venerdì 19 marzo 2021

'Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai?'

‘A ricordare e riveder le stelle’ è lo slogano scelto da Libera per la ventiseiesima edizione della Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da libera.it

‘La donna prese le mani di don Luigi Ciotti e gli disse: sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri’. Era il 21 marzo e quell’esortazione non poteva rimanere inascoltata. La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie nasce così, dal dolore di una mamma che aveva perso il figlio nella strage di Capaci.

La prima edizione si svolse a Roma il 21 marzo del 1996. Da allora ogni anno, in una città diversa, in quel giorno vengono letti i nomi ed i cognomi delle vittime innocenti delle mafie. ‘E’ un momento di riflessione, approfondimento e di incontro, di relazioni vive e di testimonianze attorno ai familiari’, si legge nella presentazione della ventiseiesima edizione.

L’emergenza dovuta alla pandemia non ha fermato le iniziative. La campagna di sensibilizzazione sta continuando attraverso i social e con l’attivismo sul territorio.

‘A ricordare e riveder le stelle’ è lo slogan scelto per il 20 ed il 21 marzo 2021. Il senso è chiaro. Tornare a coloro che hanno perso la vita a causa delle mafie e per esprimere, attraverso la memoria, ‘l’impegno nell’oggi e nel domani’. E nello stesso tempo, citando l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, si intende auspicare l’uscita dalla pandemia dopo un anno di isolamento e di distanziamento.

‘Combattere le mafie – dichiara il presidente di Libera don Luigi Ciotti – vuol dire anche nutrirsi di una cultura che sappia essere strumento di denuncia e di crescita civile. Le organizzazioni criminali hanno da sempre stretto un accordo con l’ignoranza e la superficialità. Le immagini in movimento rappresentano un linguaggio universale a disposizione del nostro impegno democratico. È un dovere del mondo della scuola educare gli studenti alle nuove forme di comunicazione’. 

Fonte: libera.it

martedì 16 marzo 2021

Le vaccinazioni non si possono fermare

Trombosi venosa cerebrale, è questa la causa dei decessi che si sono verificati negli ultimi giorni. Il timore è che siano dovuti al vaccino AstraZeneca 

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto da toscana-notizie.it

Nel nostro Paese gli eventi tromboembolici sono 166 al giorno, circa 60mila all’anno. Quelli dovuti alla patologia della trombosi venosa cerebrale sono compresi tra 2 a 5 casi su un milione di persone all’anno. Quindi sono piuttosto rari.

Non esistono ad oggi prove che certificano una relazione diretta tra l’inoculazione del siero del colosso farmaceutico anglo-svedese e gli eventi gravi sulla salute verificatisi nell’ultima settimana e che hanno portato alla sospensione delle somministrazioni in diversi paesi europei. Sarà l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) a stabilire se c’è una correlazione oppure no.

Secondo il Paul Ehrlich Institute (PEI) della Germania, che corrisponde al nostro Istituto Superiore di Sanità, ci sarebbe un aumento ‘notevole’ di una forma rara di trombosi venosa cerebrale in concomitanza con la somministrazione del siero di AstraZeneca. Da qui lo stop alla somministrazione del vaccino.

Le segnalazioni di effetti collaterali gravi sono numerose. Nel nostro Paese per Pfizer sono state 1.700, per AstraZeneca sono state 79, ma le somministrazioni con quest’ultimo siero sono state minori.

In Germania sono stati segnalati 7 casi di trombosi venosa cerebrale, di cui tre deceduti, su 1,5 milioni di vaccinati. In Gran Bretagna, ci sarebbe stati 3 casi su oltre 11 milioni di persone vaccinate. Nel Regno Unito quelle dovute ad AstraZeneca in tutto sono state 39, di cui 14 per trombosi, 13 per embolia polmonare e 13 per trombocitopenia (mancanza di piastrine). Mentre per Pfizer sono state 36 di cui 8 per trombosi venosa profonda, 15 per embolia polmonare e 13 per trombocitopenia.

I vaccini come tutti i farmaci possono provocare effetti collaterali. Non esiste e non potrà mai esistere un medicinale che non produca una qualche conseguenza non voluta. Il punto allora è: siamo disposti ad accettare i rischi sia pure limitati oppure vogliamo tenerci il Covid-19 che continua a fare migliaia di vittime ogni giorno?

