venerdì 25 marzo 2022

‘I soldi per le armi li hanno trovati subito’

Non vi stiamo chiedendo il futuro. Stiamo venendo a riprendercelo’, gridano e scrivono nei loro cartelloni i giovani di Fridays for future che ieri hanno manifestato nelle piazze italiane

di Giovanni Pulvino

Foto da fridaysforfutureitalia.it
Ieri nelle città italiane decine di migliaia di ragazzi e ragazze hanno manifestato per chiedere soluzioni energetiche concrete e per fermare la guerra in Ucraina.

Questa è la prima iniziativa globale del 2022. I giovani tornano in piazza e agli obiettivi ‘vecchi’ se ne sono aggiunti di nuovi.

Meno fondi per le guerre e più risorse per la transizione ecologica. Ed ancora fermare la guerra in Ucraina e tutti gli altri conflitti che ci sono nel mondo.

‘Torniamo in piazza per la giustizia climatica e ambientale, contro ogni guerra e contro la crisi climatica scendiamo nelle piazze di tutto il mondo poiché crediamo che il capitalismo sia il filo rosso che tiene insieme pandemie, guerre e crisi climatica. Questo modello di sviluppo capitalistico non fa altro che dividerci, mentre continua ad avvelenare e devastare i nostri territori’, sostengono i promotori dell’iniziativa. Un ulteriore aumento delle temperature ci costringerà a lottare per le scarse risorse rimaste come già avviene nel Sahel, dove i cambiamenti climatici stanno provocando numerose guerre per l'acqua. Intanto, ‘l’Unione europea ha pagato 15 miliardi di euro alla Russia dall’inizio della guerra per acquistare combustibili fossili’. 

I Governi devono trovare soluzioni ‘che mettano al centro le persone e non più le tasche e i portafogli di pochi’, sostiene Adele Furnari di Fridays for future Italia.

La transizione ecologica è necessaria adesso.

‘Ci ribelliamo a un sistema che allarga la forbice tra i ricchi ed i poveri’, un sistema economico che ‘causa guerre e conflitti. Un altro mondo è ancora possibile ma sta a noi costruirlo, partendo dalla pace e dalla giustizia, climatica e sociale’.

Fonte fridaysforfutureitalia.it

sabato 19 marzo 2022

Sarà Austerity come nel 1973 o è solo speculazione?

La guerra tra Russia ed Ucraina potrebbe evolvere in senso negativo; quindi, dobbiamo prepararci ad una situazione più difficile e, non è da escludere, un periodo di Austerity come quello del 1973

di Giovanni Pulvino

Nel 1973 ci fu una grave crisi energetica determinata dalla guerra dello Yom Kippur. Il conflitto combattuto in Medioriente portò all’embargo delle esportazioni di petrolio nei paesi occidentali. 

Il governo guidato da Mariano Rumor varò un Decreto-legge per vietare l’utilizzo delle auto, delle moto, delle barche e degli aerei privati nei giorni festivi, comprese le domeniche. L'interdizione iniziò nel dicembre di quell'anno e durò fino a giugno 1974. Furono domeniche di festa, oggi diremmo ecologiche. Le strade asfaltate divennero un luogo aperto alle bici, alle passeggiate, alle corse e persino al calcetto. Anche il Tg1 dovette anticipare la trasmissione alle 20:00 e la Rai chiudere le trasmissione alle 22:45, mentre i cinema dovevano concludere le proiezioni entro le 22:00.

Oggi, con la guerra tra Russia ed Ucraina, potrebbe ripetersi la stessa situazione. L’Europa e soprattutto il nostro paese dipendono dal gas russo. Se il conflitto si complica nulla potrà essere escluso. Le sanzioni imposte dai paesi occidentali e le inevitabili ritorsioni finora non hanno creato grandi problemi se non quelli del rincaro del prezzo del gas e del petrolio. La situazione potrebbe evolvere in senso negativo, quindi dobbiamo prepararci ad una situazione più difficile e, non è da escludere, un periodo di Austerity come quello del 1973.

Intanto, i soliti furbetti ne approfittano. Produttori e distributori stanno speculando sul prezzo del gas, gasolio e della benzina. Rincari quasi raddoppiati rispetto a pochi mesi fa.

