martedì 11 gennaio 2022

La babele dei numeri

Ecco la composizione dell'assemblea che dal 24 gennaio prossimo eleggerà il nuovo presidente della Repubblica

di Giovanni Pulvino

Foto da @chetempochefa

                                             Camera dei deputati                         Senato della Repubblica

Gruppo

parlamentare


Centro

destra

Centro

sinistra

Misto

Altro

Centro

destra

Centro

sinistra


Misto


Altro

Coraggio Italia

 

21

 

 

 

 

 

 

 

Forza Italia

 

79

 

 

 

50

 

 

 

Fratelli d'Italia

 

37

 

 

 

21

 

 

 

Lega

 

133

 

 

 

64

 

 

 

M5s

 

 

 

 

158

 

 

 

74

Pd

 

 

94

 

 

 

38

 

 

LeU

 

 

12

 

 

 

 

 

 

Italia Viva

 

 

 

 

29

 

 

 

15

Misto

 

 

 

42

 

 

 

48

 

Misto 2/Autonomie

 

 

 

28

 

 

 

 

8

Totale

 

270

106

70

187

135

38

48

97

Regioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Centrodestra

 

33

 

 

 

 

 

 

 

Centrosinistra

 

 

25

 

 

 

 

 

 


Centrodestra

438

Centrosinistra (169) +M5s (232)

401

Italia viva

44

Misto

118

Autonomie

8

Maggioranze previste dall’articolo 83 della Costituzione:

Prime tre votazioni 2/3                

672,67

673

Dalla quarta votazione 50%+1    

504,50

505

Attualmente i senatori sono 320 ed i deputati 629, quindi le maggioranze richieste potrebbero variare.

Fonte: senato.it e camera.it


venerdì 7 gennaio 2022

Ha vinto il Covid-19?

Con la variazione del virus da Delta ad Omicron, il Covid-19 ha vinto la ‘guerra’ della pandemia?

di Giovanni Pulvino

La ‘guerra’ della pandemia iniziata alla fine del 2019 è stata vinta dal Covid-19? Debellare il virus è impossibile, almeno per il momento. Ormai è chiaro a tutti. I vaccini ci proteggono dalle forme più gravi della malattia, ma non ne impediscono la diffusione. L’’istinto di sopravvivenza dell’agente patogeno sta prevalendo. Le continue modifiche impediscono, almeno per ora, la creazione di un rimedio adeguato e definitivo.

La variante Omicron renderà il Coronavirus endemico. 

Il ‘nuovo’ Covid-19 ha una capacità di trasmissione almeno dieci volte superiore a Delta. È meno letale o così dicono le prime ricerche, ma, di certo, infetta molto di più. È come se il virus avesse ‘compreso’ che uccidere gli uomini non è conveniente perché equivale ad un suicidio. La mutazione è funzionale alla sua conservazione e alla sua trasmissione.

I lockdown praticati ad inizio 2020, la Dad, l’uso del distanziamento e delle mascherine e successivamente una campagna vaccinale massiccia non sono stati sufficienti per eliminare il Coronavirus. Per l’uomo è una sconfitta.

Non è la prima volta che succede. I batteri si possono rendere ‘inoffensivi’, ma non si possono eliminare. I virologi lo sanno bene.

Il Covid-19 si sta adattando all’uomo, del resto se vuole continuare a riprodursi non ha alternative se non quella di fare un improbabile salto di specie.

Dovremo imparare a convivere con il Coronavirus e con le sue varianti. E dovremo accettarne le conseguenze, soprattutto in termini di morti e di ricoveri in terapia intensiva.

È difficile da ammettere, ma i virus e l’uomo hanno una storia comune. Ed certo che anche stavolta troveremo i rimedi. Cure, vaccini e adattamenti del batterio faranno la differenza. È solo una questione di tempo. 

Non illudiamoci, il Covid-19 rimarrà con noi a lungo e forse per sempre.

martedì 4 gennaio 2022

I docenti e le Ffp2

I docenti ed i collaboratori Ata al rientro a scuola dopo le vacanze di fine anno dovranno affrontare il periodo più rischioso dall'inizio della pandemia

di Giovanni Pulvino

Con l’ultimo provvedimento preso dal Governo sulla lotta al Covid-19 arriva per i lavoratori della scuola l’ennesima beffa. Se nella classe ci saranno due positivi le Mascherine Ffp2 diventeranno obbligatorie, ma allora quelle chirurgiche messe a disposizione dal ministero non erano e non sono adeguate?

In prima linea nella lotta alla pandemia, i docenti ed i collaboratori Ata dovranno affrontare al rientro a scuola dopo le vacanze di fine anno il periodo più rischioso da gennaio 2020.

