martedì 17 febbraio 2026

Come il mare d'inverno ...

di Giovanni Pulvino

Litorale tirrenico della Sicilia, 17 febbraio 2026 
(video di Giovanni Pulvino)

Come il mare d'inverno ...

lunedì 16 febbraio 2026

U carrettu sicilianu

U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani

di Giovanni Pulvino

Cefalù, Carretto siciliano (foto di Giovanni Pulvino)

U carrettu fa parte della memoria dei siciliani così come lo sono il sole, il mare, il cibo, le tradizioni, i vulcani e le dominazioni.

È il simbolo di un passato che tanti isolani non accettano. Eppure è una parte ineliminabile nella storia della Sicilia, quella più profonda, quella povera, quella di chi lavorava da suli a suli, che viveva di pane e companatico, che per i contadini era quasi sempre un pezzo di tuma.

Due ruote grandi ed un cassone in legno trainati da un solo animale, un asinello o un mulo, questo era u carrettu, il solo mezzo di locomozione che permetteva di percorrere le disastrate strade della Sicilia dell’Ottocento. Si perché l’isola non è solo mare e spiagge. Gran parte del suo territorio è inospitale. Ci sono colline, montagne, promontori, vulcani, vallate, dove costruire strade è complicato e spesso impossibile.

U carrettu nasce per una necessità pratica, il trasporto di beni e persone. È il risultato dell’ingegno dei siciliani, della parte più povera, dei contadini e degli artigiani.

I colori ed i disegni con cui spesso veniva decorato erano immagini religiose che avevano lo scopo di impedire disgrazie e sventure. Contadini poveri e superstiziosi si illudevano di allontanare ‘u diavulu’ e 'u malocchiu'. Erano credenze e ignoranza, ma c’è da essere orgogliosi di quei siciliani. Vissero la povertà con dignità. Seppero ingegnarsi per alleviare le fatiche imposte da una terra arida e dai soprusi degli uomini, i signorotti del tempo ed i loro ‘sgherri’, i gabellotti. Quelli che poi diventarono i stuppagghiari’, i mafiosi di campagna, quelli che nel dopoguerra hanno sottomesso l’intera isola al volere di pochi ‘boss’ e ad una politica corrotta e incapace.

U carrettu è il simbolo del sudore e della fatica di tanti contadini che vissero di stenti e di duro lavoro. E' stato un tentativo di emancipazione non violenta da parte di un popolo che ha sempre vissuto sottomesso ed in miseria. 

E per tanti ancora oggi è così. 

I carretti ora appartengono alla tradizione ed al folklore ed i siciliani non hanno nessun motivo di vergognarsi di un simbolo 'povero' della loro storia millenaria.

venerdì 13 febbraio 2026

Ogni 15 secondi un bambino muore per malnutrizione, com'è possibile?

Fino a quando tutti non avranno il necessario, nessuno dovrebbe avere il superfluo, Enrico Berlinguer

di Giovanni Pulvino

Foto da azionecontrolafame.it

Sono 673 milioni gli individui che soffrono la fame nel mondo, i bambini malnutriti sotto i 5 anni sono 148 milioni, di questi 45 milioni soffrono di malnutrizione acuta grave. Ogni 15 secondi un bambino muore per fame.

Sono dati che fanno rabbrividire. Com’è possibile nel 2026 che ci siano individui che muoiono per malnutrizione? Siamo andati sulla Luna, abbiamo creato un mondo virtuale, l’AI, continuiamo a spendere ogni anno centinaia di miliardi in armamenti, ci sono oltre 20 milioni di individui che posseggono patrimoni milionari, eppure non siano stati capaci di debellare la miseria, ripeto, com’è possibile?

Ogni anno la malnutrizione provoca 2 milioni di decessi. Secondo l’Unicef ‘E’ una crisi silenziosa, causata da carenza di nutrienti e aggravata da conflitti e crisi climatiche, ma curabile con alimenti terapeutici specifici’. Ed ancora: ‘E’ un’emergenza silente che agisce in modo sottile: ritardando la crescita, privando l’organismo di vitamine e minerali indispensabili, e rendendo i bambini più vulnerabili alle malattie’.

Tutti hanno il diritto di vivere e di farlo in modo dignitoso. Invece non è così. Continuiamo a preparare e a fare guerre, ma non siamo capaci di sconfiggere la ‘Fame’. Che mondo è questo?

Noi ‘boomer’ abbiamo mancato l’appuntamento con la storia, c’è stato un momento in cui avremmo potuto fare molto, ed invece abbiamo fallito. Ora ce ne stiamo seduti comodamente davanti al Pc o a chattare su WhatsApp, magari a denunciare la fame nel mondo, ma non sappiano fare altro che pigiare dei tasti e condividere con qualcuno. Siamo buoni solo a lamentarci, intanto un bambino muore ogni 15 secondi per malnutrizione. 

