domenica 23 giugno 2019

Sea-Watch 3, ‘la nave fantasma’

'A bordo della Sea-Watch si è scelto di creare condizioni di incertezza ingiustificabili. Per questo ci appelliamo alla Corte di Strasburgo, per porre la parola fine al limbo in cui sono stati relegate le persone a bordo della nave', Pietro Bartolo, 24 giungo 2019

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da sea-watch.org
Porti chiusi e divieto di sbarco non fermano l’arrivo dei migranti. Dopo le elezioni europee l’emergenza ‘arrivi’ sembra non esserci più, almeno essa è scomparsa o quasi come notizia dai principali mezzi di comunicazione e dalla propaganda politica dei grillini e dei leghisti. Eppure, gli sbarchi non si sono mai interrotti. Venerdì scorso 100 profughi sono stati individuati dalle pattuglie dei carabinieri e della polizia di Trieste. Altri 100 sono arrivati nelle stesse ore a Lampedusa con il sistema della ‘nave madre’. La traversata del Mediterraneo è avvenuta su un peschereccio, ma quando era a poche miglia dalla costa i trafficanti hanno fatto salire i migranti su un natante più piccolo e li hanno lasciati al loro destino. I nuovi arrivati hanno dichiarato di essere partiti dalla Libia. Mercoledì 45 profughi sono stati portati a terra da una motovedetta della Guardia di finanza che li ha avvistati quando era in prossimità di Lampedusa. I nuovi arrivati, tra cui due bambini ed una donna incita, sono del Senegal, Costa d’Avorio, Somalia e Kenya. La settimana scorsa altri tre sbarchi. Con una piccola imbarcazione sono arrivati 38 migranti. Lo stesso era avvenuto nei due giorni precedenti con l’arrivo di 20 uomini, 17 donne ed una bambina. I profughi sono partiti dalla Libia e sono della Costa d’Avorio, della Guinea e della Tunisia.
Foto da sea-watch.org
Insomma, come afferma da mesi il sindaco della piccola isola siciliana, Totò Martello: ‘il porto di Lampedusa non è stato mai chiuso ed i migranti continuano ad arrivare’. Si tratta di piccole imbarcazioni che con l’arrivo dell’estate sono destinate ad aumentare.
Anche in Calabria gli ‘sbarchi fantasma’ oramai sono quotidiani. Due unità navali della Guardia di finanza sono intervenute la settimana scorsa per soccorrere 53 migranti di nazionalità pachistana. I disperati erano a bordo di un natante di appena quindici metri di lunghezza. Tra loro c’erano dieci minori. Gli scafisti di nazionalità ucraina sono stati arrestati. Poi ci sono gli emigranti che arrivano in aereo dalla Germania. Secondo quanto riferisce Tonia Mastrobuoni su Repubblica del 16 giugno scorso in 6 mesi la Germania ha trasferito in aereo quasi 1200 migranti. ‘Legati e sedati. Chi si oppone al trasferimento dopo un po' è seduto in aereo addormentato", dicono diversi testimoni.
Per il ministero degli Interni, Matteo Salvini, la situazione è sotto controllo e gli arrivi su piccole imbarcazioni sono comunque diminuiti rispetto allo scorso anno. Insomma, dopo le elezioni europee gli sbarchi non sono più un’emergenza, finita la campagna elettorale il problema, almeno per ora, è risolto o tale deve sembrare.
Nel frattempo, la Sea Watch 3 con i suoi 42 migranti a bordo rimane bloccata davanti a Lampedusa. Ormai è come ‘la nave fantasma’ del celebre film del 1980 di Alvin Rakoff. È lì a 15 miglia dal porto, ferma da 11 giorni con il suo carico di disperati, ma non può attraccare, per il ministro degli Interni è una questione chiusa e non importano gli appelli dell'Alto commissariato per i rifugiati (Acnur) e quelli del medico di bordo.
E non importa neanche se, intanto, altre decine di centinaia di migranti, anch’essi fantasma, continuano ad arrivare.




venerdì 21 giugno 2019

Tesori di Sicilia: Solstizio d'estate

Il sole sorge puntuale come ogni mattina, ma oggi è un giorno speciale, è il più lungo dell'anno, è il solstizio d'estate

di Giovanni pulvino (@PulvinoGiovanni) 

Solstizio d'estate 2019 - (foto di Giovanni Pulvino)