Agli istituti scolastici non è permesso conoscere lo stato vaccinale degli alunni sia del primo che del secondo grado di istruzione, né può essere richiesta la relativa certificazione verde per accedere a scuola.

Per l’Autorità sulla privacy devono essere individuate le modalità che non rendano identificabili gli studenti non immunizzati. Lo scopo è quello di prevenire effetti discriminatori per coloro che non possono o non intendono vaccinarsi.

È la salute dei lavoratori?

I docenti non possono avere informazioni sulla immunizzazione dei loro alunni. Devono vigilare su eventuali discriminazioni e devono imporre l’uso della mascherina in classe scontrandosi spesso con i ragazzi più riottosi ed indisciplinati. Inoltre, sono obbligati a vaccinarsi o a fare la terza dose ed ora ad utilizzare le mascherine Ffp2. Questi ultimi provvedimenti non sono casuali. Il rischio di contagiarsi nelle aule scolastiche è aumentato notevolmente con l’arrivo dell’inverno e della variante Omicron. Il rientro a scuola dopo le vacanze di fine anno è ad alto rischio per alunni e personale scolastico. Anche perché i problemi strutturali come aule piccole e classi pollaio non sono stati risolti. Tutti i provvedimenti diversi dalla Dad sono palliativi. Tra la salute dei docenti e degli alunni da un lato e le esigenze dell’economia dall’altro, il Governo sta privilegiando quest’ultima.

La scuola italiana è sulle spalle dei singoli docenti e sulla loro professionalità. Sono loro che entrano in classe, sono loro che devono far rispettare le regole, in particolare quelle determinate dalla pandemia.

Devono formare ed educare le nuove generazioni, ma, nelle stesso tempo, devono garantire la loro incolumità contro il Covid-19. 

La responsabilità del rientro a scuola è dei docenti. Non solo rischiano di subire gravi conseguenze per la loro salute, ma anche le eventuali denunce penali sulla mancata vigilanza.

sabato 1 gennaio 2022

Pane, formaggio, pomodori e ‘passuluna’ cotti nella brace …

Era un pasto semplice, ma gustoso, sfizioso. Per un momento non sentivi più la fatica del lavoro, dimenticavi l’assurdità di compiere un atto che rendeva meno di quello che riuscivi a produrre

di Giovanni Pulvino

Foto di Giovanni Pulvino
I passuluni’ così li chiamavamo. Sono olive nere e mature. Le raccoglievamo da terra mischiate tra le altre, le prendevamo una ad una, la prima era del proprietario del terreno, la seconda del frantoio e la terza per chi come noi chino sulla terra umida si spaccava la schiena. Dovevi dividerle dalle erbacce e dai sassolini che eri costretto a spostare con un dito. Usavamo entrambe le mani. Quando queste erano piene di olive le gettavamo dentro i ‘panari’ che di tanto in tanto dovevi spostare e quando si riempivano svuotarli nei sacchi di plastica o di juta. A sera con l’aiuto di un asinello o a spalla li portavamo nel magazzino, dove venivano adagiate sul pavimento a finire la maturazione. Dopo pochi giorni, si riponevano di nuovo nei sacchi per portale al frantoio.

Le giornate in campagna passavano così, lente e leggere, faticando ed a volte giocando a chi riempiva per primo ‘i panari’ e, inevitabilmente, discutevamo su chi ne aveva svuotato di più nei sacchi, ma durava poco, non era un gioco era un lavoro.

Stavamo curvi o inginocchiati a individuare e raccogliere le olive mature cadute per terra. Tutto era naturale, inevitabile, poetico. Ed era così per settimane e mesi, si iniziava in autunno e durava fino all’arrivo dei primi freddi invernali.

Il lavoro che stavamo facendo non era ripagato dall’olio estratto dalle olive, ma alla fine della stagione un pensiero era stato tolto: avevamo la riserva per tutto l’anno.

Pane, formaggio, pomodori e ‘passuluna’ cotti nella brace, questo era il nostro pranzo. Seduti sotto gli alberi di ulivo, su una pietra o sull’erba, con un tenue odore di zagara, con la schiena indolenzita e le mani ancora sporche di terra, stavamo lì in attesa di tirare fuori dalla brace le olive nere mature, si erano un po' bruciate, quasi tutte odoravano di affumicato, ma avevano un sapore antico, impossibile da definire, che ti rimane impresso, che ti porti fino alla fine e non puoi non ricordarlo.