Che tristezza l'uomo che odia se stesso, che non ha cura di se stesso. Com'è possibile tutto questo?

No, non possiamo e non dobbiamo rassegnarci all’inevitabile. Le parole non bastano, occorre tornare a combattere. Abdicare non è accettabile.

Quanti altri bambini, donne ed uomini dovranno morire prima di ricominciare ad agire?

Fonte unicef.it

domenica 8 febbraio 2026

Non ci sono parole, solo silenzi

Vorresti non comprendere, ma non puoi estraniarti, non puoi, non ne sei capace

di Giovanni Pulvino

Tirreno, Sicilia - (Foto di Giovanni Pulvino)

Il cielo è nuvoloso, minaccia pioggia, tutto è grigio, non resta che la solitudinePensi alle soleggiate giornate di luglio, al suo sorriso, ed invece sei solo con la tua malinconia. Non riesci a muoverti, sei bloccato, vorresti altro, un altro che non viene. Sei solo uno zombie tra tanti.

Perché quelle lacrime trattenute? Sono come le mie? Sono altro? Poi sembra che tutto sia passato, torna la corsa, la voglia di fare, di viaggiare non si sa bene con chi e dove, conta solo fuggire dal presente, ma è una inutile corsa verso il futuro. Perché non ora?

Non ci sono parole, solo silenzi. Non c’è un pensiero, solo illusioni. Non c’è una frase che vale la pena di scrivere. Vorresti non comprendere, ma non puoi estraniarti, non puoi, non ne sei capace. E’ una maledizione, i colori della primavera arriveranno come sempre senza consolare, saranno tutti uguali, senza consolare.

Di certo c’è altro, c’è sempre altro. Ma niente domande, non si ha il diritto di sapere e non è necessario sapere anche se lo vorresti, rimarrà un vuoto, un altro. 

Ora non puoi che tornare al punto di partenza.

Il cielo è grigio, minaccia una pioggia che non viene. Non resta che la solitudine. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Tesori di Sicilia: la Rocca di Cefalù

di Giovanni Pulvino

Poi comprendi perchè è difficile allontanarsi da questa terra ...

La Rocca di Cefalù, 28 gennaio 2026 (foto di Giovanni Pulvino) 




martedì 20 gennaio 2026

Io e la mia isoletta, Alicudi

Guardi l'orizzonte ed hai la sensazione di stare sospeso tra cielo e mare, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene

di Giovanni Pulvino

Alicudi, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino)

Il titolo inganna, l’isola non è mia, anzi non ci sono mai stato e non so neanche quanti sono gli abitanti. Ma a questo possiamo rimediare chiedendolo a Copilot che confidenzialmente mi chiama Cicci, chissà perché. Sono circa 100. Per questa volta non facciamo nessun’altra verifica e ci fidiamo dell’intelligenza artificiale.

Confermo che non ho nessun diritto di proprietà o di possesso e neanche uno straccio di concessione, ma in un certo senso Alicudi è mia. Fa parte del mio immaginario e di chissà di quanti altri. Il fatto è che tutte le mattine, ma proprio tutte, è la prima cosa che vedo guardando l’orizzonte, che sta lì, oltre i tetti delle case della borgata, oltre il ponte della ferrovia.

Alicudi fa parte del quotidiano. È una presenza costante. Sembra che ti stia osservando, si assicura che ci sei, che non stai facendo stupidaggini.

Durante la giornata spesso cambia colore. All'alba è arancione, subito dopo diventa celeste se il mare è calmo, blu se c’è vento di maestrale o di tramontana, nel pomeriggio assume colori sbiaditi tra il celeste e il bianco, al tramonto diventa di nuovo arancione fino a svanire con l’oscurità.

Raramente è nascosta dal mal tempo o dalla foschia. In ogni caso sai che c’è, che è lì, questo basta.

Una mattina, come Fantozzi, aveva la sua nuvoletta personale. La nuvoletta dell’impiegato è diventata, per qualche ora, la nuvoletta di Alicudi.

Guardi l’orizzonte e Lei è lì, non va via, non può andare via. Inchiodata tra cielo e mare delimita l’orizzonte, lo rende animato, asimmetrico, irregolare. E sarà lì anche dopo, a ricordare a chi ci sarà che il tempo dato è limitato e non ritornerà. Ma Lei ci sarà sempre, forse.

Guardi ancora ed hai la sensazione di stare sospeso, ma non è leggerezza, è dubbio, è incomprensione, è un dimenticarsi che non viene.

Circondata da questa enorme massa d’acqua a volte temi che possa sprofondare e sparire per sempre. Ma non va via, sta lì, sembra dire neanche tu sparirai, ma so che è una bugia. 

Mi segue, è la mia nuvoletta. È nella mia testa e lì resterà. E' il mio pensiero, l'unico. E non voglio che vada via.