E' l'alba di un nuovo giorno, l'aria fresca del primo mattino ed il silenzio hanno un sapore unico, come il giallo e l'arancione intenso del sole appena spuntato, laggiù ad est come sempre. 
E' il ciclo della vita che si rinnova, ancora una volta, ma è solo un momento, poi tutto passa, per tornare di nuovo domani e dopodomani e poi ancora ed ancora. 
Le parole cercano di fermare quell'attimo, ma è tutto inutile, ora è già diverso, è un'altra cosa, che durerà anch'essa un solo momento e così sarà per sempre. 
Memoria destinata a scolorirsi come tutto, come quel colore, che prima è arancione, poi giallo, infine è solo un ricordo che durerà come la vita di chi lo ha vissuto, sia pur per un solo momento. 


mercoledì 19 giugno 2019

Solstizio d'estate, a Motta d’Affermo si rinnoverà con il Rito della Luce

A Motta d’Affermo e Castel di Tusa si svolgeranno dal 21 al 23 giugno tre giornate di incontri per celebrare l’arrivo della ‘bella stagione’ e per rinnovare presso la ‘Piramide 38° - parallelo’ di Mauro Staccioli il ‘Rito della Luce’ 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La Piramide - 38° parallelo - (Foto Pulvino Giovanni)
Il rito della luce si svolge ogni anno a giugno, nei giorni delle porte solstiziali, quando il sole trionfa sul buio, e chi partecipa sceglie consapevolmente una via, un cammino di luce. Il rito avviene nel parco della fiumara d’arte dove in questa sola occasione annuale la piramide-38° parallelo viene aperta per favorire al viaggiatore uno sguardo elevato e aperto sull’universo. Il rito si offre come parola di bellezza, come parola maieutica. Negli ultimi anni l’evento è stato preparato del viaggio di alcuni grandi poeti nelle scuole della Fiumara per offrire ai bambini il valore della parola, la sacralità della poesia e il messaggio di Bellezza di essa contiene. L’obiettivo annunciato dal fondatore della Fiumara, Antonio Presti, è consegnare alle nuove generazioni l’opportunità di riunirsi ogni anno, in quei giorni d’estate, per scegliere ogni volta il trionfo della luce.’, rito della luce 2012.
Con il patrocinio del comune di Motta d’Affermo, del Consorzio dei comuni della valle dell’Halaesa, della Regione Sicilia e sotto la direzione artistica della regista Linda Ferrante si rinnoverà il Rito della Luce, ‘Solstizio d’estate – L’eresia della bellezza’, ecco il programma 2019:
La locandina del Rito della Luce 2019
Venerdì 21 giugno, dalle ore 10:00 alle 21:00 si procederà, in contrada Belvedere a Motta d’Affermo, all’apertura della Piramide – 38° ParalleloAlle ore 12:00 ci sarà una visita guidata delle camere d’arte del Museo Albergo Atelier sul Mare a Castel di Tusa. Dalle ore 16:00 alle 18:00 sì celebrerà il ‘Saluto al Sole’. Durante la giornata il pubblico potrà assistere all'allestimento delle opere artistiche. 
Sabato 22 giugno, dalle ore 10:00 alle 21:00 si potrà accedere all'interno della Piramide – 38° Parallelo. Alle ore 12:00 presso il Museo Albergo Atelier sul Mare si potranno visitare le camere d’arte, alle ore 18:00 assistere all'inaugurazione da parte dell’Associazione Famiglie Persone Down Catania (AFPD) della mostra fotografica ‘Noi Siamo Bellezza’ curata da Antonella Cunzolo ed alle ore 21:00 si potrà visitare la mostra sculture-design, a cura di Umberto Leone e Ute Pyka. La serata si concluderà alle ore 22:00 con un ‘Ensemble di artisti’ nello spazio antistante il Museo Albergo Atelier sul Mare, dove si potrà assistere a esibizioni musicali, canti e reading di poesia. 
Domenica 23 giugno, alle ore 12:00 ci sarà presso il Museo Atelier sul Mare una visita guidata alle stanze ed una mostra fotografica: ‘Noi Siamo Bellezza’. Dalle ore 15:00 all’imbrunire si potrà assistere a Motta d’Affermo al Rito della Luce presso la Piramide - 38° Parallelo, con letture di poesie, danza, musica e performance sino al tramonto del sole. 
Per raggiungere la Piramide 38° parallelo occorre percorre da Castel di Tusa per due chilometri la strada statale 113 in direzione Messina o da Santo Stefano di Camastra per circa otto chilometri in direzione Palermo. All'incrocio per Pettineo imboccare la strada provinciale 173. Giunti nel comune di Motta d’Affermo, nei pressi di un’altra opera di Fiumara d’arte, ‘Energia mediterranea’, i visitatori saranno accompagnati fino alla Piramide da un servizio di bus-navetta organizzato dal comune di Motta d’Affermo. I partecipanti alla manifestazione del Rito della Luce sono invitati ad indossare abiti bianchi ed a rispettare il silenzio.