Un morso al pane fatto in casa, uno al pomodoro, un altro al formaggio ed un ‘passuluni’, nient’altro. Toglierli dalla brace in cui erano stati cotti e ripulirli non era complicato, avevano perso l’amaro tipico delle olive ed il loro sapore si combinava perfettamente con gli altri ingredienti. Era un pasto semplice, ma gustoso, sfizioso. Per un momento non sentivi più la fatica del lavoro, dimenticavi l’assurdità di compiere un atto che rendeva meno di quello che riuscivi a produrre.    

Ogni tanto facevamo la stessa cosa con il braciere di casa, unica modalità di riscaldamento che c’era allora, ma il loro sapore era diverso, mancava l’odore dell’erba e della terra umida e soprattutto la fatica fatta nella raccolta delle olive.

A sera restavano la fragranza ed i colori degli ulivi, degli agrumeti, dell’erba ed in particolare degli ‘airiaruci’. Lì chiamavamo così perché il loro stelo aveva un sapore agrodolce; ogni tanto, con l’incoscienza tipica degli adolescenti, li raccoglievamo per masticarli e succhiarli, ma poi li sputavamo.

In quei giorni, tra alberi e sterpaglie di ogni genere, chino sulla terra umida, immerso nei colori autunnali della campagna, lontano dal perenne ondeggiare del mare, non sentivi il trascorrere lento della vita che ti prende ogni volta che non stai facendo nulla di concreto, quando stai a pensare e non sai il perché lo fai, quando subisci le immagini ed i luoghi dove sei stato e che sai che non torneranno più, mai più.     

Come i giorni di festa che ora non hanno più lo stesso ‘senso’, ma che sei costretto a vivere anche se non vorresti, almeno non così.

Pane, formaggio, pomodori e i ‘passuluna’ cotti nella brace, nient'altro che un vuoto a perdere, come tutto, come sempre.

E non so perché sto qui a scriverne, a correggerne, a ….


venerdì 24 dicembre 2021

Al Sud uno sviluppo equo e sostenibile è possibile, ma occorre volerlo

Le risorse ci sono, i piani di investimento anche, allora perché lo Stato italiano non si adopera per ridurre il divario socioeconomico tra il Sud ed il Nord del Paese?

di Giovanni Pulvino

Foto da lasorgentecaposele.it

Il divario economico tra Nord e Sud del nostro Paese, in termini di pil e di reddito pro-capite, si è ampliato, in questi ultimi due anni, a causa dei devastanti effetti della pandemia, specie sulle piccole e medie imprese. Un divario storico, mai attenuato, a partire dall''unificazione nazionale, salvo una significativa riduzione, nel secondo dopoguerra, per gli interventi straordinari della Cassa per il Mezzogiorno. Questo è quanto sostiene il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro.

Non solo. Nonostante i piani di investimenti previsti con il Pnrrquesto divario sembra destinato ad accentuarsi per un concorso di cause negative’. Alla mancanza di una ‘mirata’ politica industriale e tecnologica si aggiungono il ‘mancato utilizzo dei fondi Ue a disposizione e l’inerzia realizzativa’ degli enti locali.

L’inevitabile incremento del divario tra il Nord ed il Sud ‘peserà - secondo il segretario di Unimpresa - sul prossimo futuro, anche sociale, dell'Italia’.

Il ruolo a cui il Mezzogiorno è destinato sembra irreversibile, ma così non è. Uno sviluppo equo e sostenibile è possibile, ma occorre volerlo.

Fare annunci e promettere risorse non è sufficiente. È necessario l’intervento diretto dello Stato. L’assenza nel dibattito politico nazionale della Questione meridionale è emblematica. Basti pensare ai ritardi nella realizzazione delle infrastrutture. Ecco qualche esempio concreto. L’alta velocità è ancora un’ipotesi, la fibra ottica non è una priorità, specie nelle piccole comunità, i servizi sociali ed amministrativi sono inefficienti e poi c'è l’esclusione sistematica dai grandi eventi economici e sportivi, l'elenco è lungo. Questi problemi si aggiungono a quelli strutturali accumulati dall’Unità d’Italia ad oggi.

E non è vero che non ci sono le intelligenze e le capacità imprenditoriali. Quelle che scarseggiano sono le 'opportunità socioeconomiche' per poter intraprendere attività produttive legate al territorio e al capitale umano disponibile. Nel Mezzogiorno non ci sono cioè le condizioni minime per favorire gli investimenti nazionali ed esteri.

Quella che manca è la volontà politica. Il Sud per la nostra classe dirigente continua a non essere una priorità.

