermi e sai il perché, e so il perché.

venerdì 26 dicembre 2025

'Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case'

‘Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo’, Primo Levi

@PulvinoGiovanni

Gaza, 23 dicembre 2025 - Foto da assopacepalestina.org

Nei paesi occidentali si è festeggiato il Natale ed ora ci si prepara ai botti di Capodanno, ma ci sono luoghi dove non è festa, ma solo sofferenza e dolore. E non è solo una questione religiosa o di calendario. A Gaza i bambini anche volendo non festeggiano. È un Natale che non avrebbero voluto vivere. Ed è un Capodanno che ricorderanno loro malgrado.

Vivono in tende di fortuna. Subiscono le intemperie dell’inverno. Non hanno cibo a sufficienza, non hanno indumenti per proteggersi dal freddo, non hanno un tetto per ripararsi dalla pioggia e dal vento, non hanno nulla, non hanno niente da festeggiare.

Cosa hanno fatto di male per meritarsi tutto questo? La loro unica colpa è quella di essere nati nel posto e nel momento sbagliato. E non possono cancellarsi. Continuano a subire l’occupazione di quella che ancora in molti in malafede continuano a definire l’unica democrazia del Medio oriente.

Malnutrizione, freddo, mancanza di cure, bombe e proiettili, ma che vita è? Sono fantasmi che vivono in tende fatiscenti, sono vittime tre volte: del suprematismo ebreo, del neo colonialismo occidentale, del genocidio negato da chi sta festeggiando senza rimorsi di coscienza il Natale e il Capodanno. 

Si, è genocidio, e sta succedendo di nuovo, anzi è successo di nuovo.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo. Che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi, ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi’, Primo Levi.

Ancora oggi come 75 anni fa c’è chi non può dimenticarsi.

Fonte da Se questo è un uomo di Primo Levi

venerdì 19 dicembre 2025

Il ladro di libri

'Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri', Antonio Gramsci da i Quaderni dal Carcere

di Giovanni Pulvino

La biblioteca del Liceo artistico di Cefalù (Pa) 
Foto di Giovanni Pulvino

Sono chiusi a chiave, sembrano ingabbiati, ma perché tenerli così? Esiste un ladro di libri? Si rubano i libri? Forse quelli per collezionisti possono essere oggetto di interesse per il ladro, ma la stragrande maggioranza sono libri comuni e non godono di molta popolarità, soprattutto nel nostro paese.

Eppure leggere ci permette di entrare nei pensieri di chi ha sentito la necessità di scrivere. Di viaggiare in luoghi e storie stando seduti sul divano di casa. Il tutto al prezzo di una pizza o poco più. Se poi a prestarcelo o regalarcelo è un amico o un’amica non ci costa nulla, anzi facciamo comunanza con una persona che ci è cara. Sfogli le pagine è pensi a chi lo ha fatto prima di te. E che bello evidenziare le stesse frasi. Il ladro di libri, quello vero, sorride all’idea di aver rubato un pensiero e a rendersi conto che è identico al suo.

Si il ladro di libri esiste ma non vuole diventare 'ricco', no, è un approfittatore di conoscenza, di emozioni, di leggerezza che solo le pagine di un racconto, di una poesia, di un saggio, di un manuale possono dare stando comodamente seduti, magari sorseggiando un succo di frutta alla pera, rigorosamente alla pera, o sgranocchiando una patatina San Carlo e magari succhiando inconsapevolmente le dita per sentirne il sapore dopo averle finite tutte, anche le briciole che sono rimaste in fondo al sacchetto.

Non devi fare altro che leggere e viaggiare con la fantasia. 

Per un momento le parole ti consentono di dimenticarti. Altre ti impediscono di farlo. Non sei tu che decidi. I pensieri di chi ha scritto ti trascinano dove vogliono loro. E se non vuoi farlo puoi chiudere il libro, ma se lo fai non saprai dove voleva condurti, cosa voleva dirti.

La lettura non deve essere una fuga, un estraniarsi, un abbassare la testa per non guardare cosa ti sta intorno. Un libro non può impedire 'il mal di vivere', ma può spiegarlo e può permettere di superalo o di accettarlo come inevitabile.

E poi ci sono loro, i lettori ed i ladri di libri, riconoscerli è facile, hanno il volto soddisfatto, sono sempre pronti a darti una risposta, a farti un sorriso di condivisione. In cambio non vogliono nulla se non il titolo di un libro, del migliore che hai letto e che devi leggere assolutamente.

