giovedì 20 agosto 2015

Cgia: ‘Rifiuti pagati a peso d’oro’

Secondo il Centro studi della Cgia di Mestre la produzione di rifiuti è diminuita, ma nonostante ciò il costo della raccolta e dello smaltimento sono notevolmente aumentati

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni) 

“Nonostante abbiamo prodotto meno rifiuti, la raccolta e lo smaltimento degli stessi ci sono costati di più”, a dirlo è Paolo Zabeo della Cgia di Mestre. Se nel 2007 la quantità di rifiuti prodotta da ogni cittadino è stata di 557 kg, nel 2013 essa è scesa a 491 Kg, ma malgrado ciò dal 2010 ad oggi il costo per la raccolta e lo smaltimento è aumentato mediamente del 25,5%.
Gli incrementi maggiori hanno riguardato le attività economiche nonostante il calo del giro di affari che esse hanno dovuto sopportare a causa della crisi economica. Secondo i dati dell’indagine svolta dal Centro studi della Cgia di Mestre a subire i maggiori aumenti sono stati i ristoranti, le pizzerie ed i pub con un incremento medio del 47,4%, i negozi di ortofrutta con un aumento del 42% ed i bar con il 35,2%.
Negli ultimi anni il Parlamento per regolare la gestione dei rifiuti ha approvato diversi provvedimenti legislativi. Dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e dalla Tia (Tariffa d’igiene ambientale) siamo passati nel 2013 alla Tares (Tassa sui rifiuti e servizi) e nel 2014 alla Tari (Tassa sui rifiuti). Quest’ultima è stata introdotta in base al seguente principio comunitario: ’chi inquina paga’, cioè la tassa deve essere commisurata alla quantità di rifiuti prodotta. Inoltre è stato sancito che il costo del servizio ricada interamente sugli utenti.
Il problema sta proprio qui sottolinea Paolo Zabeo: “Queste aziende, di fatto, operano in condizioni di monopolio, con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e imprese, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita e la qualità del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in molti casi sono del tutto ingiustificati. Proprio per evitare che il costo delle inefficienze gestionali vengano scaricate sui cittadini, la legge di Stabilità del 2014 ha ancorato, dal 2016, la determinazione delle tariffe ai fabbisogni standard”.