Fonte unimpresa

mercoledì 15 dicembre 2021

Sciopero generale

La Cgil e la Uil hanno indetto lo sciopero generale, ecco quali sono le loro motivazioni

di Giovanni Pulvino

Foto da cgil.it

La riforma dell’Irpef prevede la riduzione degli scaglioni da cinque a quattro ed una rimodulazione delle aliquote. Per i redditi da o a 15.000 euro  l’aliquota rimane del 23%. Per gli scaglioni da 15.000 a 28.000 e 28.001 a 50.000 euro le aliquota si riducono di due punti, cioè passano rispettivamente al 25% e al 35%.

Per i redditi oltre i 50.000 euro l’aliquota sarà del 43%, aumenta cioè di due punti. Lo scaglione oltre i 75.000 euro sarà cancellato. Ai redditi fino a 35.000 euro si applica una riduzione sui contributi ogni 10.000 euro di retribuzione, ma è prevista solo per un anno.

Secondo la simulazione fatta dal Sole 24 ore i soggetti che beneficeranno di più da questa riforma sono i redditi sopra i 40.000 euro. Mediamente risparmieranno 950 euro di imposte, cifra che si riduce a 100 euro per chi percepisce un reddito di 24.000 euro. Nulla andrà a chi ha un reddito inferiore a 15.000 euro. La no tax area prevista è di 8.174 euro per i dipendenti, 5.550 (700 euro in più di prima) euro per i lavoratori autonomi e 8.500 euro per i pensionati.

È bene ricordare che in Francia l'aliquota per i redditi più bassi è dell’11%, in Germania del 14%, in Spagna del 19%, in UK del 20%, ma con una no tax area fino a 14.600 euro.

Questi dati spiegano perché la Cgil e la Uil hanno indetto lo sciopero generale. La riforma fiscale avvantaggia i ceti cosiddetti medi e non incide se non in minima parte sulle disuguaglianze. Non è prevista nessuna redistribuzione della ricchezza. Il tema dell’evasione fiscale è stato accantonato ancora una volta. Gran parte della manovra è a debito. Il conto sarà pagato dalle generazioni future, a cominciare da quelle che andranno in pensione non prima dei 67 anni di età. Non c’è nessun intervento significativo per il Sud. Il divario con il resto del Paese è destinato a crescere.

Sembra una manovra scritta ed approvata dal Centrodestra invece è quella di un Presidente del Consiglio ‘tecnico’ e di un’ampia maggioranza parlamentare, se non fosse vero ci sarebbe di ridere.

Fonte sole24ore.com

lunedì 6 dicembre 2021

Assegno unico per i figli anche a chi è milionario

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato più volte la necessità di ridurre le  disuguaglianze, ma allora qual è il senso di questa norma?

di Giovanni Pulvino

Il presidente del Consiglio Mario Draghi
Il decreto legislativo attuativo dell’assegno unico è stato approvato dal Consiglio dei ministri, ora dovrà passerà al vaglio delle commissioni competenti delle Camere. L’assegno unico sostituisce i ‘vecchi’ aiuti di famiglia come il bonus bebè e gli assegni familiari. La somma stanziata è di 15 miliardi che salirà progressivamente fino a 19 miliardi e mezzo dal 2029. L’importo mensile potrà raggiungere 175 euro, ma scenderà a 85 euro per i figli maggiorenni tra i 18 ed i 21 anni che studiano, facciano tirocini o il servizio civile universale.

L’indennità spetterà ad ogni figlio a carico e non ha limiti per quelli disabili. L’assegno sarà percepito dal genitore che fa domanda o a chi ne fa richiesta in misura pari tra i genitori. In caso di affidamento in mancanza di un accordo va al genitore affidatario o al tutore, in questo caso sarà riconosciuto nell’interesse del tutelato. La domanda potrà essere presentata anche dai figli maggiorenni che possono ‘richiedere la corresponsione diretta della quota di assegno spettante’.

L’importo pieno spetterà a chi ha un Isee fino a 15 mila euro. Poi diminuirà progressivamente fino a un minimo di 50 euro e 25 per i maggiorenni per Isee oltre 40 mila annui o per chi non allegherà l'attestazione reddituale e patrimoniale alla richiesta. Le domande potranno essere presentate all’Inps a partire dal primo gennaio ed avranno validità da marzo al febbraio dell’anno successivo.

Il nuovo assegno unico per i figli è un’indennità universale, potrà, cioè, essere percepito anche da chi è milionario. La nuova normativa non fa differenza tra chi è ricco e chi invece è indigente. Spetterà cioè anche a chi non ne ha alcun bisogno. L’importo si riduce al crescere del reddito e del patrimonio, ma, nonostante ciò, rimane una misura del tutto incomprensibile ed in contrasto con i principi costituzionali di equità e giustizia sociale.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato più volte la necessità di ridurre le disuguaglianze, allora qual è il senso di questa norma? Ed è paradossale che sia la Sinistra o quella che continua a ritenersi tale, a proporre e sostenere queste riforme.

