mercoledì 28 agosto 2024

‘Ius soli differito’

Ma io un ragazzino di 11 o 12 anni che è a scuola con i nostri figli e i nostri nipoti come lo devo chiamare, immigrato che è nato qui? Come lo chiamo, straniero?’, Pier Luigi Bersani

di Giovanni Pulvino

Foto da stranieriinitalia.it

Ogni anno nascono nel nostro Paese circa 50.000 bambini che non hanno la cittadinanza italiana. Dal 2006 ad oggi sono circa 1,2 milioni.

E sono più di 870 mila gli studenti e studentesse ‘stranieri/e’ che lo scorso anno hanno frequentato le nostre scuole. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi che di fatto sono italiani, ma che per la legge non lo sono.

Questi ‘italiani’ possono acquisire la cittadinanza solo con la cosiddetta ‘naturalizzazione’ o come ha detto con ironia il sindaco di Ravenna, Michele De Pasquale, con lo ‘Ius soli differito’. Essi possono richiederla solo al compimento della maggiore età a condizione che abbiano dieci anni di residenza regolare ininterrotta. L’iter è complesso, costoso e richiede molto tempo. Non tutti riescono a completarlo.

Sono vent’anni che si tenta di riformare questa legge. 

Le ipotesi sono quattro.

Lo Ius soli prevede l’acquisizione automatica della cittadinanza per il solo fatto di essere nati sul territorio italiano. È il cosiddetto ‘diritto di suolo’ in vigore in tanti Paesi, ma non nel nostro, dove vige il principio del ‘ius sanguinis’ o ‘diritto di sangue’. Secondo questa normativa acquisiscono automaticamente la cittadinanza i figli ovunque essi siano nati che hanno almeno un genitore italiano.

Lo Ius soli temperato consente l’ottenimento della cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri a condizione che almeno uno dei due abbia il permesso di soggiorno e risieda nel nostro Paese da un certo numero di anni.

Lo Ius scholae consente di acquisire la cittadinanza ai minori nati o arrivati nel nostro Paese prima del compimento dei 12 anni di età e che abbiamo frequentato, a seconda della diversa formulazione della legge, almeno 5 anni di scuola o 10 anni o il ciclo completo dell’obbligo.

Lo Ius Culturae è simile allo Ius scholae e lega la cittadinanza all’acquisizione dei riferimenti culturali attraverso la scuola e la partecipazione alla vita sociale. Occorre, cioè, ‘aver frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali conclusi con la promozione’.

La proposta fatta nelle scorse settimane da Forza Italia non è nuova e richiede per i nati in Italia la conclusione dell’intero ciclo di istruzione obbligatoria, cioè dieci anni.

Il disegno di legge sarà presentato a settembre o ad ottobre, ma non è chiaro chi potrà riguardare e come potrà essere riconosciuta la cittadinanza.

Vedremo se sarà una proposta seria o se è solo polemica politica tra i partiti della maggioranza di Governo.

L'obiettivo è quello di racimolare qualche voto o, meglio, quello di non perdere qualche voto, quello di chi da sempre vede gli stranieri, soprattutto se sono di colore, con preoccupazione ed intolleranza.

martedì 20 agosto 2024

Tesori di Sicilia: tramonti di agosto

 di Giovanni Pulvino

Torremuzza, Sicilia, 20 agosto 2023. Foto di Erina Barbera

Non solo i colori del cielo e del mare ma anche uno scorrere lento ed inconsapevole del tempo e della vita che in esso si manifesta e si dilegua

per un momento sta là, in fondo, sospeso, in attesa di diventare qualcosa

pigro ed indolente si muove verso occidente, verso l'infinito

è bianco, giallo, arancione, rosso, chissà, ma cosa importa

è un sogno che diventa realtà, è un fuoco che si accende ogni sera, eterno, sempre diverso