Se vuoi essere gentile, se vuoi comprendere le esigenze di chi ti sta di fronte, se vuoi condividere i tuoi e i suoi problemi, le tue e le sue gioie, devi imparare a leggere, a fare memoria, a ricordare. Non c'è un altro modo. La conoscenza permette di vivere senza pregiudizi, di essere leggeri, di attraversare l'estemporaneità della vita nella consapevolezza che nulla è dato per sempre e che tutti, ma proprio tutti, hanno il diritto di vivere il loro tempo in modo dignitoso.



domenica 14 dicembre 2025

Tesori di Sicilia: l'Etna

 di Giovanni Pulvino

L'Etna, 13 dicembre 2025 - (foto di Giovanni Pulvino 

Muncibbeḍḍu
Poi appare Lui, in tutta la sua maestosità
Per un momento pensi di poterti dimenticare
Ma è solo un'illusione
un'altra illusione
l'ultima


sabato 29 novembre 2025

Il ladro di sorrisi

Quel giorno di luglio mentre tornava dalla spiaggia i due zii seduti sull’uscio di casa lo salutarono con un sorriso, uno degli ultimi

di Giovanni Pulvino

Una bambina di Gaza ritrova il suo giocattolo
tra le macerie della sua casa

Era un ladro, si un ladro, un ladro di sorrisi. Era avido di questa carezza involontaria e lo era anche quando questa non lo riguardava, anche quando essa non era voluta. Una consolazione appresa quando era ancora in fasce e che ha mantenuto per tutta la vita. Per provocarli si sforzava di fare battute, di suscitare contentezza, non sempre ci riusciva, ma insisteva. Non lo faceva solo per sé stesso, non era egoista, non poteva esserlo. A volte l’ironia non era compresa ed il sorriso non arrivava. La delusione era doppia: aveva scherzato con chi non era disposto a farlo e non era riuscito a rubare quello che per Lui era il bene più prezioso.

Siamo quello che gli altri hanno deciso di fare di noi. 

Tu, gli diceva, non puoi vedere il tuo sguardo, la tua solarità. Puoi solo guardare l’effetto che provoca in chi ti sta di fronte, ma non potrai mai godere del tuo sorriso. È un vuoto a perdere. È gioia che non appartiene a chi la esibisce, ma a chi la riceve. Chi sorride non può essere egoista.

Il sorriso è gentilezza, è amore, è amicizia, è comunanza, è gioia, è dimenticarsi.

I sorrisi sono tutti diversi. 

Ci sono quelli appena accennati, quelli nascosti, quelli trattenuti, quelli senza controllo, ma tutti ma proprio tutti sono sinceri e lo sa bene il ladro di sorrisi. Ne ha fatto una collezione che tiene nel suo cuore e nella sua mente. Ogni tanto li rivive, alcuni sono un po' scoloriti, ma sono tutti lì, sempre pronti a venir fuori di nuovo.

Quel giorno di luglio mentre tornava dalla spiaggia i due zii seduti sull’uscio di casa lo salutarono con un sorriso, uno degli ultimi. Era una carezza, era solo una carezza, riceverla è stato un dono.

Era un ladro seriale. 

E non era necessario parlare, bastava uno sguardo, un gesto ed ecco che rubava un altro sorriso. Una volta lo chiese persino ad una collega appena uscita da una classe problematica, lo fece per sollevarle l’umore ma intanto rubava un altro sorriso. Lo faceva prendendo in giro i suoi alunni per gli strafalcioni che avevano fatto durante l'interrogazione, come se Lui non ne avesse fatte o dette mai di corbellerie, che bugiardo. 

Il più delle volte erano gratuiti, erano sinceri.

Il sorriso è come l’amore, deve essere spontaneo. Nessun condizionamento deve indirizzarlo. Sarebbe altro. Se non arriva vuol dire che non è vero. Il ladro non può rubarlo come fa con i sorrisi.

A volte anche Lui lo subisce o lo vive suo malgrado. Non può decidere né con chi né quando, ma sente sempre il bisogno di donarlo e comunque di dirlo alla persona amata. Questa necessità di comunicazione dimostra che si tratta di amore, in caso contrario è altro.

Risultare inopportuni è quasi inevitabile. Mantenere la gentilezza ed il rispetto è un altro modo di esprimerlo. C’è chi non lo riceve mai. In amore non bisogna chiedere. Non bisogna domandare. Si può solo aspettare, aspettare la reciprocità, se non viene non resta che la sofferenza e la mancanza per quello che non può e non potrà essere.

Il ladro si rassegni può rubare i sorrisi non l’amore, con l’amore è condannato ad essere, suo malgrado, un incensurato a vita. 

E non gioisce nel vedere la foto di una bambina palestinese che sorride nel ritrovare il suo giocattolo sotto le macerie della sua casa distrutta dalle bombe dell'esercito israeliano. 

martedì 18 novembre 2025

Era destinato a non essere egoista

‘Sii arcobaleno nella nuvola di qualcun altro’, Maya Angelou

di Giovanni Pulvino

Torremuzza. Foto di Antonino Pulvino, 8 novembre 2019

Giocava con un pallone di plastica sgonfio ed era tutto. Avveniva sotto lo sguardo e la protezione delle zie e degli zii della borgata, non c’erano pericoli, solo un continuo ripetersi di calci al Super Santos. 