martedì 18 giugno 2019

I poveri sono circa 5 milioni, ma le richieste per il Rdc sono circa un milione, com’è possibile?

I dati sul numero di poveri stimati dall’Istat per il 2018 sono in netto contrasto con le domande presentate per il Reddito di cittadinanza, com'è possibile? Ecco tre possibili spiegazioni

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da istat.it
L'Istat stima che le famiglie in povertà assoluta sono oltre 1,8 milioni, cioè il 7% del totale che corrisponde a circa cinque milioni di individui (8,4% del totale). Non ci sono secondo l’Istituto di statistica ‘variazioni significative rispetto al 2017’. Le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono soprattutto nel Mezzogiorno. Nel Sud l’incidenza è del 9,6% e del 10,8% nelle Isole. Nel Nord-ovest, invece, è del 6,1% e nel Nord-est e nel Centro del 5,3%. Anche se la maggior parte dei nuclei familiari risiedono nel Nord (45,7% rispetto al 31,7% del Sud), sottolinea l’Istat, il maggior numero di famiglie povere si trova nel Meridione (45,1% rispetto al 39,3% del Nord e del 15,6% del Centro). L’Istituto stima poco più di tre milioni di famiglie in condizioni di povertà relativa, cioè l’11,8% del totale che corrisponde a circa 9 milioni di individui. Il fenomeno nel 2018 si è aggravato nel Nord, dove è passato dal 5,9% del 2017 al 6,6% del 2018, mentre nel Mezzogiorno l’Istituto di statistica stima un leggero miglioramento, dal 24,7% del 2017 al 22,1% del 2018. In particolare, nel Sud è passato dal 24,1% al 22,3% e nelle Isole dal 25,9% al 21,6%. La regione con la maggiore incidenza di poveri è la Calabria (30,60%), seguita dalla Campania (24,90%) e dalla Sicilia (22,50%).
Questi dati, che confermano la gravità della situazione italiana ed in particolare il divario tra Nord e Sud, sono in netto contrasto con le richieste per il Reddito di cittadinanza. Ad aprile esse erano, secondo l’Inps, 1.016.977. Il maggior numero di domande è stato presentato in Campania (172.175), seguita dalla Sicilia (161.383). Nel Lazio sono state 93.048, in Puglia 90.008 e in Lombardia 90.296. Mentre il minor numero di richieste è stato registrato in Valle d’Aosta (1.333), seguita dal Trentino (3.695) e dal Molise (6.388).
Di fronte a questa situazione i nostri governanti dovrebbero chiedersi: com’è possibile che a fronte di circa 5 milioni individui che vivono in povertà assoluta e ad altri 9 milioni che sono a rischio di esclusione sociale le richieste del Rdc siano poco più di un milione? Ad oggi nessuna riflessione è stata fatta, ma forse è chiedere troppo in un’epoca di selfie e fakenews.
Ecco tre possibili spiegazioni, ma di sicuro c’è ne sono tante altre. La prima è che tra gli indigenti ci sono tanti finti poveri e, di conseguenza, altrettanti piccoli evasori fiscali. La seconda ipotesi è che tanti indigenti pur di racimolare il minimo indispensabile per sopravvivere sono disposti a lavorare ‘a nero’ o, se si tratta di imprenditori o professionisti a non dichiarare tutto il ricavato delle loro micro-attività. Oppure il meccanismo di accesso al Rdc è così stringente che in tanti hanno rinunciato per l’esiguità dell’importo erogato o non hanno potuto fare la domanda. Tra questi ultimi di certo ci sono la gran parte del milione e mezzo di poveri stranieri stimato dall’Istat. Insomma, con il Rdc milioni di poveri rimarranno poveri, nonostante le esultanti affermazioni del vicepremier Luigi Di Maio.