La risposta è ovvia. AstraZeneca, Pfizer/Biontech, o qualunque altro vaccino, non importa, le somministrazioni non si possono fermare.


domenica 7 marzo 2021

Zingaretti, la serietà in politica non paga

La vicenda politica di Nicola Zingaretti è un ricorso storico quasi inevitabile. La Sinistra italiana paga ancora una volta per la sua generosità

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Nicola Zingaretti - (foto da it.wikipedia.org)

Quando il nostro Paese è sull’orlo del baratro la Sinistra, chiamata alla guida del Governo, non si è mai tirata indietro. È successo tante volte. 

La rinascita dell'Italia dopo il Ventennio fascista ed il dramma della guerra non poteva avvenire senza il sostegno dei comunisti e dei socialisti, ma nel 1948 a vincere le elezioni furono le forze moderate.

Lo fece Enrico Berlinguer nel 1976 con il compromesso storico. Tre anni prima in Cile i militari erano andati al potere con un colpo di Stato. Lo stesso era avvenuto in Grecia nel 1967. Analoga sorte in tanti altri Paesi soprattutto del centro e del sud America. Lo scopo era impedire alle forze di Sinistra di accedere al governo dei loro paesi. In Italia sono gli anni della strategia della tensione e del terrorismo. Il PCI non poteva sottrarsi al Governo di solidarietà nazionale, ma fu il solo partito che nel decennio successivo ne pagò le conseguenze elettorali.

Nel 1992 eravamo in piena crisi finanziaria. Lo scoppio di Tangentopoli era inevitabile. Il fenomeno corruttivo cresciuto a dismisura negli anni Ottanta non era più sostenibile per le casse dello Stato. Il sostegno dei partiti di Sinistra fu necessario ancora una volta.

I sacrifici fatti per entrare nell’Euro alla fine degli anni Novanta costarono le dimissioni da Presidente del Consiglio a Romano Prodi ed a seguire a Massimo D’Alema.

Il sostegno del Partito democratico di Pierluigi Bersani al governo tecnico di Mario Monti dopo i disastri del berlusconismo è stato il principale motivo della mancata vittoria del Centrosinistra alle elezioni del 2013.

Ora, dopo due anni di lotta alla pandemia e di una complicata condivisione con Italia Viva ed il M5s, l’appoggio al governo tecnico/politico di Mario Draghi. La parte più complicata dell'epidemia è alle nostre spalle ed occorre spendere gli oltre 200 miliardi del Recovery plan. Non c'è più bisogno della Sinistra.

La vicenda politica di Nicola Zingaretti sembra un ricorso storico quasi inevitabile. 

I partiti progressisti fanno 'il lavoro sporco' quando le cose non vanno bene o sono impopolari, ma poi a trarne vantaggio sono quelli di centro e di destra. La serietà in politica non paga. I leader che hanno senso delle istituzioni e si limitano a guardare al futuro del Paese prendendo decisioni difficili poi ne pagano le conseguenze.

È una questione di senso del dovere. Caratteristica ineludibile nella personalità dei grandi leader dei partiti di Sinistra. Prima gli interessi del Paese, poi quelle di partito, ripeteva spesso Pier Luigi Bersani quando era segretario del Pd. Il senso della comunità viene prima di quello di parte. È un principio tipico del popolo di Sinistra, ma è anche una delle principali ragioni della perdita di consensi tra i lavoratori. Perché si sa quando c’è una crisi a pagarne i costi sono le categorie più deboli, proprio quelle che i progressisti dovrebbero rappresentare. 

È anche un fatto culturale. 

La pecora che si affida al lupo non fa un buon affare, mai, ma, nonostante ciò, ripete sempre lo stesso errore, chissà perché.

venerdì 5 marzo 2021

Ad un certo punto dello spettacolo andò via la luce

A volte basta uno sguardo, un’immagine o il ritornello di una canzone perché i pensieri comincino a muoversi, ora corrono a quando ad un certo punto della serata restammo al buio

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Il gruppo folcloristico di Torremuzza (Me)

Ad un certo punto dello spettacolo andò via la luce, nella sala ci fu sorpresa e sbigottimento, proprio nel più bello della rappresentazione restammo al buio, ma non ci volle molto tempo per capire che non era stato un problema di 'Rete'. Il Parroco aveva chiuso volutamente l’interruttore della corrente elettrica. Il suo scopo era quello di impedire l’esecuzione dell’ultima parte della canzone e soprattutto la visione dell’ultima scena che due ragazzi del gruppo folcloristico di Torremuzza stavano recitando in modo straordinario. Non c’era nulla di scandaloso, ma per il sacerdote che ci stava ospitando non era così. Le ultime battute di ‘La cammesella’ erano, per il religioso, peccaminose, ma peccaminose di cosa? Non c’era nulla di volgare se non una ingenua allusione. Era una cover, ben riuscita, di una celebra scenetta di un film di Toto, nient’altro.