no, non è un'illusione, è un tramonto di agosto, è un tesoro di Sicilia


sabato 17 agosto 2024

Quasi 3.000 miliardi di debito pubblico, ma per il governo Meloni va tutto bene

Per il governo Meloni l’economia italiana va bene, anche Berlusconi, Salvini e la stessa leader di FdI dicevano così nel 2011. Speriamo che almeno stavolta abbiano ragione, ma ogni dubbio è più che legittimo

di Giovanni Pulvino

Il rapporto debito pubblico/Pil dal 1862 ad oggi

In quasi due anni il governo di Giorgia Meloni ha incrementato il debito pubblico di circa 170 miliardi di euro. Quasi otto miliardi di euro ogni mese. Se continua così nel 2026 raggiungerà 3.500 miliardi di euro, che corrisponde ad un debito pro-capite cioè per ogni cittadino italiano di circa 60 mila euro.

Solo nel 2023 il debito è aumentato di 105 miliardi di euro. Quasi come nei due anni del Covid-19. Nel 2020 è stato di 163 miliardi e nel 2021 di 107 miliardi. La pandemia aveva bloccato l’economia e lo Stato è stato costretto a dare aiuti per sostenere le attività imprenditoriali ed i cittadini in difficoltà. Quel debito era in qualche modo ‘giustificato’.

Sorprende invece, ma non tanto, l’incremento avvenuto nei primi 22 mesi del governo Meloni. Cioè, molto di più dei precedenti governi Draghi e Conte II e quasi il doppio del Conte I.

La sostenibilità del debito pubblico italiano è di nuovo a rischio se consideriamo l’aumento dei tassi di interesse.

Fino a metà del 2022 questi erano bassi, i Bot erano vicini allo zero. Ora sono in risalita, i Btp sono quasi al 4%.

Tra il luglio del 2021 e il luglio del 2022 la spesa per interessi sui titoli di Stato è passata da 63,7 a 83,2 miliardi ed è assai probabile che questa abbia raggiunto i 100 miliardi nel 2023.

Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti si è giustificato sostenendo che l’extra deficit è dovuto al Superbonus del 110%. Quell’incentivo è entrato in vigore il 19 maggio del 2020 con lo scopo di rinvigorire l’economia italiana depressa dagli effetti del Coronavirus. Ebbene precisare che né il governo di Mario Draghi (13 febbraio 2021), né il governo i Giorgia Meloni (22 ottobre 2022) hanno saputo fronteggiare quella che essi hanno considerato un‘emergenza’. Sono trascorsi quattro anni dall’entrata in vigore del Superbonus, se si voleva si sarebbe potuto intervenire prima, ma così non è stato. 

Per il governo Meloni l’economia italiana va bene, anche Berlusconi, Salvini e la stessa leader di FdI dicevano così nel 2011. Speriamo che almeno stavolta abbiano ragione, ma ogni dubbio è più che legittimo.

Fonte governo.it

venerdì 9 agosto 2024

Siamo diventati un 'paradiso fiscale', ma solo per i miliardari

‘L'imposta sostitutiva sui redditi prodotti all'estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia viene portata dagli attuali 100.000 euro l'anno a 200.000’. Questo è quanto prevede l’art. 3 del decreto Omnibus approvato dal Cdm del governo di Giorgia Meloni

di Giovanni Pulvino

Foto da lacostituzione.info

La Flat tax annua a 100.000 euro è stata introdotta dal governo di Matteo Renzi con la legge finanziaria del 2016 ed è in vigore dal 2017. Lo scopo era quello di convincere i miliardari stranieri a trasferire la loro residenza fiscale in Italia ed incrementare gli investimenti nel nostro Paese. 

Tra i beneficiari di quell’incentivo c’è stato Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ne ha usufruito tra il 2018 e il 2021, quando, cioè, giocava con la Juventus.

Il suo ingaggio è stato di 124 milioni di euro netti per quattro anni, che corrisponde ad un’indennità giornaliera di 84.931,51. Tutto senza considerare i guadagni che sono derivati dallo sfruttamento dei diritti di immagine.

