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| Napoli, giovani combattenti, 28 settembre 1943 (foto da facebook.com) |
lunedì 28 settembre 2020
‘Mammà, nun mi aspettà, tornerò quann Napl sarà libera’
lunedì 21 settembre 2020
Eurostat, cresce il divario tra il sud Italia ed il resto d’Europa
L’annuario regionale 2020 pubblicato da Eurostat evidenzia il crescente divario tra le regione del sud Italia e il resto d’Europa, ecco alcuni dati significativi
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Eurostat, annuario regionale 2020 (Foto da ec.europa.eu) |
L’Eurostat ha pubblicato l’annuario regionale 2020. Le informazioni statistiche evidenziano alcuni dati significativi. Tra questi le regioni dell’Unione europea dove più alto è il rischio di cadere in povertà. Tra le prime dieci ci sono la Sicilia con una quota del 40,7%, la Calabria con il 32,7% e, al primo posto, la Campania con il 41,4%. La media europea è del 16,8%. Tra le aree dell’Europa in cui più marcata è la differenza tra il livello di occupazione degli uomini e delle donne ci sono la Campania, la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Basilicata. In media il divario supera il 25%. Il tasso di occupazione femminile in Europa è del 67%. Il più alto è a Stoccolma con l’83,3%.
Poi ci sono i rischi ambientali. Otto regioni italiane sono al vertice della classifica per erosione del suolo. Al primo posto ci sono le Marche con una quota del 47,6%. Seguono la Sicilia (43,9%), la Calabria (40,2%), la Campania (37,4%), il Molise (37,2%), la Valle d’Aosta 33,9%), la Basilicata (32,1%) e l’Umbria (32%). La media europea è del 5,3%.
Se invece prendiamo in considerazione l’aspettativa di vita nei primi sei posti ci sono le Provincie di Trento (82,7) e Bolzano, l’Umbria, le Marche, e la Toscana. La media europea è di 78,2.
L’indagine di Eurostat è impietosa per il Meridione. Rischio povertà ed emergenze ambientali, gap occupazionali, aspettative di vita e non solo, il divario tra il Sud ed il resto d’Italia e d’Europa continua a crescere. Certo ci sono ragioni ‘strutturali’ e territoriali, ma ci sono anche e soprattutto le responsabilità dei governanti nazionali ed europei che si sommano a quelle degli amministratori locali.
Il Recovery fund e, eventualmente
il Mes, predisposti dall’Unione europea per far fronte
alla crisi determinata dal Covid-19 serviranno a ridurre queste distanze o
continueranno ad accrescerle? Una risposta certa non ci può essere, ma qualche
preoccupazione su come i finanziamenti saranno utilizzati i cittadini del sud
Europa dovrebbero averla.
Fonte Eurostat
giovedì 17 settembre 2020
Il referendum costituzionale e la ‘demagogia’ grillina
La riforma voluta dai grillini è incompleta e ‘demagogica’ così come era ‘pasticciata’ quella del Partito democratico di Matteo Renzi
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Foto da interno.gov.it |
I fautori del Si sostengono che la riforma costituzionale oggetto del referendum ridurrà i costi della politica e favorirà una razionalizzazione del sistema politico-istituzionale. Il risparmio sarebbe di circa 80 milioni di euro all’anno. La cifra è irrisoria se consideriamo l’entità del bilancio statale. Essa rappresenterebbe appena lo 0,009% della spesa pubblica. Ogni italiano risparmierebbe in valori assoluti 1,33 centesimi all’anno. La motivazione della riduzione dei costi della politica è, quindi, risibile.
Per i sostenitori del No la riforma sarebbe pericolosa
per la democrazia. L’attività legislativa diventerebbe più complicata. Pochi parlamentari potrebbero condizionare l’operato della maggioranza e del Governo. La nuova
legge non differenzia i compiti delle due Camere. Il Senato, con appena 200
seggi, sarebbe in balia di pochi senatori che potrebbero condizionarne l’operatività.
Allora, il quesito a cui dovremo rispondere il 20 ed il
21 prossimi non sarà il taglio dei costi della politica, ma il seguente: mantenere
una classe politica numericamente ampia, in parte incapace ed opportunista, per
evitare derive autoritarie o rischiare l’uomo solo al comando per tagliare una parte
irrisoria dei costi della politica? Conoscendo la storia dell’Italia la
risposta dovrebbe essere No.