‘E lèvate 'a cammesella. A cammessella no, no. E lèvate …’

Lo spettacolo era stato interessante e fino a quel punto non c’erano state contestazione, ma solo apprezzamenti. Invece, l’esibizione finì con questo ‘malinteso’. Questo fatto esprimeva un pregiudizio campanilistico frequente, almeno allora, tra torremuzzari e mottesi. Del resto, si sa gli abitanti di ogni quartiere, paese, città si sentono diversi e migliori degli altri. Da qui le diffidenze ed i pregiudizi.

Ancora un pensiero e poi un altro, continuano a sovrapporsi, impedirlo è quasi impossibile.  

Se non ci fosse stato il gruppo folcloristico forse nessuno di noi giovani torremuzzari avrebbe imparato a ‘ballare’. Eppure, era un’esigenza che sentivamo da sempre. Una volta organizzammo una serata danzante in un garage. Ci volle un intero pomeriggio di lavoro per ripulire e sistemare, si fa per dire, il ‘locale’. Quel giorno non ballammo, ma non ricordo il perché, probabilmente gli invitati decisero semplicemente di non venire. A quell’età si è ingenui e tutto sembra possibile e realizzabile, ma così non è. La passione per la musica era quasi naturale nei giovani del Borgo e non solo. Da sempre segna i giorni più belli, quella della gioventù. Da bambini seduti a Sant’Antonino facevano la gara a chi indovinava i titoli delle canzoni della Hit Parade. Allora era una delle trasmissioni più popolari della Radio. Nessuno di noi possedeva un giradischi e tantomeno i dischi. Potevamo ascoltarle solo per radio. Nonostante ciò, conoscevamo bene i brani di maggiore successo e le star che le interpretavano. Tutto avveniva per volontà di un torremuzzaro adulto, che anche per questo è parte ineliminabile dei nostri pensieri.

Un’immagine sfocata ritorna spesso ….

Avevamo 3, 4 o forse 5 anni, ma già sapevamo ballare. Il giradischi andava con una musica popolare siciliana, probabilmente era una tarantella e tutti ci guardavano meravigliati. Era un’attitudine naturale o la leggerezza tipica dei bambini? Molti anni dopo quell’abilità fu evidente a tutti e fu al centro dell’attenzione in tante serate danzanti e non solo.

Ancora una divagazione, ma ora è tempo di concentrarsi sui balli e sulle canzoni del gruppo folcloristico.

Non ricordo come tutto ebbe iniziò. Nel corso di una serata danzante organizzata nel salone della scuola elementare il signor Mammana intrattenne tutti con la sua fisarmonica. Non so se quella festa si svolse prima o dopo che iniziassero le prove del gruppo folcloristico. Ricordo bene invece che qualcuno eccedette con gli alcolici e si senti male. E di certo a quel tempo molti di noi ancora non sapevano ballare. Forse l’idea di creare un gruppo folcloristico nacque in quell’occasione o forse no, ma non importa, l’iniziativa partì.

‘Si maritau Rosa, Saridda e Pippinedda e iu ca sugnu bedda mi vogghiu marità’

Di certo, le prime prove di canto e di ballo popolare siciliano avvennero con quella fisarmonica e con l’entusiasmo della novità e della condivisione. All’inizio alcuni di noi non c’erano, preferivamo giocare con un pallone o praticare qualche altro sport. Eravamo un po' restii a quella novità, ma una volta aggregati siamo diventati parte integrante del gruppo. Da quel momento in poi, tutti i pomeriggi o quasi la scuola elementare si riempiva di torremuzzari e nzusari di tutte le età. Bastava il suono di una fisarmonica, di una chitarra e di qualche mandolino per ‘provare’ ed imparare.

‘Sciuri, sciuri, sciuri di tuttu l'annu, l'amuri ca mi dasti ti lu tornu...’

Come sempre accadeva in quel periodo la novità fu sostenuta da quasi tutto il Borgo. Ognuno era pronto a svolgere la sua parte. Gli adolescenti eravamo i cantanti ed i ballerini. Le signorine avevano il compito di insegnarci le figure dei balli e le persone più grandi quello di organizzare e gestire il Comitato amministrativo e finanziario. Anche le mamme contribuirono. Furono loro a cucire i ‘costumi’ di scena, quelli tipici dei siciliani dell’Ottocento. Le canzoni erano quelle popolari. Andavano da ‘Vitti na crozza’, a ‘sciuri sciuri’, a ‘Avia nu sciccareddu’. E poi c’erano le musiche ed i balli come il fox, la tarantella. Per la meglio gioventù del Borgo erano pomeriggi di festa ed allegria.