Il risparmio contributivo per il calciatore portoghese è stato ‘indecente’.

Ovviamente non è stato il solo. 


Ad avvalersene dal 2017 ad oggi sono stati, secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, 818 contribuenti e 318 familiari, questi ultimi hanno versato ogni anno 25.000 euro. La Corte dei conti ha stimato che le tasse pagate ammontano a 254 milioni di euro, circa 90 milioni di euro l’anno. Una inezia se consideriamo il bilancio dello Stato italiano.

Le entrate fiscali derivanti dalla Flat tax sono state circa lo 0,013% l’anno.

Ora il governo di Giorgia Meloni raddoppia.

L’art. 3 del decreto Omnibus prevede il passaggio dagli attuali 100.000 euro all’anno ad un’imposta sostitutiva di 200.000 annui.

Continuiamo ad offrire esenzioni fiscali a pochi individui estremamente facoltosi, ma non sappiamo quanto questi contribuenti ‘provvisori’ guadagnano all’estero né quanto avrebbero dovuto pagare se fossero stati assoggettati all’Irpef come un lavoratore dipendente italiano. E non sappiamo se hanno investito nel nostro Paese oppure no.

Siamo diventati un 'paradiso fiscale', ma solo per i miliardari.  

Il tutto in violazione dell’articolo 53 della Costituzione che sancisce: ‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva’, tranne, ovviamente, i super ricchi e gli evasori, almeno così hanno stabilito il governo di Matteo Renzi e quello di Giorgia Meloni.

Fonte senato.it

mercoledì 31 luglio 2024

Referendum sull’Autonomia differenziata, ecco come firmare online

È attivo dal 27 luglio la piattaforma per promuovere o firmare online i quesiti referendari e le leggi di iniziativa popolare, tra questi quello sull’Autonomia differenziata. Ecco come firmare

di Giovanni Pulvino

Dopo la realizzazione del decentramento amministrativo i governatori delle regioni del Nord vogliono l’autonomia legislativa su materie fondamentali ed il pieno controllo delle risorse fiscali che esse versano ogni anno allo Stato. E poco importa se il Sud, già abbandonato a se stesso, rischia di essere affondato definitivamente.

‘La botte piena e la moglie ubriaca’, è questo il fine ultimo. E' la sublimazione del leghismo. È la secessione senza la secessione e, per certi aspetti, è qualcosa di più, è la fine dell’Unità del Paese senza cambiare la forma di Stato. Rimarremo formalmente tutti italiani, ma avremo cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Per fermare questo obbrobrio legislativo le forze di opposizione stanno raccogliendo le firme per il referendum abrogativo. Chi vuole può aderire anche online, ecco come.

La procedura è semplice. 

In questa pagina ci sono tutte le informazioni sui quesiti referendari e sulle leggi di iniziativa popolare che si possono sostenere.

Si può accedere sia per firmare, sia per promuovere un nuovo quesito o una legge popolare.

Per confermare l'identità si possono utilizzare indifferentemente le credenziali Adn, Spid, Cie o Cns.

Sono quelle che adoperiamo per poter accedere al 730 precompilato o per comunicare con l’Inps o con l’Agenzia delle Entrate e in genere con la Pubblica Amministrazione

Cliccando su acconsento e confermando la lettura dell’informativa sulla privacy si può procedere con la firma del quesito o della proposta di legge.

A questo punto basta selezionale l’iniziatica che ci interessa, sostenerla e scaricare l’attesto dell’avvenuta firma.

Tornando sulla Home page si può verificare l’avvenuta sottoscrizione cliccando su iniziative che hai sostenuto.

Tutto molto semplice, rapido ed intuitivo.