Fonti: istat.it e inps.it


domenica 16 giugno 2019

Fiumara d’Arte, il parco di sculture a cielo aperto più grande al mondo

Nei comuni di Motta d’Affermo, Tusa, Castel di Lucio, Mistretta e Reitano, sono ubicate le opere a cielo aperto di Fiumara d’arte, oggi riconosciuto come ‘il parco di sculture a cielo aperto più importante al mondo’

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

La finestra sul mare di Tano Festa a Villa Margi (Me)
(Foto da ateliersulamare.com)
La maggior parte delle opere sono collocate agli argini del torrente Tusa che scorre tra i comuni di Tusa e Motta d’Affermo. Nei pressi di Castel di Tusa si trovano anche i resti di un sito di epoca greca-romana risalenti al 450 a.C.: la valle dell’Halaesa. 
La prima opera, ‘La materia poteva non esserci’ è stata realizzata da Pietro Consagra nel 1986. La scultura, dedicata alla memoria del padre da Antonio Presti, il fondatore e mecenate di Fiumara d’Arte, è in cemento armato ed è alta diciotto metri. La seconda scultura dal titolo ‘Una curva gettata alle spalle del tempo’ è stata realizzata nel 1988 ed è di Paolo Schiavocampo. L’opera si trova nel comune di Castel di Lucio. Il Monumento per un poeta morto’ di Tano Festa è del 1989, la scultura è ubicata a Villa Margi (frazione del comune di Reitano), a pochi metri dal mare ed ha la forma di una finestra ed è per questo che è conosciuta anche come: ‘La finestra su mare’. 
La pietra poteva non esserci di Pietro Consagra - Tusa (Me)
(Foto da ateliersulmare.com)
Quell’anno ed in quello successivo vennero realizzate altre quattro opere: la ‘Stanza di barca d’oro’ di Hidetoshi Nagasawa che si trova nel torrente Romei a Mistretta, ‘Energia mediterranea’ di Antonio Palma che ha la forma di un onda ed è collocata nel comune di Motta d’Affermo, ‘Il Labirinto di Arianna’ di Italo Lanfredini situata nei pressi di Castel di Lucio, dove si trova anche ‘Artheusa’, opera in ceramica realizzata sulla facciata esterna della locale caserma dei carabinieri ed è di Piero Dorazio e Graziano Marini. 
Le opere si trovano su suolo pubblico e sono state realizzate senza le autorizzazioni previste dalla legge, per cui erano abusive ed hanno rischiato di essere demolite. Dopo una lunga vertenza legale la disputa si è conclusa positivamente per Fiumara d’Arte. Una sentenza della Corte di Cassazione del 23 febbraio del 1994 ha, infatti, regolarizzato l’ubicazione delle opere. Da allora il ‘Parco’ è riconosciuto come ‘percorso turistico culturale’ ed è considerato ‘uno dei parchi di sculture a cielo aperto più grande al mondo’. 
Energia mediterranea di Antonio Palma  - Motta d'Affermo (Me)
(Foto da ateliersulmare.com)
Il 21 marzo del 2010 è stata inaugurata un’altra opera: ‘Piramide – 38° parallelo’ di Mauro Staccioli. Oggi essa è diventata la più famosa tra quelle di Fiumara d’Arte sia per la sua collocazione, sia perché ogni anno in occasione del solstizio d’estate vi si svolge il Rito della Luce’. Situata in contrada Belvedere, un’altura nel territorio di Motta d’Affermo, la scultura  si affaccia, a nord, sul mare mediterraneo e ad ovest, al di là del torrente, verso gli scavi dell’antica Haleasa. In quel luogo di contemplazione si può godere di un panorama mozzafiato. Oltre alla bellezza e all'imponenza della Piramide, si può ammirare tutto il litorale tirrenico della Sicilia e guardando verso l'orizzonte distinguere le sagome delle isole dell'arcipelago delle Eolie. 
Nel 2015 è stata realizzata a Castel di Tusa l’ultima scultura: ‘Respiro’ di Giacomo Rizzo. Altre opere sono le stanze del Museo Albergo Atelier sul Mare e che costituiscono la principale attrazione del complesso residenziale ubicato a Castel di Tusa, a pochi metri dal mare e che è parte integrante di Fiumara d’Arte. 
Si parla spesso di turismo e di cultura come leve di sviluppo per il Sud, ebbene occorre riconoscere la validità e l'importanza delle scelte fatte dagli amministratori dei comuni dove sono ubicate le opere ed in particolare a quelli di Motta d’Affermo che, senza se e senza ma, hanno sostenuto e promosso, anche finanziariamente, Fiumara d’Arte fin dalla sua fondazione. Ed è certo che senza il loro impegno oggi il ‘Parco’, nonostante il ruolo preminente e la volontà del suo fondatore Antonio Presti, non esisterebbe e, comunque, non costituirebbe un valore aggiunto fondamentale per il futuro economico e sociale di questa terra e per queste comunità.