‘Avia 'nu sciccareddu, ma veru sapuritu, a mia mi l'ammazzaru, poveru sceccu miu.… Chi bedda vuci avia, Pareva un gran tenuri, Sciccareddu di lu me cori, comu iu t'haiu a scurdari. E quannu cantava facia: i-ha, i-ha, i-ha…’

‘Fai finta di cantare che sei stonato’, mi disse una volta una mamma che si era intrufolata nel coro e che era accanto a me. Ci rimasi male, per tanto tempo mi venne il dubbio di essere ‘stonato’. Ma cosa vuol dire essere stonato? Nessuno in linea di principi lo è. Il problema sorge quando si usano due tonalità diverse contemporaneamente, quando cioè la musica e la voce o due musiche e/o due voci emettono suoni non ‘sincronizzati, cioè con la stessa tonalità, quindi è solo una questione di tecnica e di abilità canora e musicale. Non è un difetto naturale, non esistono le persone stonate o gli strumenti stonati. Ma solo difficoltà a prendere il tempo e la tonalità giusta. Quando si è adolescenti questi ragionamenti non si fanno, si pensa piuttosto di non essere adeguati. Come sarebbe bello essere giovani con la maturità di un anziano. Dovremmo capovolgere la scansione temporale della vita: nascere vecchi e morire giovani. Tutto sarebbe ugualmente effimero, ma sarebbe più semplice, più vero.

I pensieri si spostano, ora vanno ad una serata fatta in piccolo paesino dei Nebrodi.

Una delle prime esibizioni la facemmo a San Fratello. Un piccolo paesino di collina ad una trentina di chilometri di distanza dal Borgo. Il ricordo torna spesso a quella sera perché il pubblico, almeno una parte di esso, si comportò in modo ‘poco educato’. Di solito gli insegnanti memorizzano subito i nomi ed i volti dei ragazzi più vivaci o più preparati, mentre passano inosservati quelli più educati e silenziosi. Chissà perché è così. Il nostro cervello è pronto a memorizzare le cose belle e quelle brutte, ma stenta a ricordare quelle mediocri o che affrontiamo con indifferenza. Quella serata non è un bel ricordo, forse è per questo che ritorna spesso. Un gruppo di bambini era sotto il palco. Non erano lì per ascoltare le canzoni o per vedere i balli di coppia. No, erano lì per giocare a tiro a segno con le noccioline e per insultare i componenti del gruppo. Sono certo, che se quella sera ci fosse stato l’esibizione di veri professionisti, per quelle piccole pesti, sarebbe stato lo stesso. L’oggetto dello sberleffo non era la nostra esibizione, ma chi era sul palco. Una parte delle persone è così, dispettosa e irriguardosa. Di quell’esibizione rimane il fatto che settimane e mesi di prove e di sacrifici furono derisi da un gruppetto di bulletti di paese. Naturalmente non ci scoraggiammo, forse perché eravamo giovani e per noi era un gioco, solo un gioco, nulla poteva fermarci.

‘Vitti na crozza supra nu cannuni, fui curiuso e ci vossi spiare, idda m'arrispunniu cu gran duluri, murivi senza un tocco di campani …’

Il gruppo fece un salto di qualità quando alla guida arrivo un giovane musicista di Acquedolci. Era un professionista. Conosceva tutte le canzoni ed i balli popolari siciliani. Non ci mettemmo molto ad imparare. Diventammo bravi e ci esibimmo in diversi paesi. Poi tutto finì. Il nostro giovane maestro non venne più e non so se fu per una questione economica o per altro. Resta il fatto che un’altra stagione di condivisione e spensieratezza se ne era andata, ed ora restano questi frammenti di memoria, null’altro.

sabato 27 febbraio 2021

Continua l’odissea degli operai ex Fiat di Termini Imerese

A giugno agli operai dell'ex stabilimento Fiat scadrà la cassa integrazione ed i sindacati sono preoccupati sul silenzio delle istituzione sulla questione Blutec di Termini Imerese

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Operai ex Fiat davanti ai cancelli dello
stabilimento Blutec di Termini Imerese (Pa)

Circa trecento operai si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli della fabbrica Blutec di Termini Imerese. ‘Rimarremo qui fino a quando il ministero dello Sviluppo non ci convocherà’, ha detto Roberto Mastrosimone della Fiom.