I numeri sono importanti, ma lo sono ancora di più la
serietà e la competenza di chi è chiamato a guidare una comunità. Eleggere 945 parlamentari o 600 non cambierebbe le ‘qualità personali’ degli eletti. Il
trasformismo, alimentato dal numero elevato di parlamentari, è, da sempre, un argine
alle derive populiste, ma è anche un limite delle democrazie. L’inefficienza o,
semplicemente, il malfunzionamento dell’attività parlamentare potrebbe favorire un sistema politico autoritario, cioè con un solo uomo al
comando.
Forse è meglio tenerci la Costituzione così com’è. Ridurre
il numero di parlamentari non risolverà i problemi di governabilità, anzi al
Senato potrebbe accentuarli. E non risolverà i problemi del bilancio pubblico. La riforma ha un solo scopo: fare gli interessi elettorali di un partito: il M5s. La
riforma voluta dai grillini è incompleta e ‘demagogica’ così come era
‘pasticciata’ quella del Partito democratico di Matteo Renzi.
Una modifica del testo costituzionale forse è necessaria,
ma solo se a farlo sono persone competenti come lo erano i costituenti che scrissero
la Carta nel 1947.
Fonte soldionline.it
mercoledì 16 settembre 2020
Referendum, ogni italiano risparmierà 1,33 centesimi all’anno
Tra pochi giorni saremo chiamati a votare per il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari, ma siamo sicuri che questa sia la riforma giusta per il nostro Paese?
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Fax-simile della scheda sul Referendum confermativo del 20 e 21 settembre - (foto da interno.it) |
La legge di revisione costituzionale prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315
a 200. La riforma entrerà in vigore con la prossima legislatura se sarà
confermata dagli elettori i prossimi 20 e 21 settembre.
I fautori del Si sostengono che essa ridurrà i costi
della politica e favorirà una razionalizzazione del sistema
politico-istituzionale. Il risparmio sarebbe di circa 80 milioni di euro all’anno.
La cifra è irrisoria se consideriamo l’entità del bilancio statale. I soli interessi sul debito pubblico ci costano circa 70 miliardi di euro all’anno. Il
taglio dei costi della politica rispetto alla spese per interessi sarebbe dello
0,11%. Se poi facciamo riferimento alla spesa corrente (circa 500 miliardi
all’anno) sarebbe dello 0,016%. La percentuale è ancora più insignificante rispetto a tutta la spesa pubblica, cioè circa 850 miliardi di
euro. Il taglio inciderebbe per lo 0,009%. La spesa che ogni italiano risparmierebbe sarebbe di un euro e trentatré centesimi all’anno, il costo di un caffè.
Il presunto taglio dei costi della politica, quindi, non
è una motivazione valida. È solo ‘demagogia’ o come si dice oggi ‘populismo’.
E' la conseguenza dell'interesse elettorale di un solo partito: il M5s. La riforma riduce
in modo irrisorio i costi della politica e non abbrevia i tempi di approvazione
delle leggi, anzi potrebbe bloccarne il funzionamento. Pochi senatori
potrebbero incidere sulle decisioni della maggioranza o far venir meno la fiducia
al Governo. Già oggi è così, ma con la modifica costituzionale oggetto del
referendum il problema si acuirebbe e di molto.
I limiti del nostro sistema politico-istituzionale non sono i politici ed il loro numero, ma gli italiani che li eleggono. Ridurre il numero di parlamentari è inutile. Un vero cambiamento ci potrà essere solo con la crescita culturale e civile dei cittadini, ma questo richiederà tempo e pazienza che i politici di oggi non hanno.
Fonte blog.soldionline.it
sabato 12 settembre 2020
‘Chi è causa del suo mal pianga sé stesso’
‘Credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa’, Dante Alighieri, tratto dal canto XXIX dell’Inferno
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
Matteo Salvini in coro con i suoi fan (video da youtube.com)
Chissà se Matteo Salvini ha mai letto Dante Alighieri, ma
di certo conosce il proverbio: ‘Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso’.
Il senso è quello ‘di ammonire colui che ha prodotto la causa del suo danno:
costui dovrà prendersela esclusivamente con sé stesso, e non addossare la responsabilità ad altri’.
Il leader padano è stato contestato a Torre del Greco e
non è la prima volta che accade. Un migliaio di cittadini durante un comizio lo hanno sommerso di fischi, invettive ed hanno intonato il coro di ‘Bella ciao’. Il segretario
della Lega viene 'fischiato' regolarmente nei comizi che tiene nel Sud del Paese. La motivazione non è solo contingente, cioè legata alla
campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative.