Non c’è da meravigliarsi quindi se i ‘progressisti’ raccolgono più consensi nei quartieri ‘bene’ delle città, anziché nelle periferie, dove i cittadini spesso votano per i sovranisti ed i populisti. 

 

mercoledì 1 dicembre 2021

La crisi finanziaria della Juventus non è casuale

Un manager che non sa dirigere l’azienda di cui è amministratore dovrebbe essere licenziato su due piedi, ma questa motivazione non basta alla proprietà della Juventus, chissà perché

di Giovanni Pulvino

Pavel Nedved e Andrea Agnelli
(foto da torinonews24.it)

La Juventus ha in corso un ingente aumento di capitale. La somma richiesta al mercato finanziario è di circa 400 milioni di euro. I ripetuti deficit di bilancio e il continuo incremento di debiti accumulati negli ultimi anni hanno reso inevitabile questa operazione di rifinanziamento. 255 milioni di euro, cioè il 63,8% del totale, saranno versati dalla società Exor, 'cassa' della famiglia Agnelli, il resto dai risparmiatori.

In questi giorni ai problemi patrimoniali si sono aggiunti quelli giudiziari. Le accuse oggetto dell’indagine della procura di Torino sono gravi. Scambio fittizio di calciatori e plusvalenze 'farlocche' sono un ‘modus operandi’ frequente nel mondo del calcio. In questo caso esse si sommano con una gestione amministrativa farraginosa ed ai limiti della legalità. 

Alla luce di questi sviluppi si comprende anche l’insistenza del presidente Andrea Agnelli nel voler creare la Superlega, una competizione che avrebbe garantito ingenti risorse finanziare solo ai club più prestigiosi come la Juventus.

Una società abituata a vincere, che dispone di notevoli risorse economiche come ha fatto a ritrovarsi in una situazione patrimoniale e sportiva così precaria?

Nel 2018 l'acquistò di Cristiano Ronaldo fu accolto dai mercati con entusiasmo. In Borsa la quotazione del titolo quintuplicò in pochi giorni. Allora non si tenne conto dell’aumento dei costi e dello squilibrio finanziario che quell’operazione avrebbe provocato negli anni successivi.

117 milioni di euro è stato l’esborso che la Juventus ha dovuto sostenere per acquistare il ‘cartellino’ del campione portoghese. 100 milioni di euro sono andati al Real Madrid, 5 milioni di euro per pagare il contributo di solidarietà previsto dalla Fifa ed i restanti 12 milioni di euro sono stati utilizzati per la commissione al procuratore Jorge Mendes. Al calciatore sono andati 124 milioni di euro netti per quattro anni. Per essere più chiari, a Cristiano Ronaldo è stata corrisposta un’indennità netta di 84.931,51 euro al giorno. La società bianconera ha dovuto sostenere anche oneri e tasse relativi all’ingaggio; pertanto, la cifra complessiva dell’operazione è stata quasi il doppio dell’indennità netta percepita dal calciatore (circa 248 milioni di euro).

L’acquisto di CR7 è stato un capolavoro dal punto di vista mediatico, ma è stata una scommessa ‘persa’ da quello finanziario. Voler vincere la Champions League a tutti i costi, tra l’altro senza riuscirci, non è stato un buon affare per le casse della società.  

Per raggiugere quell’obiettivo il club torinese aveva acquistato nel 2016 il centravanti argentino Gonzalo Gerardo Higuain per 90 milioni di euro e nel 2019 il cartellino del giovane difensore olandese Matthijs de Ligt per 75 milioni di euro. Tutte transazioni finanziare eccezionali ed ingiustificate che rivelano le enormi disuguaglianze generate dal ‘giocattolo del pallone’, che altro non è che la sublimazione del sistema economico capitalista.

Gli acquisti di questi calciatori sono stati eticamente inaccettabili, ma lo sono ancora di più oggi se consideriamo le perdite ed i debiti accumulati. Ora veniamo a sapere delle presunte plusvalenze per coprire i buchi di bilancio.

Un manager che combina tutti questi guai all’azienda che dirige sarebbe licenziato su due piedi, ma questo non basta alla proprietà della Juventus, chissà perché.

Il punto è che il sistema capitalistico non opera in base alla meritocrazia, ma si fonda sui privilegi acquisiti o ereditati. Del resto cosa volete che siano 400 milioni di euro per chi ha un patrimonio miliardario?

Fonte REDNEWS