Intanto è iniziato il processo per il presunto utilizzo indebito di fondi statali ottenuti per la trasformazione dello stabilimento ex Fiat. La Regione Sicilia, la Fiom nazionale e regionale, Blutec, Metec e Invitalia hanno presentato richiesta per costituirsi parte civile. L’accusa è la distrazione di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici ottenuti per il rilancio della fabbrica.

Per i lavoratori è un’odissea che dura da oltre dieci anni.

La vicenda ha avuto inizio nel 2010 quando il nuovo amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annunciò la chiusura della fabbrica. La dismissione si concretizzerà il 31 dicembre del 2011. Circa 800 operai ed oltre 1.000 addetti dell’indotto rimasero senza lavoro. Il tentativo di accordo per il salvataggio dello stabilimento con il gruppo Dr Motor Company attiva nella costruzione di auto elettriche fallì e dal 2015 la fabbrica è passata alla NewCo Blutec. La società si impegnò a riassumere 50 operai entro il mese di aprile del 2016 ed altri 200 entro la fine di quell’anno. Ma ad oggi il processo di rinascita della fabbrica e del polo industriale di Termine Imerese non si è realizzato.

Gli operai dell’ex stabilimento Fiat non vogliono assistenza, ma lavoro. La rinascita del polo industriale di Termini Imerese è fondamentale per lo sviluppo di tutta l’area. Non è un problema di infrastrutture. A Termini c’è il porto, l’autostrada e la ferrovia. È solo una questione di volontà politica.

Finora nulla di concreto è stato realizzato o prospettato. Al Sud lo Stato non investe, le aziende private delocalizzano, le infrastrutture sono fatiscenti e le opportunità di iniziare un'attività economica sono pochissime.

In questa situazione di degrado e di sottosviluppo ai meridionali non resta che emigrare o continuare a vivere di assistenza.

Fonte: REDNEWS

 

mercoledì 24 febbraio 2021

La vittoria di Pirro di Matteo Renzi

Matteo Renzi non potrà più condizionare l’operato del Governo e se dovesse pronunciare ‘Draghi stai sereno’, siamo sicuri che stavolta non produrrebbe nessun effetto

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Matteo Renzi e Mario Draghi

535 sì, 56 voti contrari di cui 16 del M5s e 5 astenuti, questi i numeri con i quali la Camera dei deputati ha dato la fiducia al nuovo governo di Mario Draghi. Al Senato i voti favorevoli sono stati 262, 34 i no di cui 15 del M5s e 8 assenti. Un consenso parlamentare ‘bulgaro’ si sarebbe detto negli anni Settanta. Gli unici che hanno deciso di ‘rimanere’ all’opposizione sono stati gli esponenti di Fratelli d’Italia, i dissidenti del M5s e Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana.

È una ‘Maggioranza Ursula’, ampia, cioè, come quella che ha ottenuto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Fare la sintesi sarà complicato. Mediare su tutto sarà impossibile, ad un certo punto il nuovo presidente del Consiglio dovrà decidere quali interessi tutelare.

Il suo compito principale sarà quello di pianificare l’utilizzo dei finanziamenti del Recovery Plan. Incidere sulle modalità del loro utilizzo è, probabilmente, il vero motivo del sostengo di gran parte della Destra al nuovo Governo e della caduta di quello precedente, il Conte 2. Un'altra ragione è che si è voluto impedire lo scioglimento anticipato della legislatura. La riforma costituzionale approvata pochi mesi fa ha ridotto il numero di deputati e di senatori, pertanto molti di essi non sarebbero stati rieletti.

Mario Draghi ha il vantaggio di essere un tecnico. Le sue decisioni non saranno condizionate da esigenze elettorali. È un uomo delle istituzioni. Da presidente della Bce è stato capace di mettere d'accordo chi propugnava politiche monetarie restrittive e chi, invece, era favorevole a quelle espansive. È stato colui che ha avallato le politiche di rigore attuate nel 2011 e nello stesso tempo ha dato avvio al Quantitative Easing, cioè alle politiche monetarie espansive dell’Unione Europea. Oggi è apprezzato da quasi tutte le cancellerie internazionali.

Riservato e riflessivo, saprà mettere d’accordo Brunetta e la Gelmini con Speranza e Orlando? E Zingaretti, Di Maio e Salvini? Vedremo. Unica certezza è che l’altro Matteo, quello di Italia Viva, non potrà più condizionare l’operato del Governo. L’ex sindaco di Firenze resterà ai margini e se dovesse pronunciare ‘Draghi stai sereno’, siamo sicuri che stavolta non produrrebbe nessun effetto.

martedì 16 febbraio 2021

Ma i vaccini sono efficaci sulle varianti del Covid-19?