Dapprima era solo, poi iniziò a condividere. Erano in due, in tre, poi la squadra. Non giocava per sé, ma sempre per gli altri.

La sua impronta era segnata. Era così ancor prima di venire al mondo. Non c’era rimedio possibile, la sua strada era decisa, non poteva esserci nessun cambiamento. Era destinato a non essere egoista.

Non c’erano alternative, solo un continuo dare, senza pretese, senza ritorno. Da non credere, ma era così. Cosa cercava? Cosa voleva?

Non era un donare il superfluo, ma un cedere la propria essenza senza aspettarsi nulla in cambio. Non era neanche un farsi del male, era la ricerca del gesto incondizionato, dell’atto spontaneo così come deve essere l’amore, senza tornaconti, senza profitto.

Tutto all’inizio avveniva inconsapevolmente.

Era così e non sapeva neanche il perché, semplicemente era così. Pensava, prima o poi mi succederà di ricevere lo stesso trattamento, senza egoismi, senza richieste alcune. 

Ed aspettava.

Persino quando ebbe quel grave infortunio al braccio pensò: è solo colpa mia, non può che essere così. Ma non era così.

Notte insonni a struggersi, giorni interi ad aspettare, ma niente: nulla veniva, nulla si realizzava, nulla consolava.

Finché c’era una prospettiva riteneva che ci fosse ancora un’opportunità, che prima o poi sarebbe successo anche a lui. Il tempo sarebbe stato galantuomo, pensava, ma così non era.

Continuava a dare, non faceva altro che dare, dare e ancora dare. A volte era patetico, altre un illuso, altre un ingenuo, ma nonostante ciò continuava ad insistere.

Poi venne il giorno in cui restò immobile a fissare il nulla, non gli rimaneva altro. 

Chissà, pensava, chissà se …  

venerdì 14 novembre 2025

Alicudi, 11 novembre 2025

di Giovanni Pulvino

Torremuzza, Alicudi, 11 novembre 2025 (foto di Giovanni Pulvino)

Sempre la stessa isola, sempre lo stesso mare, e tale sarà anche dopo, resterà lì a definire il tempo dato, ad impedire di tornare indietro, a scolorire i ricordi, a segnare il trascorre lento del tempo e della vita ..


venerdì 7 novembre 2025

E poi ci convinciamo che è tutto inutile

E' un vano tentativo di dimenticarsiNon tutti se ne convincono, ma non c’è altro

di Giovanni Pulvino

Bambini giocano a Parigi, 1960 - Foto da @alcarbon68 

Ci sono tre categorie di individui: quelli che comprendono subito cosa fare, quelli che invece ci mettono più tempo ad agire, ed altri, infine, che si rifiutano proprio e rimangono lì ad aspettare ma non si sa bene cosa.

Potremmo anche dire che ci sono persone che si arrendono subito, quelli che invece lottano prima di farlo e quelli che non lo fanno mai anche se sanno che è inutile insistere.

Il risultato è sempre lo stesso, ma i tempi di interiorizzazione del concetto sono diversi. 

E' solo una questione di intelligenza o è ostinazione dovuta al bisogno? 

Il ragionamento istintivo è quello di chi non vuole perdersi in ‘chiacchiere’ ed egoisticamente passa ad altro senza indugi. Potremmo dire ‘io sono io e tu non sei nessuno’.

No. È troppo semplice. Non può essere così.

Comprendere subito è la ‘fortuna’ o, in certi casi, la ‘sfortuna’ di chi è in grado di capire all’istante, e lo sa fare per una superiore capacità intellettiva e/o sensibilità umana. 

Non sono persone che non si perdono ‘in chiacchiere’, semplicemente sono ad un livello QI oltre la media.

Chi invece insiste è perché, probabilmente, non si basta ed allora ha bisogno di più tempo per realizzare quello che per altri è ovvio. È vittima delle proprie fragilità. Non è una questione di 'limitatezza' nelle capacità di comprensione, piuttosto è un bisogno diverso di riconoscimento, un non bastarsi potremmo dire. Condizione che non può durare a lungo, anche se per alcuni è immodificabile.

Il risultato finale è lo stesso per tutti. È un inutile tentativo di dimenticarsi.

Non tutti alla fine se ne convincono, ma il senso di tutto è nel non senso.