 

domenica 11 gennaio 2026

Sommersa

Fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa, ma chi non lo è? Puoi fare finta di niente e puoi non saperlo, ma chi non lo è?

di Giovanni Pulvino

Sigla di Fuori orario trasmissione di Raitre (YouTube)

‘Fuori orario’ era una trasmissione che andava in onda in tarda serata su Rai tre alla fine degli anni Ottanta. L’argomento era il cinema e consisteva nella presentazione di un film d’autore a cui seguiva la sua visione. Quello che ritorna sempre di quel programma è la sigla. Si tratta quasi certamente del frammento di un cortometraggio.

Sulle note di Because the night di Patti Smith un pescatore si tuffa nelle acque del molo dove è ancorata la sua barca. Cerca qualcosa o qualcuno. Poi appena sotto la superficie appare una donna che fluttua leggera, ma non sta affondando, semplicemente è sommersa.

Non ha bisogno di respirare, è una fantasia del regista, come nei sogni non è necessario farlo.

È all’interno di una bolla.  È solare. È birichina. Ha lo spirito da fanciullina. Ti guarda con un sorriso beffardo, di chi sa di aver fatto una marachella e non sa nasconderlo. Magari sta ricordando quella sua prima volta sulla neve, vi rimase per pochi minuti ma era felice come una bambina. Di certo fu un regalo per chi c'era. E per entrambi furono momenti che valgono una vita intera. 

E' un’ape regina. Sceglie e scarta. Sembra dire sono io che decido, ma non sa che è solo un’illusione. L’acqua la protegge, la nasconde da chi in superficie vuole carpire la sua leggerezza, la sua sensualità, la sua dolcezza. A volte riemerge, lo fa per sé stessa ma non è egoista. Per tanti è come un’isola impossibile da raggiungere, puoi solo circumnavigarla, ma non puoi sbarcare. Se ti avvicini Lei si allontana. Non puoi toccarla è solo fantasia, è solo un frame sullo schermo. Ti rimane impressa, non puoi cancellarla dalla tua mente, ti possiede e ti possiederà. E non puoi farci nulla. Ti guarda con una tenerezza a cui non sai rinunciare, poi ti costringe a girarti, ma non puoi scappare, resterà nella memoria, resterà un altro vuoto incolmabile.


domenica 4 gennaio 2026

Era il 1973, ed è il 2026, ed è sempre la stessa storia

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona

di Giovanni Pulvino

1972, discorso di Salvador Allende alle Nazioni Unite

Era l’undici settembre del 1973 quando con un colpo di Stato organizzato dalla Cia venne instaurata una dittatura militare in Cile.

Nel 1970 era stato eletto per la prima volta un socialista alla carica di presidente: Salvador Allende. Nonostante le difficoltà egli attuò la riforma agraria e un vasto piano di nazionalizzazioni. Il boicottaggio economico statunitense non gli impedì l’affermazione anche nelle elezioni del 1973.  

Il giorno del golpe, Allende non cederà, le sue ultime foto da vivo lo ritraggono con un elmetto e un mitra in mano. Il Presidente morirà negli scontri, chi dice assassinato, chi dice suicidato.

I giorni che seguiranno saranno tragici per il Cile. Nei diciassette anni di dittatura le vittime saranno almeno 32 mila.

La figura che abbatterà la democrazia cilena sarà quella di Augusto Pinochet, nominato un mese prima dallo stesso Allende come capo delle Forze armate. 

Quello che sta avvenendo in queste ore in Venezuela è una tragica ripetizione di quello che avvenne oltre 52 anni fa. La logica americana è quella del colonialismo. L’obiettivo principale è la riserva di petrolio del paese sud-americano.

Per mantenere la supremazia mondiale è necessario avere il potere economico oltreché militare e per farlo è indispensabile il controllo delle risorse energetiche. Non c’è un’altra spiegazione all’atto di violazione del diritto internazionale e della sovranità perpetrato dagli Usa ai danni del popolo venezuelano.

Negli anni Settanta c’era la scusante ideologica, oggi è solo economica. Chi in queste ore giustifica l’operato del governo americano è complice e servo, oltreché politicamente insignificante. 

Dopo questo atto di guerra chi potrà protestare se Putin arriverà a Kiev, chi potrà accusare la Cina di ledere il diritto internazionale se deciderà di invadere Taiwan o se Netanyahu attaccherà il Libano? D’ora in poi tutto è possibile, è solo la logica del più forte. E' una regressione culturale ed etica senza precedenti. 

Era il 1973 ed è il 2026 ed è sempre la stessa storia, la stessa indecenza, la stessa nefandezza. L'uomo è una delusione continua. Quando finiremo, se mai lo faremo, con l'odio e la prepotenza?

Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. ... Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione.’, dichiarava Diego Armando Maradona, e come dargli torto.