Fonte: Ministero della Giustizia


lunedì 29 luglio 2024

La siccità sta strangolando il Sud

Per fortuna quest'anno la siccità ha colpito alcune zone del Sud e la Sicilia in particolare e molto meno altre zone del Paese’, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura

di Giovanni Pulvino

Proteste in Sicilia per la mancanza d'acqua

Il dieci maggio scorso per minimizzare gli effetti del cambiamento climatico il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, disse: Per fortuna quest'anno la siccità ha colpito alcune zone del Sud e la Sicilia in particolare e molto meno altre zone del Paese’. Il cognato della premier aveva ragione: la siccità sta strangolando il Meridione.

In alcune regioni non piove da mesi, la mancanza di acqua sta compromettendo la semina e la desertificazione di intere aree, ma per il Governo italiano, ed in particolare per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, l’emergenza è la costruzione del ponte sullo Stretto.

La situazione è ‘da profondo rosso’ afferma l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Anbi.

Secondo l‘Associazione nazionale del consorzio di gestione delle acque tra ‘tre settimane non ci sarà più acqua per l’agricoltura’. Intanto, ‘si moltiplicano razionamenti e sospensioni idriche’.

Drammatica la situazione in Sicilia. ‘Sei bacini su 29 non hanno più acqua utilizzabile, altri sei hanno disponibile meno di un milione di metri cubi e 4 meno di due milioni’.

L’Autorità di bacino regionale ha previsto che Gela ‘non potrà ricevere alcun genere d’irrigazione’.

Scarseggia anche l’acqua potabile.

Ad Enna viene erogata ‘un giorno sì e due no’. Nel Ragusano il gestore sta ‘attivando turnazioni per l’erogazione idrica’. La sorgente Fiumefreddo fornisce acqua al 70% del territorio di Messina. Secondo l’Autorità di bacino ‘il livello si è talmente abbassato da far ipotizzare che tra poco la sorgente non erogherà più acqua’.

Nei giorni scorsi dalla Calabria è arrivata a Licata una nave cisterna con 1.200 metri cubi d’acqua per dare un po’ di sollievo, ma non basterà. Gran parte delle coltivazioni sono andate perdute ed ora si teme anche per il turismo.

Situazione analoga in Puglia, Abruzzo e Sardegna.

Reti idriche fatiscenti con perdite anche del 60%, inefficiente raccolta delle acque piovane, mancanza di un adeguato piano di emergenza e sottovalutazione del problema sono, oltre al cambiamento climatico, le principali cause.

Il nuovo responsabile della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha dichiarato: ‘Se l’acqua non c’è va trovata, ma l’emergenza idrica non si gestisce d’estate’. Chissà cosa ne pensa Nello Musumeci, governatore per cinque anni della regione Sicilia e ministro della Protezione civile e delle Politiche del mare dal 2022.

Fonte anbi.it

sabato 27 luglio 2024

Il campetto era in terra battuta

È lì da tempo, è sbiadito, magari è anche nella memoria di altri, di certo è un dolce ricordo e non posso non condividerlo

di Giovanni Pulvino

Il campo di calcetto dei torremuzzari - (Foto di Antonino Ciccia)

Il calcio era oggetto di discussioni infinite, tutti avevano qualcosa da dire, era condivisione per torremuzzari e ‘nzunsari. Per diversi anni abbiamo organizzato tornei di calcetto a cui partecipavano le formazioni dei paesi vicini. La caratteristica particolare era il campo in terra battuta che richiedeva tanto impegno sia per togliere le erbacce, sia per limitare la polvere che inevitabilmente si alzava giocando. In tanti partecipavano all'organizzazione, dagli operai dello stabilimento che ci fornivano l'acqua per bagnare il campo, a coloro che erano impegnati a recuperare il pallone, a chi doveva fare l'arbitro. Quell'impegno con il tempo venne meno, ma era inevitabile. 

Non c'era un pomeriggio che non facessimo una partita.

Un anno organizzammo anche il torneo femminile. La squadra del borgo era composta da giocatrici della frazione con qualche torremuzzara a tempo determinato. Qualcuna preferì non giocare, si limitò ad assistere agli allenamenti e alle partite. Erano troppo scarse? Si vergognavano o, più semplicemente, non gli piaceva il gioco del calcio.