L’aumento ‘non è giustificato’, sostiene il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. In diverse interviste il tecnico voluto da Mario Draghi ha sostenuto che per il rincaro dell’energia non esisterebbe una motivazione ‘tecnica’. Anzi sarebbe ‘una colossale truffa a spese delle imprese e dei cittadini’. Queste affermazioni sono paradossali. Il ministro anziché protestare e fare dichiarazioni dovrebbe intervenire, scovare chi ne approfitta e intervenire sulle inadeguatezze delle politiche di approvvigionamento energetico del nostro Paese. 

Non solo. La riduzione provvisoria delle accise che il governo si appresta a varare è solo un palliativo che graverà sulle casse dello Stato e quindi sulle tasche dei cittadini. 

Gli speculatori possono stare tranquilli, a loro non succederà nulla, siamo nel paese dei balocchi dove a pagare sono sempre i soliti noti.

Fonte it.wikipedia.org

martedì 15 marzo 2022

Ucraina, tra demagogia e giornalismo di guerra

Vladimir Putin per alcuni leader politici nazionali, era, fino a poche settimane fa, un grande capo di Stato ora è diventato ‘Belzebù’

di Giovanni Pulvino

Le guerre della Nato - (foto da @elevisconti)

Non c’è programma televisivo o di approfondimento giornalistico che non si occupi della guerra tra la Russia e l’Ucraina. Fino a pochi giorni fa l’argomento principale era il Covid-19 e le sue conseguenze ora, invece, sembra un tema del passato. 

Oggi non c’è telegiornale che non abbia i suoi ‘Inviati sul campo’, anche se non sono sulla linea del fronte. I loro reportage spesso sono basati sui sentito dire e sono riportati con l’uso del condizionale.

Poi ci sono le dirette televisive, tutte volte a dimostrare l’eroismo ucraino e dall’altro lato il ‘diavolo’ Vladimir Putin. Quello che, per alcuni leader politici nazionali, era, fino a poche settimane fa, un grande capo di Stato ora è diventato ‘Belzebù’.

Quei pochi che tentano di fare ragionamenti basati sui fatti e sulla storia vengono additati come filorussi, come se in guerra la verità stesse tutta da una parte.

I morti sono morti.

Nel secondo dopoguerra l’Europa era divisa dalla cosiddetta ‘cortina di ferro’. Nato ed Armata rossa, due grandi organizzazioni militari, si sono fronteggiate per 54 anni. Polonia, Romania, Lituania, Estonia, Ucraina e mezza Germania erano dall’altra aperte del confine. Oggi, con l’esplicita volontà imperialista degli Stati Uniti d’America, l’espansione militare della Nato ha raggiunto i confini della Russia. 

Negli anni Sessanta del secolo scorso J. F. Kennedy era pronto a far scoppiare la Terza guerra mondiale per impedire a Cuba di ottenere la protezione militare dell’Urss. Il buon senso dei russi prevalse e si ritirarono. Le richieste di Putin di oggi sono analoghe, ma l’Occidente fa finta di nulla ed è pronto a garantire quella difesa militare che gli americani ed i loro alleati non permisero ai cubani.

Ed ancora. I colpi di Stato nei paesi sudamericani e quelli della Grecia e del Portogallo furono perpetrati con l’aperto sostegno militare ed economico degli Usa. Dittature che hanno privato quei popoli della libertà e che hanno causato centinaia di migliaia di morti.

Per non parlare dei diritti calpestati dei palestinesi, dei siriani, dei libici, ect….

Putin sarà ‘pazzo’ come sostengono giornalisti e opinionisti e Zelensky un ‘eroe’, ma quando scoppia una guerra le ragioni non sono mai tutte da una parte ed a pagare non sono i ricchi ed i potenti che l’hanno provocata, ma i civili che non hanno mai imbracciato un fucile.

Ed i giornalisti dovrebbero limitarsi alla cronaca. Molti, soprattutto opinionisti, fanno demagogia. Usano due pesi e due misure, perché?