Cresce la preoccupazione degli esperti sulla diffusione delle varianti del Covid-19. ‘Serve un lockdown totale ed immediato’ auspica Walter Ricciardi consigliere del ministro della Salute

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Gam-COVID-Vac, nome commerciale
Sputnik-V - 
(foto da it.wikipedia.org)

È una lotta contro il tempo. La rapidità delle campagne vaccinali è dirimente. Di certo riusciremo a battere il Covid-19 anche se non sappiamo quando. Gli esperti e gli enti statali ed europei preposti ad autorizzare le somministrazioni assicurano sull’efficacia dei vaccini, ma quelli approvati lo sono anche per le varianti del virus? Molti virologi ritengono di sì, ma solo il tempo potrà confermare questa ipotesi.

Intanto occorre accelerare la campagna di vaccinazione. Affinché questa avvenga con rapidità occorrono un numero sufficiente di medici ed infermieri e, ovviamente, di vaccini. Il primo problema da risolvere è l’incremento della capacità produttiva delle aziende farmaceutiche che sono titolari dei brevetti. Pfizer, Moderna e Astrazeneca possono garantire quantità limitate. Per aumentare la produzione è necessario sospendere i diritti che derivano dalla privativa. Occorre, cioè, un trasferimento tecnologico ad altre aziende farmaceutiche. Ma le multinazionali saranno disposte a rinunciare ad una parte dei profitti?

Poi ci sono le varianti del virus. Per evitare che si propaghino le soluzione sono due. Un altro 'lockdown' come auspicato dal consigliere del ministero della Salute Walter Ricciardi oppure una campagna vaccinale rapida.

La guerra contro il Covid-19 non è vinta. Le misure adottate nell’ultimo mese non sono state sufficienti a far scendere la curva dell’epidemia. Il numero dei contagi si mantiene stabile e la variante inglese preoccupa molto. Siamo in un momento delicato. Non è necessario essere degli esperti per capire che il virus tenterà di adattarsi alla nuova situazione. È una battaglia contro il tempo. L’uomo di certo la vincerà, ma quando questo avverrà dipende molto dai nostri comportamenti e dalla capacità degli Stati di imporre l’interesse generale a quello privato delle aziende farmaceutiche.

Tutto nella speranza che i timori degli esperti sull’arrivo di una terza ondata siano infondati.

mercoledì 10 febbraio 2021

Quando il calcio è poesia

Il gesto di lealtà sportiva compiuto da Andrea Belotti durante la partita Atalanta -Torino è poesia

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Andrea Belotti - (foto dal profilo facebook)

E' il 33° minuto del primo tempo della partita Atalanta -Torino. I bergamaschi sono avanti di tre gol. L’arbitro Fourneau fischia un fallo a Cristiano Romero e lo sanziona con il cartellino giallo. Andrea Belotti, incurante dell’opportunità di calciare una punizione dal limite dell’aria, fa segno all’arbitro che il fallo non c’era e che avrebbe dovuto togliere l’ammonizione al difensore neroazzurro.

Il giudice di gara inizialmente resta fermo nella sua decisione. Poi, di fronte alle insistenze del giocatore del Torino, concorda una punizione con la restituzione della palla agli avversari. Belotti non ci pensa due volte e riconsegna il pallone agli atalantini.

Sarà stato un caso, ma da quel momento l’inerzia della partita è cambiata. Il Torino ‘perdente’ torna ad essere il ‘Toro’. Nella ripresa segna tre gol e conquista un punto prezioso per la salvezza. Non possiamo affermare che il comportamento tenuto da Belotti sia stato dirimente, ma di certo fa onore al centravanti della nazionale.

Una condotta che dovrebbe essere la normalità, ma così non è. Spesso i giocatori di calcio, ma in genere gli sportivi, mettono il risultato prima di tutto. Per la maggior parte degli atleti ‘il fine giustifica i mezzi’. È la logica del successo a tutti i costi. Pur di  vincere molti sono disposti a compiere atti di slealtà e scorrettezza. Quante volte abbiamo assistito a scene di simulazione tese a confondere l’operato del giudice di gara ed a contestarlo anche quando aveva ragione.

Comportamenti che si dovrebbero rifiutare, ma purtroppo non è così. Nello sport come nella vita dobbiamo decidere ogni giorno da che parte stare, se agire, cioè, con serietà e nell’interesse comune oppure pensare solo a noi stessi ed essere disposti ad utilizzare qualunque mezzo pur di raggiungere i nostri obiettivi.

Siamo condizionati dal potere e/o dal profitto a tutti costi. Come se la nostra vita dovesse durare per sempre, ma così non è.