lunedì 10 giugno 2019

Giacomo Matteotti: 'Il fascismo non è un'opinione, è un reato'

'Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai', Giacomo Matteotti

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da wikipedia.org

Giacomo Matteotti 'fu rapito e assassinato da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini probabilmente per volontà esplicita di Benito Mussolini, a causa delle sue denunce dei brogli elettorali attuati dalla nascente dittatura nelle elezioni del 6 aprile 1924, e delle sue indagini sulla corruzione del governo, in particolare nella vicenda delle tangenti della concessione petrolifera alla Sinclair Oil. Matteotti, nel giorno del suo omicidio (10 giugno 1924) avrebbe dovuto infatti presentare un nuovo discorso alla Camera dei deputati - dopo quello sui brogli del 30 maggio - in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti lo scandalo finanziario coinvolgente anche Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Il corpo di Matteotti fu ritrovato circa due mesi dopo, dal brigadiere Ovidio Caratelli'.



lunedì 3 giugno 2019

I paradisi fiscali sono anche nell'Unione europea

Oggi il principale problema dell’Unione europea è la mancata armonizzazione dei sistemi fiscali nazionali, anzi alcuni Paesi membri sono veri e propri paradisi fiscali

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da permessidisoggiorno.it
Nella campagna elettorale per l'elezione del Parlamento europeo si è parlato molto della possibile deriva sovranista, ma poco o nulla dei programmi delle singole formazioni politiche. Si è ripetuto più volte della necessità di cambiare l'Unione europea, ma poco su come questo cambiamento dovrebbe avvenire. Le opzioni politiche sono sostanzialmente due: limitare i poteri dell’Unione europea o trasformala in un ente federale. Sulla prima ipotesi non c'è molto da dire, si tratterebbe, infatti, di tornare ai nazionalismi e, purtroppo, sappiamo quanti danni essi hanno fatto nel corso del Novecento. Un ritorno al passato oltreché deleterio è, quindi, assai improbabile.
I fautori della seconda opzione auspicano, invece, un’accelerazione del processo di integrazione tra gli Stati membri. Essi vogliono aumentare i poteri dell'Unione europea, ma questo può avvenire solo riducendo le materie di competenza delle singole sovranità nazionali. In particolare, tra gli Stati che hanno adottato la stessa moneta: l’Euro. La sua introduzione, avvenuta nel febbraio del 2002, è stata utile per la stabilità monetaria, ma non ha favorito la crescita e lo sviluppo economico di tutti gli Stati aderenti. A trarre maggiori vantaggi sono stati i Paesi più virtuosi nella gestione della cosa pubblica, mentre quelli del sud Europa, meno attenti al rigore nei loro bilanci pubblici, stanno avendo problemi economici e sociali.
Le responsabilità ovviamente non sono solo dei singoli governi, ma anche delle regole e dei paletti introdotti per aderire all’Euro. Alcune storture sono evidenti. Oltre alla diversa gestione delle risorse pubbliche ed al mancato rispetto dei parametri di Maastricht ci sono ragioni politiche. La più importante è non aver previsto e realizzato l'armonizzazione dei sistemi fiscali. E’ evidente infatti che sistemi tributari diversi creano squilibri economici ed ingiustizie sociali. 
L’Ong Oxfam ha denunciato ‘i paradisi fiscali’ che hanno sede nel Vecchio Continente. Non solo Svizzera, Repubblica di San Marino e Principato di Monaco, ma anche Stati membri dell’Ue, come Malta, Cipro, Olanda, Irlanda e Lussemburgo sono veri e propri paradisi fiscali. L’Onlus denuncia che l‘80% dei proventi sottratti alla tassazione per effetto di pratiche di profit shifting (l'insieme di strategie di natura fiscale che talune imprese attuano per erodere la base imponibile e dunque sottrarre imposte al fisco) finiscono nei paradisi fiscali dell’UE. Nel 2015 con questa pratica, calcola l'Oxfam, circa 210 miliardi di dollari sono finiti in Lussemburgo, Irlanda ed Olanda.
In tanti Paesi dell’UE sono in vigore sistemi tributari di favore che penalizzano gli altri Stati. Da qui le delocalizzazioni produttive, delle sedi legali e fiscali delle imprese con relativa perdita di gettito tributario, di posti di lavoro e di Know-how per i Paesi con tassazioni più alte. Quindi, se l’Ue vuole continuare nel processo di integrazione, non può non armonizzare i sistemi fiscali in modo da garantire a tutti i Paesi membri le spesse entrate fiscali e le stesse opportunità di sviluppo. 
I due vicepremier del governo ‘Pentaleghista’ anziché fare battute o demonizzare le istituzioni europea dovrebbero impegnarsi per la realizzazione di questa riforma, questa sì che sarebbe un atto rivoluzionario, ma i dubbi sul loro impegno sono più che legittimi.