La soluzione al conflitto potrebbe essere semplice se ci fosse la buona volta di tutti e se si mettessero al centro della discussione le reciproche ragioni. Creare una zona de-militarizzata al confine con la Russia è una cosa complicata? Zelensky perché non la propone? Garantire la sicurezza del popolo russo è un’ipotesi folle?

Meno armi e meno eserciti non hanno fatto mai male a nessuno, tranne alle industrie della guerra e della morte, s'intende.

 

giovedì 3 marzo 2022

Ma Putin cosa vuole?

'Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba. Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri', Gino Strada

di Giovanni Pulvino

Il dottor Stranamore e Vladimir Putin
(foto da wikipedia.org)

Non sappiamo quali sono le ‘vere’ motivazioni che hanno indotto il presidente della Russia, Vladimir Putin, ad invadere l’Ucraina. E soprattutto non sappiamo fino a che punto sarà disposto a spingersi nell’escalation militare.

Quello che è certo è che dopo 77 anni di pace i fucili ed i cannoni sono tornati a sparare nel cuore dell’Europa. E non è giustificabile in alcun modo. ‘Il mondo - ha dichiarato il cancelliere tedesco Olaf Scholz - non sarà più lo stesso’.

È una questione di sicurezza nazionale? È l’ambizione di una potenza militare? Di un leader? Di certo è il risultato di una serie di errori politici e militari compiuti negli ultimi due decenni. L’espansione della Nato verso l’est europeo non poteva non creare squilibri geopolitici e militari. 

Le responsabilità, del resto, non sono mai solo da una parte. La retorica nazionalista a cui stiamo assistendo in questi giorni renderà difficile una soluzione pacifica. L’alternativa, non dimentichiamolo, è la Terza Guerra Mondiale. Sarebbe un disastro.

Ma Vladimir Putin perché ha voluto questo conflitto? Forse la risposta è più semplice di quanto possa apparire. Maria Montessori una volta disse: ‘'Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. A questo mondo, si educa per la competizione, e la competizione è l'inizio di ogni guerra'.

Il sistema economico e politico a cui ci vantiamo di appartenere è fondato proprio sulla competizione che spesso decade nel machismo, se poi sono gli altri a comportarsi alla stessa maniera ci sorprendiamo e gridiamo allo scandalo.

Intanto, decine di migliaia di uomini e donne sono vittime dell’ennesimo conflitto bellico. ‘Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri‘.

La storia si ripete ancora una volta, purtroppo.


sabato 19 febbraio 2022

‘DISUGUITALIA’

La disuguaglianza è risultato di precise scelte politiche’ ha dichiarato Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International

di Giovanni Pulvino

Foto da oxfamitalia.org

La pandemia dovuta al Covid-19 ha peggiorato le condizioni economiche delle famiglie italiane e ‘rischia di ampliare a breve e medio termine i divari economici e sociali preesistenti’. A sostenerlo è Oxfam nel nuovo rapporto ‘La pandemia delle disuguaglianze’ pubblicato pochi giorni fa.

‘Il 5% più ricco degli italiani - si legge nel report - deteneva a fine 2020 una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero’.

Tra marzo 2020 e novembre 2021 ‘il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato di 13 unità e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre.’ Ed ancora. ‘I 40 miliardari italiani più ricchi posseggono oggi l’equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone adulte)’.

Sergio Mattarella in occasione del suo secondo giuramento come presidente della Repubblica ha dichiarato: ‘Il persistere di diseguaglianze che abbracciano la sfera politica, economica e sociale contraddice il principio di equità e genera intollerabili discriminazioni. La crisi pandemica, inoltre, ha ulteriormente ampliato i divari esistenti, esacerbando la condizione di coloro che si trovano in situazioni di maggiore vulnerabilità’.

Come dargli torto.

Fonte oxfamitalia.org

venerdì 11 febbraio 2022

Gli zii e le zie di Torremuzza (parte sesta)

Per una questione di privacy i nomi ed i soprannomi sono indicati con le iniziali. Chi li ha conosciuti o li conosce certamente capirà di chi si tratta

di Giovanni Pulvino

Torremuzza, piazza Marina
La gentilezza e la pazienza sono rare

A za B. non ha mai perso il suo accento calabrese. Riservata e di poche parole come suo marito, era una delle mamme a cui non dava fastidio il fatto che giocassimo in piazza Marina.