Non c’è altro.

giovedì 30 ottobre 2025

Karìbu

‘Sono partita per caso e sono rimasta per scelta. Una scelta consapevole e serena’, Cristina Fazzi

di Giovanni Pulvino

La copertina del libro di Cristina Fazzi e Lidia Tilotta

Ecco alcuni brani del libro Karibù di Cristina Fazzi, medico di Enna che vive e lavora in Zambia e che ha ottenuto l’adozione di un bimbo zambiano per la prima volta di un single in Italia e di Lidia Tilotta, giornalista del Tgr Rai Sicilia. Il testo racconta la storia di una giovane donne che quasi per caso si ritrova in uno dei paesi più poveri del mondo e di quanto amore sia necessario per mettere la propria vita a disposizione degli altri, di chi non ha nulla, ma proprio nulla.

Un giorno mi portarono una bimba di cinque anni. Mi fissava con i suoi grandi occhi. Mi chiedeva un aiuto che non potevo darle. Provai di tutto. Cercai di rianimarla, ma non ci riuscii. Mi morì tra le braccia. Il suo sguardo supplicante è uno dei miei incubi ricorrenti. Non riuscivo a capacitarmi di non essere riuscita a sconfiggere non un cancro, ma la fame. Non una malattia incurabile, ma una patologia che non dovrebbe nemmeno esistere. È un’assurdità. Da una parte il cibo si butta e dall’altra per il cibo si muore.’

‘Imporre non serve. Serve rendere consapevoli’.

In un orfanotrofio.

‘La bambina era morta la sera prima. Inorridita, chiesi dove avessero messo il suo corpo. La donna mi condusse alla culletta, perfettamente in ordine con il suo materassino, il lenzuolino, il cuscinetto. .... Poi sollevò il materassino e sotto, poggiata sulle sbarre, coperta dal materassino, c’era Sara. Non volevo credere ai miei occhi. Ma perché lo avete fatto, chiesi in preda alla rabbia. L’avrei presa a sberle. Lei rispose serafica: Sai, non è bello lasciare che gli altri bambini la vedano morta sul lettino. Quindi, fino a che non arriva la bara, quando muoiono li mettiamo sotto il materasso’‘Sara era passata inosservata nei suoi otto mesi di vita ed era stata oltraggiata pure nel momento della sua morte’.

Una donna eccezionale.

‘Sono sempre stata un tipo indipendente, non ho mai voluto legarmi perché volevo avere la possibilità di muovermi e lavorare senza vincoli. Mentre percorrevo la strada verso l’orfanotrofio pensavo al piccolo fagottino che avrei portato con me (Joseph adottato da Cristina Fazzi, la prima single in Italia a poterlo fare). Che avrebbe cambiato per sempre le mie idee e le mie scelte di autonomia e indipendenza estreme’.

‘Ignoranza e povertà camminano di pari passo’.

Miriam e Ruth.

‘Porsi a Miriam un biscotto. Lei lo prese, lo spezzò e ne diede metà a sua sorella. Le assicurai che ce n’erano abbastanza per entrambe ma si convinse e iniziò a mangiare solo quando anche Ruth lo ebbe fatto. La trattava come una figlia, non come una sorella. Quello scricciolo di tre anni si comportava come una vecchia e aveva sviluppato un istinto di protezione incredibile’.

L’acqua.

‘Predavamo l’acqua, la filtravamo da fango e sabbia, la bollivamo e solo dopo potevamo usarla in casa. Quella che restava, invece, serviva per innaffiare l’orto. Nemmeno una goccia poteva andare perduta’.

Kemel e Budur.

‘La sua unica ambizione è morire (Kemel rimasto paralizzato per il colpo di un cecchino) per liberare le sue donne e lasciare che finalmente possano vivere una vita dignitosa. Che finisca, per lui e per loro, questo inutile calvario. È disarmante. Penso al bastardo che ha deciso di distruggere questo amore puro. Mi resta negli occhi Budur (la giovane moglie). Mi resta negli occhi questa creatura esile che sopporta un peso gigantesco per una guerra che non ha voluto lei. Per la sfortuna di essere nata nel posto sbagliato nel momento sbagliato’.

Bambini e donne.

‘Bambini vestiti di stracci ma pieni di risorse e di voglia di giocare, donne che assumono ciascuna su di sé gran parte del peso del vivere in luoghi in cui manca tutto. Che percorrono chilometri per recuperare l’acqua dai pozzi, che devono cercare mille rimedi per riuscire a sopravvivere e non vedere morire troppo presto i loro figli. In foresta così come nelle baraccopoli’.

Dovrete creare – ci disse – i loro ricordi positivi che ci aiutino quando diventeranno grandi'.

Jatu.

‘Jatu mi, fiato mio, vita mia. Me lo dicevano i miei nonni e i miei genitori e me lo ripeteva il mio Giovanni. Fiato è quello che diamo ai progetti che mettiamo in campo e abbiamo deciso che il nostro simbolo sarebbe stato un fiore, il soffione’.  

Fonte Karìbu di Cristina Fazzi e Lidia Tilotta