I comportamenti sono più importanti del fine, spesso effimero, che vogliamo raggiungere. Ed è per questo che il gesto di lealtà sportiva compiuto da Andrea Belotti è poesia, è il gol più bello che l’attaccante granata potrà mai realizzare ed è quello che resterà nella mente e nei cuori di chi ama il calcio e di chi vive nel rispetto di sé stesso e degli altri.

sabato 6 febbraio 2021

I vaccini? Prima ai paesi ricchi, poi agli altri

Nel 2021 i tre colossi farmaceutici, Pfizer/BioNTech, Moderna e AstraZeneca produrranno vaccini contro il Covid-19 solo per l’1,5% della popolazione mondiale. A sostenerlo sono Oxfam, Emergency, Frontline AIDS e Global Justice Now, membri della People’s Vaccine Alliance

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)

Foto oxfamitalia.org

‘Il sistema che garantisce i monopoli sta provocando una crisi globale di forniture con conseguenze drammatiche in termini di vite umane e impatto economico’, sostiene Oxfam Italia. I brevetti ‘esclusivi’ impediscono che ci siano dosi sufficienti per tutti. È necessario sospendere le ‘regole che tutelano la proprietà intellettuale e la condivisione della tecnologia’. Solo in questo modo sarà possibile un incremento della produzione ed un accesso rapido ai vaccini per tutti i popoli del mondo.

Pfizer/BioNTech, Moderna e AstraZeneca possono coprire ‘il fabbisogno di un terzo della popolazione mondiale’. Inoltre, la maggior parte dei vaccini sono stati acquistati dai paesi ricchi. Solo AstraZeneca ha destinato parte della sua produzione ai paesi in via di sviluppo.

Eppure, basterebbe poco.

‘In tutto il mondo stiamo assistendo ad una corsa contro il tempo per raggiungere l’immunità di gregge e tenere sotto controllo il Covid-19, salvare milioni di vite e far ripartire le nostre economie. È una gara contro il tempo che dobbiamo vincere prima che nuove mutazioni del virus rendano obsoleti i vaccini esistenti. – ha detto Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia – Eppure la logica del profitto e i monopoli imposti dai colossi farmaceutici rallentano pericolosamente la corsa globale verso l’immunizzazione Se aziende come Moderna e Pfizer/BioNTech continueranno a non condividere brevetti e tecnologia, non saremo in grado di vincere questo terribile virus’.

‘Il diritto alla salute di tutta l’umanità deve venire prima dei profitti degli azionisti. Un’azienda privata non dovrebbe avere il potere di decidere chi ha accesso a cure o vaccini e a quale prezzo. Soprattutto, in questo caso, quando si stima che i contribuenti abbiano finanziato la ricerca e produzione dei vaccini con più di cento miliardi di dollari. Investimenti di questa portata li rendono dei veri e propri beni pubblici – aggiunge Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY – I governi hanno gli strumenti per indurre le aziende a condividere i brevetti, e li devono usare. Se vogliamo superare questa crisi senza precedenti, tutti devono fare la propria parte e agire per il bene comune: cittadini, istituzioni pubbliche e aziende’.

Nel mondo ideale, vaccini per tutti. Nel modo reale si salvi chi può. La pandemia è anche un conflitto tra nazioni, c’è chi ne uscirà più forte e chi invece resterà indietro. E di certo sta accentuando le disuguaglianze e le ingiustizie, ma anche questa non è una novità.

Fonte oxfamitalia.org

mercoledì 3 febbraio 2021

Torremuzzari, ‘nzusari, ….

I pensieri corrono dove vogliono, come sempre. Solo la stanchezza può fermali, ma è solo un attimo, poi ripartono sempre senza volere

di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni) 

La Torre (foto di Ciccia Antonino)

Durante l’estate era nostra abitudine andare alla Torre per fumare di nascosto una sigaretta o semplicemente per ammirare il panorama. Da lì potevamo distinguere le sagome delle isole Eolie, a sinistra la Rocca di Cefalù e dal lato opposto le case di Porta Palermo a Santo Stefano di Camastra. Oltre la curva c’era la campagna. Un chilometro più in là c’era ‘Maccarruni’. Per arrivarci dovevamo percorrere un sentiero in terra battuta. Ci andavamo per giocare o per 'allenarci'. Passeggiando o correndo per quella strada avevi la sensazione di essere immerso nel verde, tra alberi di ulivo, di limoni ed aranci. C'erano diverse coltivazioni accudite con cura. I solchi dell’acqua erano ben in vista e ben allineati per assicurare l’irrigazione continua delle piante. Raramente vedevamo i proprietari e, per rispetto, mai avevamo la tentazione di cogliere un frutto. Eri in mezzo alla natura, si direbbe oggi. Respiravamo aria pura ed incontaminata. Un intenso profumo di zagara e di agrumi ti avvolgeva, anche se, essendo un posto isolato, avevi la sensazione di essere in un mondo nuovo, misterioso. In alcuni punti si vedeva il mare, che era cinquanta metri più in basso, ma anche se non si scorgeva sapevi che c’era. Questo bastava a consolarti.