Non dovete andare tutte dietro al pallone. Dovete tenere le posizioni assegnate’. Ma era fiato sprecato. Seguire la palla è un errore che non si deve fare quando si gioca a calcio. A spostarsi sul campo deve essere il pallone, i giocatori o le giocatrici non devono andarci dietro, non tutti/e almeno.

Il desiderio di giocare non è sufficiente, la buona volontà non basta.

Ognuno ha un ruolo e deve rispettarlo. Il calcio è un gioco collettivo’. E non è consentita la confusione, ma in certi momenti era tanta. ‘Tenete la posizione’. Niente da fare, era più forte di loro, l’istinto a seguire il pallone prevaleva sui richiami.

Spirito di volontà e sacrificio non mancavano. L’unico schema possibile era quello di riuscire a fargli tenere le posizioni, ma le indicazioni date ripetutamente spesso non venivano rispettate.

L’individualismo è ammesso, ma solo se è funzionale al gioco di squadra.

Quel pomeriggio di luglio c’era quasi tutta la frazione. Non c'erano le mamme, anche in questo caso gli era precluso un avvenimento che coinvolgeva gran parte del borgo. Fu per abitudine? Per il ruolo che gli era stato assegnato? O semplicemente perché erano impegnate nelle faccende di casa? Di certo è stata una privazione ed una mancanza nella loro e nella nostra vita di torremuzzari. Anche di questo mi sento in colpa e non so il perché.

Potevamo vincere il torneo. Le proteste del pubblico per il mancato fischio dell’arbitro a seguito di uno scontro tra due giocatrici erano giustificate. Il sangue che usciva dal naso di una di loro fece infuriare alcuni spettatori.

Perdemmo quella partita, ma quei giorni furono pieni di gioia, di vita, di felicità.

Se avessi osato di più invertendo le posizioni in campo il risultato sarebbe stato diverso? È un dubbio che coltivo ancora oggi, anche se non serve a nulla.

Ci sono momenti che determinano il senso del nostro breve ed inutile percorso, e, quel che è peggio, non possiamo tornare indietro per cambiarlo.

È lì. È rimarrà così nella memoria di chi c’è ancora, poi non sarà più nulla. Un vuoto a perdere come avveniva una volta con le bottiglie di birra non restituite, come il non detto che avresti voluto dire, come scrivere pensieri anche se non ne comprendi il perché, come il non senso di un tempo che non ti appartiene più.

mercoledì 24 luglio 2024

‘Gaza sull’orlo della carestia’

Israele sta usando ‘la fame come arma di guerra’, a sostenerlo è Oxfam Italia

di Giovanni Pulvino

Gaza - Foto di oxfamitalia.org

Gaza è sull’orlo della carestia, a sostenerlo è Oxfam Italia. Dopo nove mesi di guerra, più di 39 mila morti e 87 mila feriti ci sono nella striscia di Gaza milioni di innocenti senza cibo, acqua e aiuti, costretti a spostarsi in massa verso luoghi non sicuri e privi di qualsiasi servizio. Il 96% soffre di malnutrizione acuta, e senza un cessate il fuoco che garantisca la consegna di aiuti umanitari ancora migliaia di vite andranno perse’.

Secondo l’Ong ‘quasi mezzo milione di persone deve affrontare livelli catastrofici di insicurezza alimentare acuta, più della metà della popolazione non ha a disposizione cibo in modo regolare’ ed ‘oltre il 20% della popolazione trascorre giorni e notti intere senza mangiare’.

Israele sta usando ‘la fame come arma di guerra’.

Quanti palestinesi e quante donne e bambini devono ancora morire per ‘ripagare’ l’atto terroristico compiuto il sette ottobre da Hamas?

Gaza è stata rasa al suolo dall’esercito di Netanyahu. Migliaia di famiglie sono costrette a scegliere se trasferirsi in un luogo sovraffollato e pericoloso o rimanere in una zona di combattimento.