Il rancore di molti campani è nelle parole
pronunciate più volte dallo stesso Salvini. In Rete ci sono diversi video ed
interviste in cui il politico padano ‘insulta’ i cittadini del Sud, in
particolare i napoletani. In uno di questi, siamo nel 2009, come un qualsiasi
capo ultrà di una qualunque squadra di calcio del Nord Italia, invita i suoi fan a
cantare: ‘Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i
napoletani o colerosi, terremotati voi con il sapone non vi siete mai lavati,
sanno di m…’.
Ora, vuole i voti dei meridionali. Da secessionista a
sovranista, il passaggio è stato relativamente facile. Ma in tanti non hanno
dimenticato. L’incoerenza non sempre paga. Che ci sia qualcuno a contestare nei suoi comizi è inevitabile. Del resto, la sua carriera politica è fatta di
denigrazione dell’altro, del Sud, dei migranti, dell’Europa e così via.
Aver trasformato la Lega Nord in Lega per Salvini, non è sufficiente. Fino al 2014 l’ex ministro degli Interni è stato secessionista ed antimeridionalista, ora, da quando è diventato il segretario della Lega, è nazionalista e populista. Essere contemporaneamente padano, sardo, siciliano, campano e così via, per Matteo Salvini è indifferente. Nello stesso tempo, però, non ha rinnegato il suo percorso politico leghista e non dimentica mai di esibire la spilletta di Albert de Giussan, supposto eroe indipendentista del Lombardo-Veneto.
È una tecnica propagandistica che si rivolge, in particolare, ai cittadini del Sud, a quelli a cui non interessa questo o quel partito politico, ma solo ciò che possono ricavarne. Questi meridionali in un certo senso sono coerenti, per loro conta solo il tornaconto personale. Pertanto, essi hanno convenienza ad essere leghisti, come ieri erano fascisti, democristiani e forzisti. Non sono solo ‘tafazzisti’ per predisposizione caratteriale, sono anche e soprattutto furbi o almeno così credono di essere.
Fonti it.wikipedia.org e youtube.com
mercoledì 9 settembre 2020
Lucia Azzolina: ’Il rischio zero non esiste’
Tra studenti asintomatici e flop dei test sierologici, il rientro a scuola non sarà senza rischi, a dirlo è la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| La Ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina - ( foto dal profilo facebook) |
Oltre il 40% dei docenti e del personale Ata sono ultracinquantacinquenni. A quell’età soffrire di qualche patologia è naturale.
Sono quasi tutti soggetti a rischio. Il ministero dell’Istruzione per evitare
defezioni di massa ha previsto regole stringenti per chi farà richiesta di
esonero. Quello che è certo è che tutto il personale della scuola sarà costretto
ad operare in un ambiente di lavoro non sicuro ed in condizioni precarie. Ma la
tutela della salute dei lavoratori non era prevista nei contratti collettivi? Questo
diritto non è sancito, tra l’altro, dall’art. 32 della Costituzione? Facciamo
finta che non ci sia? I sindacati cosa ne pensano?
Il virologo Andrea Crisanti pochi giorni fa ha affermato:
‘Su 8 milioni di studenti, il 2-3% potrebbe essere positivo’.
Questo significa che circa 240 mila giovani studenti potrebbero essere asintomatici,
cioè portatori inconsapevoli del virus. Evitare i focolai sarà impossibile o
quasi. Inoltre, nell’immediato è inutile sperare nel vaccino, a sostenerlo è
sempre Crisanti: 'Vaccino anti-Covid entro fine anno? Impossibile.
Scorciatoie aumentano rischi effetti indesiderati'. La notizia dello stop
alla sperimentazione del vaccino AstraZeneca-Oxford ne è la conferma.
I docenti che hanno fatto il test sierologico sono uno su quattro. Pochi. Nessuno degli otto milioni di ragazzi che tra
poco riempiranno autobus ed aule scolastiche è stato sottoposto alla stessa
analisi, perché? Ora Lucia Azzolina ha annunciato che saranno fatti a campione.
Ed ancora, per cautelarsi, l’esponente grillina ha sottolineato: ‘Il rischio
zero non esiste’. Se lo dice la Ministra noi chi siamo per non crederci? Tutti
sanno che la riapertura della scuola potrebbe provocare una seconda ondata
pandemica, ma non si deve dire, anzi occorre sottolineare che si sta facendo di
tutto perché avvenga in sicurezza.
Dal 14 settembre circa dieci milioni di persone, tra
studenti e lavoratori della scuola, usciranno da casa senza avere il Covid-19 e
poi vi faranno ritorno pensando di non averlo contratto, ma non sarà così, non per tutti almeno.