Anche a za R. non ebbe mai a lamentarsi, anzi apprezzava la nostra presenza. Sento spesso la mancanza del suo sorriso bonario e sincero, era una mamma allegra, che ha saputo gestire con parsimonia e leggerezza una famiglia numerosa. Era una presenza rassicurante. Le nostre zie e zii ci proteggevano, non correvamo pericoli se non quelli dovuti alla nostra presunzione ed esuberanza, l’infanzia dei giovani torremuzzari è stata felice, ma di questo ti rendi conto dopo.

A za C. d’estate ci faceva alzare alle sette del mattino con la scusa di offrirci la granita nel bar/tabacchino, poi ci portava a ‘Maccarruni’ dove c’era un altro ‘stazuni’, lì mio padre svolgeva uno dei suoi tanti lavori. ‘Giocando’ con il tornio di legno imparammo a fare i ‘tivuli’. Nelle fosse pestavamo l’argilla per renderla idonea alla lavorazione, allora non si comprava, si estraeva dalle cave che si trovavano in prossimità dei laboratori. Eravamo bambini, per noi era quasi un gioco, ma lì capimmo l’importanza del lavoro e dell’impegno che, dopo, non sono mai venuti meno

I doveri fanno parte della vita della maggior parte delle persone. Solo ‘i figli di papà’ non vivono queste necessità e non acquisiscono queste conoscenze di vita

All’inizio dell’autunno iniziava la raccolta delle olive. Ovviamente i proprietari si limitavano a vendere la ‘raccolta’ con le ‘gabelle’; un contratto basato sulla parola e sancito con una stretta di mano. Di solito un’oliva su tre andava al latifondista, la seconda al frantoio e quella che rimaneva a chi effettivamente si spaccava la schiena e le mani a raccoglierle. Tra i ‘gabelloti’ più bravi c’era u zu P., mio nonno. Quindi, ogni autunno ed inizio inverno, tutta la famiglia era impegnata in questa attività. Passavamo due volte: prima prendevamo quelle che c’erano a terra e, dopo, quelle che ancora erano sugli alberi. Per un certo periodo c’erano anche gli stagionali, anzi le stagionali che mio nonno ingaggiava nei paesi vicini. Coordinava e dirigeva, non faceva altro, ma era bravo in quel ruolo.

Ci sono ricordi senza nome, solo immagini in bianco e nero che non hanno un titolo, ma sono lì, come gli altri non vanno via, aspettano il loro turno per essere ridestati, ancora una volta, l’ultima

A za N. della Marina era una presenza continua. Una vicina di casa sempre attenta e rigorosa non mancava mai di rimproverarti quando c’era qualcosa che secondo Lei non andava bene. Nella sua casa, dove accedevo raramente, si entrava o usciva dalla ‘Vanedra’ e si poteva farlo anche dal lato opposto, salendo e scendendo una scala ‘ripida’ che dà sul cortile Marina.

I pensieri a volte riemergono per circostanze bizzarre, inconsuete, ma ci aiutano a fare memoria, a mantenere vivi certi visi e certi ricordi

C’era una zia che aveva una strana abitudine, scriveva i suoi pensierini ovunque le capitasse, almeno così si diceva. Non ne ho mai visti e, pertanto, non ne conosco il contenuto, ma di certo quella signora era gentile ed esprimeva un forte desiderio di comunicare. Non c’era nulla di male, oggi quella strana ‘mania’ è la fonte del ricordo. Forse era questo il suo modo di lasciare una testimonianza, un modo semplice per farsi ricordare.

A za F. la vedevamo ogni tanto affacciata sulla ringhiera della sua abitazione. Poi un giorno non la vedemmo più, visse gli ultimi anni della sua vita a letto. Tutti i giorni uno dei figli andava a portare il pranzo o la cena, fu assistita fino all’ultimo. Allora i genitori ed i nonni nell’ultima fase della loro esistenza si accudivano in famiglia.