Un popolo privato della libertà da oltre settant’anni, ora è costretto a fuggire ma non sa bene dove andare. Ogni giorno un bambino rimane orfano o resta mutilato o muore di fame.

Fino a quando dovremo assistere a questo massacro?

Persino la comunità ebraica di Washington ha occupato pacificamente Capitol Hill (sede del Governo degli Stati Uniti) per chiedere il cessate il fuoco immediato e gridando non in mio nome.

Ma i potenti quando diranno basta?

Fonte oxfamitalia.org

giovedì 18 luglio 2024

Mussolini ‘l’uomo che stuprava le donne e se ne vantava’

'Il fascismo fu un disastro che non dobbiamo rivendicare e di cui ci dobbiamo vergognare’, Aldo Cazzullo

di Giovanni Pulvino

In una recente trasmissione televisiva di La7 lo storico Aldo Cazzullo ha ricordato le malefatte di Benito Mussolini: ‘L’uomo che stuprava le donne e se ne vantava. Un uomo che ha fatto chiudere e morire in manicomio il suo stesso figlio e la donna che lo aveva messo al mondo. Un uomo che ha trascinato l’Italia in una guerra costata 472.000 morti. Non basta condannare le leggi razziali che sono quanto di più nero e infame accaduto in Italia nel Novecento. Dobbiamo condannare tutto il fascismo, perché il fascismo va al potere con la violenza e alla fine il bilancio è negativo sotto ogni punto di vista: morale, politico, militare. Anche mandare i nostri soldati in Russia senza neanche le scarpe adatte fu un crimine contro il nostro stesso popolo; economico i risparmi degli italiani non valevano più nulla e anche edilizio. Certo il fascismo fece costruire dei bei quartieri delle belle case, ma nel conto devi mettere anche i 2.000.000 di vani di case distrutte dai bombardamenti. Il fascismo fu un disastro che non dobbiamo rivendicare e di cui ci dobbiamo vergognare’.

Ora è sempre Resistenza.

In un incontro pubblico Sandro Pertini incitava i giovani ed i lavoratori a difendere la Repubblica dai rigurgiti del fascismo: ‘Giovani ascoltatemi se non volete Voi scavarvi la fossa, se non volete che il Vostro domani sia un domani di servitù e di abiezione. Noi vogliamo difendere questa Repubblica, perché non c’è stata donata su un piatto d’argento. Questa Repubblica è costata vent’anni di lotta contro il fascismo, … due anni di guerra di Liberazione. ….  Quanti compagni di lotta hanno consumato la loro giovinezza in carcere, al confino, quanti giovani compagni sono caduti lungo il cammino della Resistenza. Quindi è una nostra conquista è una conquista Vostra. Lavoratori che mi ascoltate dovete difenderla, costi quel che costi’.

Ma per tanti italiani purtroppo non è così.

Il generale Vannacci, appena eletto con cinquecentomila preferenze deputato al Parlamento europeo, ha dichiarato: ‘E' innegabile dire che Mussolini è stato uno statista’.

Della stessa opinione era nel 1996 e non sappiamo se lo sia ancora il nostro presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: ‘Mussolini è stato un buon politico, il migliore degli ultimi 50 anni. Tutto quello che Mussolini ha fatto, l'ha fatto per l'Italia’.

Siamo un popolo immemore e ingrato verso chi ha dato la sua giovinezza e in molti la vita per garantirci la libertà e la democrazia.

Cento anni dopo siamo ancora lì, ma come si fa ad essere fascisti?

mercoledì 17 luglio 2024

Torremuzza, piazza Marina

È bastato poco per chiamare chi si trovava in quel momento in piazza Marina. Anche le ragazze si sono avvicinate. Tutti in posa sul muretto, quello dove ci sedevamo per guardare le partite di bocce. Dietro a pochi metri dalla ferrovia c’era il filo per stendere i panni, a destra la fontanella, a sinistra i ponti che caratterizzano il piccolo borgo marinaro.