I docenti, non è superfluo ricordarlo, sono stati assunti per fare gli insegnanti ed i
formatori, non certo per fare gli ‘eroi’.
mercoledì 2 settembre 2020
Covid-19, a scuola arrivano i ‘mostri’ con le mascherine trasparenti
Le mascherine trasparenti per i docenti sono l’ultima ‘brillante idea’ degli esperti per il rientro a scuola, ma anche questa misura di prevenzione, come tutte le altre, sarà solo un palliativo che non impedirà i focolai di Covid-19
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
Le stanno pensando tutte. I banchi monoposto innanzitutto. Tutti li aspettano come se fossero la soluzione del problema. Lo scopo è quello di garantire il distanziamento di un metro. Questa misura non eviterà i contatti. La distanza deve essere calcolata tra sedia e banco, e non tra banco e banco, altrimenti il metro sarà solo virtuale. Non solo, ma qualcuno pensa veramente che i ragazzi staranno 5 o 6 ore nella stessa aula evitando i contatti fisici?
Obbligo di mettere le mascherine nei corridoi e durante
l’intervallo. Come dovrà comportarsi un docente o un collaboratore Ata se un
ragazzo non metterà la mascherina? Farà un richiamo verbale? Farà un rapporto disciplinare?
Chiamerà i genitori? Lo denuncerà alle forze dell’ordine?
Se un alunno manifesterà i sintomi influenzali verrà isolato? Si chiameranno i genitori? L’ambulanza? Il medico
competente? Come ritornerà a casa? Di chi sarà la responsabilità civile e
penale di eventuali contagi?
I ragazzi una volta fuori dalla scuola torneranno ad
affollare i bar, i mezzi di trasporto e poi torneranno a casa, da
genitori e nonni, chi garantirà loro che non contrarranno il virus? Chi glielo andrà
a dire a papà e mamma che il figlio è stato contagiato a scuola?
Ora spuntano le mascherine trasparenti per i docenti. Ci mancavano solo queste per farla completa. Sembrano delle ‘bautte’ di Carnevale, quelle che si usano a Venezia, quelle dei 'mostri'. Lo scopo è di non coprire la bocca per permettere ai non udenti di leggere le labbra. Il fine è meritorio, ma farne un uso generalizzato fa un pò impressione. Ricordano quelle pubblicità che spesso ci sono in Rete e che riguardano la cura dei denti e dell’alitosi.
I contagi non si potranno evitare. Le misure previste sono solo palliativi che non impediranno il propagarsi del Covid-19. Tutti lo sanno o lo pensano, ma non si deve dire. I responsabili al ministero della Salute, di certo, sono consapevoli dei rischi che si stanno correndo. Il rientro a scuola è comunque un azzardo. L’ipotesi migliore è che ci siano pochi focolai. In tempi di guerra si parla di effetti collaterali, la differenza, non irrilevante, è che siamo in tempo di pace. Il profitto, prima di tutto, poi la salute.
I lavoratori della scuola possono solo sperare nella ‘Provvidenza’, ma occorre essere credenti ed avere fede, ma, è quasi
certo, che neanche questo eviterà i contagi.
sabato 29 agosto 2020
#ForzaItaliaViva sarà il nuovo partito dei moderati?
Le affinità ideologiche erano evidenti anche quando Matteo Renzi era segretario del Partito democratico, ora assistiamo alla convergenza elettorale in diversi Comuni, a quando la nascita di ForzaItaliaViva?
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| Matteo Renzi e Silvio Berlusconi - (foto da lindro.it) |
Nella città di Luigi Di Maio, Pomigliano, Italia Viva
sosterrà la candidata sindaca dei berlusconiani, Elvira Romano, che si presenta
con la lista ‘Forza Pomigliano'. A tale proposito il coordinatore nazionale di
Iv Ettore Rosato ha dichiarato: ‘Noi siamo alternativi a Pd e M5s’. Più chiaro
di così.
Nella provincia lombarda Iv sta un po' con il Centrosinistra, un po' con il Centrodestra. Solo in tre Comuni dell’area
metropolitana milanese dei nove che andranno a votare vedono insieme Pd e Iv. A
Corsico, Comune milanese di 35 mila abitanti, i renziani hanno deciso di non
sostenere il candidato del Pd e del Centrosinistra, invece appoggiano Roberto
Mei di Forza Italia che concorre anche contro la lista di Centrodestra della
Lega e di Fratelli d’Italia.
I renziani ci tengono ad evidenziare le differenze con i
democratici e soprattutto con la Sinistra. Tutto legittimo. Del resto, è sempre
stata un’ambizione dell’ex sindaco di Firenze conquistare i voti di Silvio Berlusconi. Finora le affinità ideologiche non hanno portato ad una formazione politica
comune. I distinguo di questa tornata elettorale potrebbero essere il presupposto
per assistere alla nascita di un nuovo partito 'moderato' e 'centrista'?