U zu N. aveva una disabilità importante ma, nonostante ciò, tutti i giorni si recava con la sua vespa a Villa Margi, lì gestiva il rifornimento di benzina ed un piccolo bar ed era bravo anche nelle piccole riparazioni. Allora non c’erano le pensioni di invalidità o di accompagnamento, occorreva darsi da fare. È Lui non si tirò mai indietro.

A signorina B. la vedevamo ogni tanto seduta sul balconcino di casa che dà sulla Vanedra’. Stava seduta a godersi la brezza estiva del primo pomeriggio. Era raro vederla, ma sapevi che c’era. Una volta entrai in casa sua, era un ambiente di stile antico, con i colori tenui e con gli odori di stoffe vecchie e di mobili impolverati, per un attimo mi sembrò di essere trasportato ad inizio secolo. Era una signora gentile, ma teneva le distanze, ‘noblesse obblige’, ma noi che vivevamo proprio di fronte, per Lei eravamo tutto o quasi, eravamo uno dei pochi contatti con il mondo esterno.

A proposito della signorina B. ci sono alcuni ricordi di due mie coetanee. Ecco quello di R.. A proposito del gelato... Il mio preferito era il fortunello! E se la signorina B. malauguratamente mi avesse beccato sarebbero stati guai, cominciava a farmi l'interrogatorio di terzo grado, e cominciava a toccare il mio fortunello... dicendo: "viremu chi gelatu t'accattasti” e lo palpava tutto con le sue mani. Ma io mi vergognavo a dire di non toccarlo, e lo mangiavo lo stesso schifata e arrabbiata. Un'altra volta si ripeté la stessa storia, ma stavolta ero in compagnia di mia sorella S. e strappandomi nuovamente il fortunello dalle mani... Mia sorella rispose irritata ... “adesso se lo mangia lei!”. Da allora in poi si tolse il vizio di toccarlo! Grazie a mia sorella che ebbe il coraggio di rispondere!’. Ed ancora: ‘La signorina B., mi regalava sempre delle bellissime immaginette sacre, stampate su una carta elegante che oggi non viene più usata. Le conservavo gelosamente’.

Ecco quello di L. ‘Il mio gelato preferito era tutto al cioccolato. Costava 20 Lire. Lo acquistavo nella “putia" da za' P. Era un locale vicino alla vanedda’.

Il mio ricordo ra putia è sfocato, ma è lì

C’erano degli scalini se non sbaglio ed il locale era spoglio, o comunque poco accogliente. Sì, lì comperavamo il gelato che era al cioccolato, ma non ricordo il nome, era uno dei nostri preferiti, ma forse lo era solo perché c’erano solo quelli e poco altro.

I pensieri degli zii e delle zie per ora si fermano qui, almeno fino a quando non ne verranno altri e non sentirò il bisogno di condividerli con chi li ha conosciuti

Grazie zii e zie, sarete con noi fino a quando noi saremo


sabato 5 febbraio 2022

Perché la Destra non riesce ad eleggere il PdR?

Nessun esponente politico della Destra sembra adatto a ricoprire la carica di presidente della Repubblica, perché?

di Giovanni Pulvino

Giovanni Leone e Sandro Pertini - (foto da it.wikipedia.org)
I principali esponenti della Destra italiana hanno ripetuto in questi giorni che un esponente del loro schieramento può ricoprire la carica di presidente della Repubblica come e meglio di un candidato del Centrosinistra. Insomma, ogni esclusione ideologica sarebbe pretestuosa. Nelle ultime elezioni, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi erano certi di farcela, ma ancora una volta è prevalso un esponente del Centrosinistra, perché?

Se guardiamo i presidenti eletti dal dopoguerra ad oggi è facile constatare che quelli più popolari appartengono all’area progressista. Tra questi Sandro Pertini, Carlo Azelio Ciampi ed ora Sergio Mattarella. Invece, i più discussi sono stati i democristiani ‘di destra’, come Antonio Segni, coinvolto nelle vicende del cosiddetto Piano Solo, Francesco Cossiga, che non ha fatto altro che attaccare e criticare i parlamentari che lo hanno eletto e soprattutto Giovanni Leone, dimessosi per le vicende legate allo scandalo Lockheed.