Fonte oxfam.it

sabato 25 maggio 2019

La metamorfosi politica di Matteo Salvini


'Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?', A. Depretis, 8 ottobre 1882 

La metamorfosi - (copertina del libro da it.wikipedia.org)
L'Italia è il paese del trasformismo politico, ma quello realizzato da Matteo Salvini è qualcosa di più: è una vera e propria metamorfosi kafkiana. La coerenza politica ed ideale non è nel Dna del vicepremier e ministro degli Interni del governo 'Pentaleghista'. 'Qualunque cosa accada voglio mantenere la parola data' o 'rispetteremo tutti gli impegni presi con gli italiani', ripete spesso il leader leghista ai suoi alleati e soprattutto ai suoi elettori. 'Non guardo ai sondaggi, il governo durerà 5 anni', aggiunge nelle interviste e nei frequenti comizi.
Eppure, il vicepremier non è un uomo coerente, almeno negli ideali e nella linea politica. All'inizio della sua carriera era un giovane frequentatore del Centro sociale Leoncavallo, poi è diventato 'comunista padano' e secessionista, oggi è un fautore inflessibile della linea politica dei ‘porti chiusi’, nonchè sdoganatore dei fascisti e scrittore per una casa editrice vicina a CasaPound. Il percorso ideale compiuto da Matteo Salvini è una metamorfosi che, per certi aspetti, è unica nella storia recente del nostro Paese.
Fino al 2014 la Lega Nord ed il suo leader erano indipendentisti. Ma, quando Matteo Salvini diventa il segretario del partito ne cambia repentinamente il nome, eliminando la parola ‘Nord’ ed i simboli secessionisti e ne adatta la linea politica: da autonomista padano a sovranista e a ‘prima gli italiani’. L’obiettivo è raccogliere consensi elettorali in tutto il Paese, anche al Sud. Il boom di voti ottenuti il quattro marzo 2018 ed i sondaggi degli ultimi mesi sembrano dare ragione al mutamento genetico attuato dei sostenitori di Albert de Giussan
La convenienza politica per la Lega è evidente anche nella stipula del cosiddetto ‘contratto di governo’ con i grillini. Se Matteo Salvini vuole mantenere e consolidare la leadership nella Destra italiana deve impedire un ritorno al potere dei moderati di Forza Italia e soprattutto di Silvio Berlusconi.  
'Il fine giustifica i mezzi', sosteneva nel lontano 1532 ne 'Il Principe' il filosofo fiorentino Niccolò Machiavelli, ed il leader leghista lo applica senza se e senza ma. Il ‘fine’, ovviamente, è il potere.


domenica 12 maggio 2019

Il lavoro che non c’è, almeno che non c’è per tutti. Ecco come porvi rimedio

Le previsioni sul mercato del lavoro per i prossimi decenni sono inequivocabili: milioni di posti di lavoro saranno svolti dai robot e, di conseguenza, molti lavoratori rimarranno senza occupazione. Ecco come porvi rimedio