I punti di convergenza tra berlusconiani e
renziani sono tanti ed ora anche quelli sui nomi. Stando così le cose #ForzaItaliaViva
potrebbe non essere più soltanto una battuta di Maurizio Crozza, ma un’idea che presto
potrebbe diventare realtà. L’obiettivo ultimo è diventare l’ago della bilancia
in un sistema politico tripolare, stare, cioè, un po' a Destra ed un po' a Sinistra a
seconda delle necessità e delle convenienze, ma sempre e comunque al centro del
potere.
mercoledì 26 agosto 2020
Lavorare meno, lavorare tutti
‘Ridurre le ore di lavoro a parità di stipendio: la produttività ne guadagna’, a sostenerlo è la premier finlandese Sanna Marin
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| La Premier Sanna Marin il giorno della nomina del suo governo, 10 dicembre 2019 (foto da it.wikipedia.org) |
La proposta della premier socialdemocratica finlandese non
è nuova, ma da come è posta sembra quasi un fatto ineluttabile, un’ovvietà
dettata dalla storia. Ma non è così. In gioco c’è il rapporto, da sempre conflittuale,
tra profitto e lavoro.
Negli ultimi trent’anni gli incrementi di produttività hanno
favorito l’accumulazione del capitale e la crescita delle disuguaglianze. Occorrerebbe
capovolgere questo andamento. Ma come? La proposta di Sanna Marin è un’opzione
semplice, chiara, e, se si vuole, realizzabile. Per fare gli interessi dei
lavoratori non occorrono grandi e complessi programmi, basta poco, come quello per
cui intende battersi la giovane premier finlandese. Di certo, ridurre l’orario di lavoro a parità di stipendio comporterebbe una più equa redistribuzione
della ricchezza prodotta e un aumento degli occupati.
Nella vita, si sa, è sempre una questione di scelte. La pandemia dovuta al Covid-19 ci sta facendo riflettere su cosa sia veramente importante. La salute ed il tempo libero da dedicare ai nostri affetti sono diventati priorità.
Dobbiamo ‘pensare alle nostre vite da un nuovo punto di vista’, sottolinea Sanna Marin. Il benessere è anche poter realizzare i piccoli e grandi sogni quotidiani o, più semplicemente, pensare a noi stessi. La riduzione dell’orario di lavoro non è solo una questione economica, ma anche e soprattutto del tempo che abbiamo per realizzare pienamente la vita che ci è concessa e che, è bene ricordarlo, è breve e non può prescindere da quella degli altri.
Fonte ilfattoquotidiano.it
domenica 23 agosto 2020
La riapertura della scuola è da irresponsabili
Le scuole stanno per riaprire, ma dopo poche settimane potrebbero richiudere per Covid-19, allora perché non continuare con la Dad?
di Giovanni Pulvino (@PulvinoGiovanni)
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| ITCG di Polizzi Generosa (Pa) - (foto di Giovanni Pulvino) |
È stata l’estate del ‘liberi tutti’ o quasi. Nelle ultime settimane gli italiani si sono comportati come se due mesi di lockdown non ci fossero stati. I giovani sono andati in vacanza, hanno ballato nelle discoteche, fatto falò in spiaggia, affollato le vie della 'movida' ed ora ritornano nelle loro case e tra poco affolleranno autobus, treni, aule scolastiche e palestre. Ci sono tutti i presupposti per un aumento dei contagi e per una seconda ondata dell’epidemia.
La memoria degli italiani è sempre corta, ma il virus non fa sconti.
La riapertura della scuola sarà uno stress-test fondamentale per capire l’andamento pandemico del Covid-19. Ad affermarlo è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano. Le aule scolastiche, si sa, sono luoghi dove ogni anno si diffonde con più rapidità l’influenza stagionale. Con il Coronavirus sarà la stessa cosa. Allora perché non posticipare la riapertura degli istituti ed evitare i pericoli dello stress-test? Perché non continuare con la Didattica a distanza fino a dicembre? Perché non aspettare l’arrivo del vaccino ed evitare una possibile, anzi probabile, seconda ondata pandemica?
Il Governo finora si è comportato con prudenza ed ha evitato il peggio, perché non continuare così anche adesso? Certo l’opposizione sovranista non aspetterebbe altro per fare polemica, ma un buon politico deve saper guardare al futuro, non all’immediato e alla pancia del Paese.