Il capo dello Stato deve rappresentare l’unità nazionale, sancisce l’articolo 87 della Costituzione. Deve avere cioè un alto senso del bene comune e soprattutto deve possedere una moralità al di sopra della media. Ed ancora. Deve essere rigoroso nei comportamenti, ma non deve essere autoritario. Deve saper ascoltare e decidere senza condizionamenti ideologici o di parte.

Nell’area politica cosiddetta 'moderata' e 'liberale' mancano personalità che abbiano queste caratteristiche e che, nello stesso tempo, siano inclusive ed altruiste, che sappiano rappresentare tutti, ma proprio tutti.

Per loro eleggere la massima carica dello Stato è sempre stato difficile ma lo è ancora di più se non hanno i numeri per farlo da soli. E quando ci sono riusciti quasi sempre hanno eletto leader scomodi o di parte.

Allora, se non si riesce ad eleggere un Presidente 'superpartes', è meglio forzare il dettato costituzionale e riconfermare quello uscente.

 

martedì 25 gennaio 2022

E da Napoli in giù?

Questa è una di quelle notizie che dovrebbero far protestare i meridionali, invece non succede nulla, nell’indifferenza dei più tutto continua come prima

di Giovanni Pulvino

Italia d'oro di Luciano Fabro - (foto da marcocostarelli.com)

Le Ferrovie dello Stato italiano, attraverso la controllata Rete Ferroviaria Italiana, hanno siglato con la Tim un accordo per potenziare gli impianti di copertura mobile 4G nelle gallerie della linee ad Alta velocità. Gli interventi previsti consentiranno ai passeggeri di usufruire di una connettività veloce e stabile. Il finanziamento è di 12 milioni di euro ed è condiviso tra la Rfi e gli operatori Tlc aderenti.

Nel 2022 saranno avviati i lavori nelle tratte tra Torino, Milano, Bologna e Firenze. Nel 2023 quelle da Bologna a Venezia e da Firenze a Napoli. 

E da Napoli in giù? Nulla. L’accordo non prevede altro.

È un piccolo progetto, ma la notizia è comunque emblematica. Ancora una volta il Mezzogiorno è escluso da qualunque ipotesi di sviluppo, piccolo o grande che sia l’investimento stanziato.

Del resto nel Meridione l’Alta velocità è ancora un’ipotesi e la Rete è precaria e spesso fatiscente. Le Ferrovie dello Stato e la Telecom essendo due aziende strategiche per il nostro Paese dovrebbero tutelare l’interesse collettivo, invece, spesso, agiscono come aziende private. Gli investimenti devo essere produttivi ed al Sud, si sa, non lo sono.

Gran parte della classe dirigente ritiene che il divario esistente tra il Nord e ed il Sud del paese sia incolmabile. Pertanto, per loro, gli investimenti in alcune aree sarebbero inutili o comunque non convenienti.

È una visione miope, ma questo è.

mercoledì 19 gennaio 2022

‘La pandemia della disuguaglianza’

La disuguaglianza non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche’ ha dichiarato Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International

di Giovanni Pulvino

Agenda 2030, obiettivo 10: ridurre le disuguaglianze
(foto da wikipedia.it)

‘La pandemia della disuguaglianza’ è il titolo del nuovo rapporto pubblicato da Oxfam in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum che si tiene a Davos in forma virtuale.

Secondo l’organizzazione non profit dall'inizio 2020 alla fine del 2021 i 10 uomini più ricchi al mondo hanno raddoppiato i loro patrimoni. La loro ricchezza è aumentata di ‘15.000 dollari al secondo, di 1,3 miliardi al giorno’. E' passata da 700 a 1.500 miliardi. Essi ‘detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione, cioè 3,1 miliardi di persone’

Il solo Jeff Bezos (Amazon) ha guadagnato 81,5 miliardi di dollari, somma sufficiente per vaccinare tre volte l’intera popolazione mondiale con due dosi e booster.

Nello stesso tempo ‘163 milioni di persone sono cadute in povertà a causa della pandemia’.

Secondo Oxfam ‘ogni 4 secondi 1 persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere. Fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza’.