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Banksy, murales - Foto da diggita.it
Agli albori della rivoluzione industriale (inizio XIX secolo) nacque il movimento ‘luddista’. Nelle fabbriche con i nuovi macchinari si produceva di più, ma si riducevano i posti di lavoro. Per alcuni anni i lavoratori, capeggiati da Ned Lud, protestarono distruggendo i macchinari, ritenuti responsabili della perdita del posto di lavoro. Poi essi capirono che il problema non erano le nuove tecniche produttive, ma la diseguale distribuzione della ricchezza prodotta. Oggi sta avvenendo la stessa cosa. Innovazione tecnologica ed informatizzazione stanno riducendo i posti di lavoro e la disoccupazione sta diventando sempre più strutturale, cioè permanente. Nel nostro Paese la situazione è già grave. Il tasso di disoccupazione stimato dall’Istat è del 10,2%. Nel 2018 il tasso di occupazione era del 58,9%, ma se nel Nord era del 67,3% e nel Centro del 63,2%, nel Mezzogiorno era del 44,5%. Inoltre, molti contratti sono a temine, cioè sono lavori precari e, spesso, mal pagati. La situazione è particolarmente difficile nel Meridione, dove sommerso e lavoro nero sono la prassi per molte attività imprenditoriali. 
La mancanza di investimenti adeguati in queste regioni non è frutto solo dell’atavica incapacità d’iniziativa imprenditoriale dei meridionali, ma è la conseguenza di precise scelte di politica economica. Il federalismo fiscale attuato dai governi nazionali negli ultimi tre decenni ha impoverito il Sud. Inoltre, la presenza della criminalità organizzata e la distanza dai mercati di sbocco hanno limitano gli investimenti esteri e quelli pubblici. Insomma, il lavoro non c’è, almeno non c’è per tutti, e non c’è soprattutto in alcune aree geografiche del Paese. Non solo ma in futuro, con le nuove tecnologie i disoccupati aumenteranno e con essi i poveri, e, comunque, coloro che sono a rischio di esclusione sociale. Si può porre rimedio a tutto questo? La soluzione c’è ed è semplice, ma è difficile da applicare. Occorre ridurre le disuguaglianze con una equa redistribuzione della ricchezza prodotta. Questo può avvenire in diversi modi. 
Innanzitutto, introducendo nuove imposte, ma è difficile farlo in un mercato globalizzato, dove basta un clic sul computer per spostare masse ingenti di risorse finanziarie. La delocalizzazione non è solo produttiva ma anche di capitali ed è un fenomeno destinato a durare nel tempo. Le imprese si spostano dove maggiori sono i profitti e dove la tassazione è minore. È la logica del capitalismo. Una misura di questo genere potrebbe essere efficace solo con un provvedimento di riforma fiscale emanato dell’Unione europea. Oppure sotto la spinta di un grande movimento sindacale e politico come quelli che si sono affermati nel secolo scorso.
Un altro modo è intervenire direttamente sul mercato del lavoro. Poiché le ore disponibili non sono sufficienti a garantire a tutti un reddito ed una vita dignitosa, l’unica soluzione possibile è ridurre l’orario di lavoro mantenendo e, possibilmente, incrementando i livelli retributivi attuali. Meno ore di lavoro, più occupazione e retribuzioni più alte. Un'altra possibilità è un reddito minimo garantito a tutti, ricchi compresi. Del resto, il sistema ad economia mista si fonda sui consumi, ma questi non possono crescere sempre a debito, è più logico redistribuire la ricchezza e dare a tutti la possibilità di vivere in modo dignitoso. 
Le soluzioni ci sono e se si vuole sono semplici da attuare, ma perché non si mettono in pratica? La risposta è ovvia: chi ha tanto vuole ancora di più e non è disposto a cedere una parte della sua ricchezza a chi non ha nulla o quasi. È un fatto culturale e di giustizia sociale. Occorre vincere gli egoismi e ridurre le disuguaglianze sociali. Ci vuole tempo, ma prima o poi lo capiranno anche coloro che governano gli Stati e l’economia, almeno così dovrebbe essere.