Che belli questi pensieri, ti deviano per portarti altrove, ma ora è tempo di tornare al principio.

In due o tre stavamo seduti sul muretto in pietra ad ammirare il panorama. Subito sotto, quasi in verticale, vedevamo la strada statale, che curva in quel punto, in basso lo scoglio. Sembrava di starci sopra. Da lì potevamo distinguerne la forma, anzi nelle giornate di mare calmo si vedeva anche il fondale sabbioso o, com’era più spesso, pieno di pietre. Qualcuno o qualcuna aveva la cattiva abitudine di andare alla Torre in modo ‘furtivo’, cioè si nascondeva alla vista di chi stava sulla riva o in acqua. Lo scopo era quello di spiare chi andava a fare il bagno proprio lì sotto o nel tratto di mare subito oltre lo scoglio.

Cielo azzurro, mare piatto e là in fondo l'orizzonte che fa un tutt'uno con il cielo, nient'altro, ma questo bastava, e basta ancora oggi per non pensare, per dimenticarsi.

Una volta da quel punto uno di noi per gioco e per superficialità, quella tipica dei ragazzini, lanciò un sassolino per colpire un’auto che stava passando. Purtroppo per noi, il conducente si fermò. Sapevamo chi era. Non ci mise molto a capire da dove era arrivata la pietra e, conoscendo la strada, corse a velocità verso di noi. Scappammo via, ma richiamammo il nostro compagno: ‘sono cose che non si fanno’, gridammo. Quando si è giovani si è leggeri e ingenui. Quel giorno avremmo potuto fare un danno enorme al conducente, per fortuna fu solo paura e rabbia per Lui e per Noi che eravamo altrettanto sorpresi per quel gesto stupido e pericoloso.

Non solo i colori del cielo e del mare, ma anche leggerezza ed uno scorrere lento ed inconsapevole del tempo e della vita che in esso si manifesta e si dilegua. 

La Torre è un punto di osservazione perfetto, da lì si può vedere tutto il Borgo o quasi. La frazione è piccola, ma divisa in due dalla strada statale che un tempo non era asfaltata. Quelli che dimoravano nella parte bassa erano i 'torremuzzari', quelli che invece avevano l’abitazione nella parte alta erano i ‘nzusari’. Quando sei bambino anche piccole distanze ti sembrano enormi se non conosci i luoghi. Si sa, la consapevolezza abbatte i muri, sempre. Per noi era un altro paese, in realtà erano solo pochi metri, quelli necessari per attraversare la strada. Poi cresci e ti rendi conto che i ‘muntagnoli’ erano semplicemente coloro che raramente venivano al mare e che per questo avevano avuto qualche difficoltà ad imparare a nuotare, qualcuno di loro non ha mai imparato.

I ricordi seppur scoloriti non vanno via, restano lì in attesa di essere rivissuti ancora una volta, l'ultima.

Pochi passi ci separavano, ma le differenze sembravano tante. Noi 'torremuzzari' ci sentivamo privilegiati rispetto ai nostri coetanei ‘nzusari’. Due piazzette, un cortile, ‘a vanedra’, i ponti della ferrovia, lo stabilimento, la spiaggia, il mare, e, ogni tanto, le escursioni in campagna, nient’altro. Era il nostro piccolo mondo. Non c'erano pericoli, le macchine erano poche ed eravamo liberi di muoverci, di giocare, di bisticciare, di fantasticare.  Quando si è piccoli si è innocenti e basta poco per essere felici. Ma il tempo non si può fermare, soprattutto quello delle piccole gioie. 

È un attimo, solo un attimo. Poi il nulla, ecco cosa resterà, il nulla. Vorresti tornare indietro, ma non puoi, sei inchiodato al presente. Ed anche quando vorresti afferrare la realtà non puoi, è già oltre, è già passato. Rimane solo il ricordo, ma solo di chi c’era e c’è ancora. E tra poco neanche quello. Siamo memoria effimera. Solo un mucchio di pensieri a termine. Nient’altro.