Mentre le grandi aziende farmaceutiche (Pfizer, BioNTech e Moderna) hanno realizzato utili per 1.000 dollari al secondo meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi più poveri e solo il 4,81% della loro popolazione è stata vaccinata.

‘Le banche centrali hanno pompato miliardi di dollari nei mercati finanziari per salvare l’economia, ma gran parte di queste risorse sono finite nelle tasche dei miliardari che cavalcano il boom del mercato azionario’ ha detto Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International.

Fonte oxfamitalia.org

venerdì 14 gennaio 2022

#noQUIRISILVIO e scenario Ugly

Silvio Berlusconi potrebbe essere il nuovo presidente della Repubblica e non è una battuta. La frammentazione ed il trasformismo parlamentare renderanno molto incerta l’elezione e dalla quarta votazione tutto diventerà possibile   

di Giovanni Pulvino

Foto da @MPSkino (Twitter)

L’articolo 83 della Costituzione stabilisce: Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato. L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta’. In tutto i componenti dell'assemblea elettiva sono 1.009. Le maggioranze previste dai costituenti sono due: nelle prime tre votazioni occorre il consenso di almeno 673 elettori, dalla quarta ne bastano 505.

Questa procedura è stata adottata per favorire un’elezione a larga maggioranza. Tuttavia, le divisioni tra le forze politiche e tra le correnti interne ai raggruppamenti, ne hanno reso difficile l’applicazione. Ed è per questo motivo che spesso viene eletto un parlamentare di secondo piano, di solito un politico non divisivo, accettabile da una parte consistente di elettori.

Anche stavolta sarà così? Vediamo i numeri, anche se è complicato fare un conteggio esatto. A tale proposito occorre precisare che attualmente il numero degli elettori è di 1.007. Tuttavia, prima dell'elezione del capo dello Stato, un deputato ed un senatore dovrebbero insediarsi per ricoprire i due seggi vacanti.

Secondo i dati indicati dalla Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e tenendo conto delle maggioranze nei Consigli regionali i 1.009 elettori sono distribuiti in questo modo: il Centrodestra dispone di 438 voti, il Centrosinistra (169) insieme al M5s (232) di 401 voti. Poi ci sono 44 elettori di Italia Viva (ex Pd), 8 Autonomisti e ben 118 appartenenti al cosiddetto gruppo Misto.

La frammentazione ed il trasformismo parlamentare renderanno incerta l’elezione. Molto dipenderà dal voto degli iscritti al gruppo Misto. Ne fanno parte soprattutto ex grillini e parlamentari che si collocano al centro dello schieramento politico.

Inoltre, il voto è segreto, pertanto la compattezza dei singoli gruppi è aleatoria, tutto è delegato alla coscienza del singolo elettore. L’incertezza è sovrana. Una situazione perfetta per inciuci e favoritismi. Tutto è possibile. Teoricamente anche Silvio Berlusconi potrebbe essere eletto e l’ex cavaliere ed il Centrodestra sembrano crederci. Di certo chi lo voterà deve sapere che il leader forzista non potrà mai essere il Presidente di tutti gli italiani, ma solo di una piccola minoranza. Non solo. Le ripercussioni sul Governo e sulla legislatura sarebbero inevitabili. La credibilità politica del nostro Paese tornerebbe ad essere quella disastrosa del 2011. Con l'ex cavaliere presidente della Repubblica e Giorgia Meloni o Matteo Salvini presidente del Consiglio ci sarebbero tutti i presupposti per la 'tempesta perfetta'. Gli analisti finanziari lo chiamano scenario Ugly.

L'irresponsabilità politica dei leader della Destra è nota, ma come si fa a non comprendere che per il Paese l'elezione di Silvio Berlusconi sarebbe un disastro? 

Per scongiurare questo pericolo la candidatura di Mario Draghi, personalità di garanzia per i mercati finanziari e per le istituzioni comunitarie, diventa sempre più probabile. 

Unica alternativa potrebbe essere una figura dell’ultimo momento, di secondo piano, non divisiva, che non faccia danni al paese e agli italiani, ma chi?

 

Fonti: camera.it e senato.it