Fonte istat.it

mercoledì 8 maggio 2019

Peppino Impastato: ‘Passeggio per i campi con il cuore sospeso nel sole’

‘Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio, negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare, aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato, si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore', Modena City Ramblers 

di GiovanniPulvino(@PulvinoGiovanni)

1968, comizio di Peppino Impastato nel cortile del palazzo
comunale di Cinisi - (foto da centroimpastato.com)
Peppino Impastato è nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948. Rompe presto i rapporti con il padre Luigi affiliato alla famiglia mafiosa di Cinisi. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista ed aderisce al Psiup. Dal 1968 partecipa alle lotte dei contadini, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 fonda il gruppo Musica e cultura e, l’anno successivo, Radio Aut, un’emittente radiofonica libera ed autofinanziata. Il programma più seguito fu Onda pazza a Mafiopoli, con cui il giovane Impastato insieme ad i suoi amici sbeffeggiava i politici ed i mafiosi di Cinisi e Terrasini. Tra loro c’era Gaetano Badalamenti, allora potentissimo boss della mafia siciliana. 
Nel 1978 si candida alle elezioni provinciali con la lista di Democrazia Proletaria, ma viene assassinato nella notte tra l’otto ed il nove maggio di quell’anno. Gli elettori di Cinisi, pochi giorni dopo, lo eleggono simbolicamente nel Consiglio comunale. Quella morte passò quasi inosservata perché in quelle stesse ore venne ritrovato in via Caetani a Roma il cadavere del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, che era stato rapito e successivamente ucciso dalle Brigate Rosse. All’inizio la stampa, le forze dell’ordine e la magistratura parlarono di un attentato terroristico. I depistaggi e le complicità mafiose non scoraggiarono la madre ed il fratello di Peppino Impastato che intrapresero una dura lotta per far emergere la verità sul suo assassinio. Nel maggio del 1984 gli inquirenti, allora guidati dal giudice Caponnetto, riconobbero la matrice mafiosa dell’omicidio. Il 5 marzo del 2001 la Corte d’assise di Palermo ha condannato a trent’anni di reclusione come mandante dell’omicidio Vito Palazzolo. L’11 aprile dell’anno dopo, per lo stesso motivo, fu emessa la sentenza di ergastolo per Gaetano Badalamenti. 
Peppino Impastato combatté e morì perché era uno spirito libero, un uomo che non sopportava le ingiustizie e le 'malefatte' delle famiglie mafiose. Ecco come dai microfoni di Radio Aut denunciava con fermezza ed ironia gli ‘affari’ perpetrati dai politici e mafiosi di Cinisi. 
Peppino: ‘E sì, siamo nei paraggi del Maficipio di Mafiopoli. È riunita la Commissione Edilizia. All’ordine del giorno l’approvazione del Progetto Z-11. Il grande capo, Tano Seduto, si aggira come uno sparviero nella piazza. Si aspetta il verdetto’. 
Salvo: ‘Ed ecco tutti i grandi capi delle grandi famiglie indiane tutti qua: c’è Mano cusuta, o Cusuta-mano, poi c’è Quarara Calante, eccolo là, con il suo bel pennacchio, c’è anche l’esploratore, il Pari, … deve essere un pari d’Inghilterra … e, infine, a presiedere questa seduta, veramente in tutta la sua maestosità …’. 
Peppino: ‘C’è il grande capo, i due grandi capi, Tano Seduto e Geronimo Stefanini, sindaco di Mafiopoli … Sì, i membri della Commissione discutono … c’è qualche divergenza ma sono fondamentalmente d’accordo. Sì, si stanno mettendo d’accordo sull’approvare il progetto Z-11 …’.
Faro: ‘Nuvolette discontinue verso il vice-capo Franco Maneschi. Gli comunicano che il progetto Z-11 è passato e che lui l’ha presa regolarmente nel culo… Sei miliardi… sei miliardi (spari)… Sì, sono sempre gli argomenti con i quali il grande capo Tano Seduto ha imposto la sua legge. 
Salvo: Ma che fa’ ti lamenti? Bada… bada…’. 
Peppino: ‘Bada a come ti lamenti, porco cane… (musica). È stato difficile, ma per don Tano non esistono ostacoli (spari)…’.  
Salvo: ‘Sì, avremo una terra anche per noi, miei prodi. Tutta nostra. Eccola là, con il mare che luccica, eccola là, con le onde che lambiscono dolcemente la riva… Avremo coperte… Viveri… ARMI’.  
Faro: ‘Non si muoverà foglia che Tano non voglia’.

Fonti: wikipedia.org e centroimpastato.com