Tutti quelli che c’erano ricordano quel giorno, tutti sanno i nomi di chi c’era, tutti si riconoscono come parte di quella comunità. Eppure, è un’immagine che esiste solo per puro caso. Fino ad un minuto prima nessuno avrebbe pensato ad una foto di gruppo dei Torremuzzari

Era un giorno come tanti nel piccolo borgo marinaro di Torremuzza. Una domenica come un’altra. Spensierata, a giocare a bocce e, in diversi, a guardare. Si, perché allora otto bocce ed un pallino erano comunità e condivisione. Non serviva altro. Segnava le domeniche invernali dei Torremuzzari di tutte le età. Nelle piccole comunità è così: le generazioni si contaminano a vicenda, non c’è l’anziano ed il giovane, ma una ‘umanità’ senza tempo, senza età.   

Le squadre si formavano al momento, tenendo conto di chi c’era o più semplicemente di chi arrivava per primo in piazzetta. Il campo era la strada con le mattonelle un po’ sconnesse ed i marciapiedi bassi, dritti o ad angolo.

Quella mattina è stata diversa dalle altre. Nessuno di noi lo sapeva, ma è sempre così, le cose succedono senza volerlo, nel bene o nel male accadono. Durante la partita, ecco che arriva Petronio, stava semplicemente passando. Di certo non sapeva di quella piccola ‘folla’ di Torremuzzari. Un attimo ed uno di loro ha un’idea brillante. ‘Petronio perché non ci fai una foto?’. Sì, perché Petronio era un fotografo, non ho mai saputo se fosse un dilettante o un professionista e se quella foto, poi, sia stata pagata e da chi, e soprattutto non ho mai saputo chi ha l’originale. Ma che importa, c’è, questo solo conta. Anzi, tutti noi dobbiamo ringraziare chi ebbe quella brillante idea, di certo è o era qualcuno particolarmente affezionato a quel luogo ed a quella comunità.

È bastato poco per chiamare chi si trovava in quel momento in piazza Marina. Anche le ragazze si sono avvicinate. Tutti in posa sul muretto, quello dove ci sedevamo per guardare le partite di bocce. Dietro a pochi metri dalla ferrovia c’era il filo per stendere i panni, a destra la fontanella, a sinistra i ponti che caratterizzano il piccolo borgo marinaro.

Uno scatto, uno solo ed ecco che un momento di vita vissuta resterà immortalato per sempre. Rivedersi giovani, con i capelli lunghi, con espressioni spensierate è struggente, ti ricorda che il tempo passa, che non lo puoi fermare. Eppure, quella foto racchiude una comunità, un’entità precisa, unica, come, del resto, lo sono tante altre.  

Quel giorno nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere un momento di vita che sarebbe stato possibile ricordare e tramandare a chi verrà dopo noi. E non voglio scrivere i nomi di chi c’era, non ora, non più, adesso non potrei.

Gli sguardi dei giovani e degli anziani in posa esprimono l’animo di una comunità, meglio di come possa fare qualunque parola o pensiero. Diversi per età, spesso antagonisti e polemici, divisi dalla politica, dal calcio, ma pur sempre appartenenti agli stessi luoghi ... alle stesse strade ... al rumore del mare ... ai ponti della ferrovia ... allo stabilimento che produceva olio di sansa ... alla Torre ... allo scoglio ... al tabacchino ... alla piazzetta ... alle bocce di quel giorno ... a Petronio ... a quel muretto ... a quel momento, triste e bello nello stesso tempo.

Tutti, anche quelli che quel giorno non c’erano, anche quelli che non ci sono più, appartenevamo ed apparteniamo allo stesso borgo marinaro, alla stessa famiglia, a quella dei Torremuzzari.

Si, perché non siamo nient’altro. Solo pensieri ed immagini di chi ci sta di fronte, di chi abbiamo incontrato nella nostra strada, di chi anche senza volere ci tiene in un angolino della sua memoria.

Fonte: REDNEWS